A Verona l’ennesima delusione esterna per il Cesena

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La capolista Hellas Verona si sbarazza con irrisoria facilità (3-0) del solito Cesena da esportazione, squadra senz’anima e senza grinta

Nessuna sorpresa purtroppo. Il 2016 si è chiuso con il solito Cesena formato export, surclassato con facilità dalla corazzata Hellas Verona: fragili, incapaci di vincere un contrasto o anche solo di impostare un duello come si deve, fosse soltanto per far capire che “ci siamo anche noi”… Invece nulla, i bianconeri hanno subito tre reti con un’arrendevolezza disarmante, con delle disattenzioni colossali punite con irrisoria facilità dalla capolista. Padroni di casa avanti grazie al preciso esterno destro  dal limite di Bessa al 20’ leggermente deviato; il raddoppio è di bomber Pazzini appena 8 minuti dopo, con il capocannoniere della B abile a ribadire in rete una corta respinta di Agliardi; il tris che chiude la partita ad inizio ripresa con Boldor, incredibilmente lasciato solo dentro l’area di porta dalle belle statuine del presepe bianconero…

Dopo l’ennesima deludente prestazione esterna, ancorché sul campo della capolista Verona, è lecito chiedersi come sia possibile andare avanti di questo passo. E’ ormai assodato che il Cesena è squadra totalmente incapace di lottare in trasferta, che lascia scivolare via le partite senza fare nulla per evitarlo, senza la determinazione e forse nemmeno la dignità per cambiare l’inerzia delle gare. Il girone di andata è terminato ed il tempo degli alibi e delle presunte giustificazioni riguardanti la preparazione estiva è abbondantemente passato: è invece questione di mentalità, di calciatori non idonei a lottare per la salvezza! Altro che continuare stucchevolmente a dare la colpa al predecessore…

Andrea Camplone non ha ancora trovato la medicina giusta per risolvere i problemi della squadra e si ostina a puntare su determinati elementi, quando i risultati imporrebbero invece cambiamenti radicali. Nell’attuale contesto, caratterizzato dalla pericolosa altalena zona retrocessione – zona playout, a cosa serve insistere con giocatori come Schiavone e Cinelli? Ieri imbarazzanti a dir poco: incapaci di dettare il ritmo, di imbastire un’azione efficace, di cambiare passo, di inserirsi in avanti e persino di entrare decisi in contrasto contro avversari che li stavano irridendo. Per non parlare poi di Garritano che si sbatte, ma che non salta mai l’avversario e di Renzetti e Balzano, i quali, oltre a macchiarsi di disattenzioni difensive enormi, molto raramente indovinano un cross. Da oltre due anni si sente dire dai cosiddetti senatori “ci assumiamo noi le responsabilità”, ma questo cosa significa? Nulla, se alle parole non seguono poi i fatti! Se i problemi sono sempre gli stessi, è giusto che chi si assume le responsabilità si sieda in panchina o faccia le valigie perché non ha fatto bene il suo lavoro. Massimo Drago è stato (giustamente?) punito, loro invece no: all’apertura del mercato che la società prenda le opportune decisioni perché serve una mini rivoluzione, servono giocatori con caratteristiche diverse per uscire da questa complicatissima situazione. Via gli impalpabili senza mordente e personalità, dentro gente con attributi e voglia di combattere per restare aggrappati alla serie B.


Articolo in collaborazione con www.cesenamio.it
Testo di Ivan Zannoni – Immagine tratta dal sito www.legab.it

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