Il team di Maranello non riesce ad uscire dalla crisi gestionale, culturale e tecnica in cui naviga da diversi anni, nonostante il cambio del TP. È evidente come il problema sia a monte.
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ToggleSF-26, una vettura incompiuta e penalizzata “politicamente”
Dopo un 2025 catastrofico, l’approccio Ferrari al campionato 2026 era stato più morbido in primis per non alimentare false speranze ma anche perché si era al via di nuovo regolamento tecnico.
Le tiepide aspettative della presentazione erano state poi parzialmente alimentate dai riscontri dei test, in cui la nuova nata del Cavallino aveva macinato km con regolarità dimostrando la buona affidabilità della power unit Ferrari (comprovata anche dai tanti giri percorsi dai team clienti quali Haas e Cadillac). Tuttavia, se alla vigilia del mondiale i favori del pronostico erano tutti per la Mercedes, avvantaggiata sul fronte motoristico, la realtà della pista ha svelato un quadro ancora più drammatico per la Ferrari. Infatti, a fronte di ottime qualità telaistiche che accompagnano (fino adesso) la SF-26, dal punto di vista motoristico è parso subito lampante il divario prestazionale coi motorizzati di Brixworth (inclusa anche la McLaren): le polemiche sul rapporto di compressione (18:1 per Mercedes invece di 16:1 prescritto dal regolamento) hanno alimentato fin da subito il vantaggio competitivo per Stoccarda, con la Federazione incapace di prendere da subito una posizione netta (le verifiche sul rapporto di compressione cambiano solo dal 1°giugno).
In pista, questo divario si traduce in un’impossibilità per la Ferrari di difendersi sui rettilinei a causa del sistema di ricarica e di distribuzione dell’energia elettrica (la Rossa si plafona quasi subito nelle velocità di punta), vanificando le buone doti aerodinamiche nei tratti misti del circuito.
In attesa della concessione dell’ADUO che dovrebbe, in teoria, aiutare la Ferrari a recuperare il divario attestante (secondo le stime) sui 30 cavalli, è indubbio che il team italiano goda di scarsissimo peso politico in seno agli organi di governo, anche per quanto concerne la procedura di partenza con l’aggiunta, da parte della FIA, di ulteriori 5 secondi di pre start per ragioni di sicurezza evitando macchine ferme allo spegnimento dei semafori penalizzando quei motoristi (come Ferrari) aventi il turbo di piccole dimensioni come previsto dal regolamento.
Ferrari, basta vivacchiare!
Tutto questo offre lo spunto per rimarcare, ancor di più, come la Ferrari (intesa come azienda e Gestione Sportiva di F1) sia gestita malamente. Se la Rossa non può esercitare il diritto di veto per questioni legate alla sicurezza, è altrettanto vero che oramai le discussioni politiche vedono Maranello ridotta ai margini, quasi penalizzata. Basti pensare alle discussioni concernenti la procedura di pre start in cui, per la Scuderia, era presente il solo team principal Vasseur.
Un altro segnale che dimostra come la gestione di John Elkann sia fallimentare sotto ogni punto di vista. Salito alla presidenza nel 2018 dopo la morte di Marchionne, con lui il team di Maranello si è involuto paurosamente senza dare mai la sensazione di un’inversione di tendenza e dando costantemente l’impressione che manchi sempre qualcosa per aprire un ciclo di successi. Una figura celestiale, aleatoria che interviene solo per dichiarazioni senza capo né coda, oppure a qualche evento. Un’azienda funziona solo se c’è unità di intenti con una presenza costante in termini di cultura, di voglia di vincere, di progredire continuamente, di non accontentarsi mai.
Da anni si denuncia, in seno alla Ferrari, una carenza culturale e mentale, prima ancora che tecnica (e di uomini e metodologie) che possano ricalcare i valori ed i principi incarnati da Enzo Ferrari (“il secondo è il primo dei perdenti” tanto per citarne solo uno). Purtroppo, lo stato attuale racconta di un team abituato alla mediocrità in cui si ha la netta percezione del navigare costantemente a vista, senza programmazione a lungo termine.
Per questo è necessario un cambio di rotta, attuabile con la sostituzione di John Elkann con una figura che trasmetta la voglia di vincere, di non accontentarsi mai e, soprattutto, di non farsi mettere in testa in sede politica.
Senza andare a scomodare la parte commerciale, col lancio della prima Ferrari elettrica (Luce), la quale ha da subito fatto storcere il naso ai nostalgici (con crollo in Borsa), i prodromi per un avvicendamento ai vertici sembrano inevitabili e necessari per ridare un futuro meno nero alla Scuderia Ferrari.