Bianconeri sotto la lente: Atletico Madrid – Juventus

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La Juventus subisce una dura lezione al Wanda Metropolitano. I colchoneros di Simeone sconfiggono con perentorio 2-0 i bianconeri. Adesso il passaggio del turno è quasi impossibile.

Le ambizioni europee della Juventus sbattono contro la dura realtà. La realtà dell’Atletico Madrid. Una squadra dura, grintosa, vogliosa di vincere e di lottare su ogni pallone. Ma soprattutto una squadra con una mentalità europea. Quella mentalità che spinge a dare il massimo senza fare calcoli. Senza avere paura di perdere. E quindi ti permette di vincere. La stessa mentalità che manca alla Juve. Pavida, nel non osare di fronte ad un avversario si ostico, ma comunque alla sua portata. La Juventus ha giocato una partita senza rischiare mai, senza aggredire l’avversario, senza cercare di vincere. E ha perso. Ma più che il punteggio fa male il modo. Una Juve che non ha fatto quel salto di mentalità che serve per diventare grande, ed è rimasta piccola.

La scelta di non giocare di Allegri si manifesta sin dalle formazioni iniziali, quando si scopre che il terzino destro titolare non è Cancelo, ma De Sciglio. Un buon terzino, certamente, ma che ha nelle sue doti una buona tenuta difensiva, non certo un grande apporto in attacco. Ma in realtà è il gioco della Juve che latita. I centrocampisti Pjanić, Bentancur e Matuidi, non si spingono mai negli inserimenti. Il gioco è caratterizzato da passaggi per lo più orizzontali. Dybala non cuce il gioco come dovrebbe e Ronaldo e Mandžukić sono isolati in avanti.

Difesa

Szczęsny 6,5 – Quando il portiere è il migliore in campo di una squadra significa che qualcosa è andato storto. Compie alcune ottime parate, specialmente sul tiro di Griezmann che devia sulla traversa, ma capitola per due volte.

De Sciglio 5,5 – Fa la sua partita. Le sue caratteristiche non sono di giocatore offensivo. Buono in fase difensiva, praticamente nullo nella metà campo avversaria.

Bonucci 4 – Si fa sfuggire Diego Costa in velocità, ma l’attaccante lo grazia con un errore clamoroso. La sceneggiata sul gol è penosa e costa la marcatura di Gimenez.

Chiellini 6 – Voto di stima. In fondo è l’unico che ci mette il cuore. Ottime chiusure e anticipi, ma anche lui commette degli errori su alcuni passaggi che rischiano di mandare KO la squadra.

Alex Sandro 5 – Nervoso, falloso, poco produttivo. Dei due terzini dovrebbe essere quello dedicato alla spinta offensiva. In realtà non mette una palla decente in area.

Centrocampo

Pjanić 5,5 – Non al meglio per una notte alle prese con la febbre. Nel primo tempo gioco abbastanza bene. Nel secondo rallenta e cala di intensità. Non trova mai l’imbucata decisiva per i compagni, che a dire il vero non dettano mai il passaggio.

dal 28′ st Emre Can 5 – Entra e certamente non cambia il volto della squadra. Anzi, se fino a prima del suo ingresso in campo le squadre erano in equilibrio, dopo che mette piede in campo la squadra incassa due gol. Sempre troppo elementare nelle sue giocate.

Matuidi 5 – La solita verve in pressione e chiusura non basta al cospetto di una squadra con un livello tecnico maggiore. Con la palla ai piedi mostra tutti i suoi limiti. Mancano i suoi inserimenti.

Bentancur 5 – Sufficiente dal punto di vista tattico. Non lascia mai il segno in una partita abbastanza anonima. Tenta di metterci il fisico in qualche occasione, ma la garra degli avversari è ben altra cosa.

dal 39′ st Cancelo 5,5 – Poco tempo per mettersi in mostra. Gli era richiesto lo strappo decisivo per cambiare il volto della partita nel finale, non ci riesce.

Attacco

Dybala 4,5 – Qualche buon passaggio e un tiro da fuori che non spaventa nessuno. Poco, troppo poco per uno che promette di essere un campione. Griezmann superiore a lui in tutto e per tutto. Se Messi è il modello irraggiungibile, Paulo potrebbe almeno tentare di imitare il piccolo diavolo francese, almeno per imparare cosa significa essere un campione determinante in campo.

dal 35′ st Bernardeschi 6 – Entra con una quindicina di minuti da giocare, recupero compreso. Combina più lui in pochi minuti che Dybala nel resto della partita. Almeno regala un brivido con una bel tiro dal limite parato da Oblak

Cristiano Ronaldo 5,5 – Unico attaccante della truppa di Allegri che ci prova. Lotta e cerca di incidere per tutto il primo tempo, affrontando una battaglia personale con il pubblico. Il risultato è una buona punizione e qualche tiro sparato alle stelle. Nel secondo tempo scompare per un periodo per poi cercare qualcosa nel finale. La squadra lo abbandona a se stesso. Lui non incide.

Mandžukić 5 – Inconsistente. Si fa notare solo per la lotta su qualche pallone aereo. Con la palla tra i piedi non riesce a fare nulla di buono. Se vede poco nel gioco della squadra. Suo il rinvio troppo debole che carambola tra i piedi di Gimenez per il vantaggio colchonero.

Il Mister

Allegri 3 – La sua mancanza di coraggio ha condannato la Juventus ad una dura sconfitta. Rinuncia ad attaccare, cercando di controllare le offensive avversarie ed eventualmente qualche gol da qualche giocata. Gli va male, anzi malissimo. Alla squadra manca il mordente, la voglia di imporsi, la forza di spingersi oltre. Oltre che i movimenti offensivi e la velocità di gambe e di pensiero. Un giro palla scontato e per la maggior parte orizzontale. La Juve non affonda mai, non rischia mai, subisce nel finale e cede.

I due gol vengono da episodi, ma non sono casuali. Raccontano di una squadra decisa a vincere e a lottare per sopraffare l’avversario contro una squadra che rinuncia a giocare per paura di perdere. In Europa non funziona. In Europa se lasci il gioco all’avversario sei fuori. La scelta di De Sciglio al posto di Cancelo è una dichiarazione di non voler offendere. Gli avversari lo sanno e prendono il controllo del campo. Recidivo in questo suo atteggiamento che ha già provocato le più dolorose sconfitte in Champions League: Bayern, Real in finale, Real nelle due gare dell’anno scorso.

Le speranze di passare il turno sono quasi nulle, specialmente con questo tipo di gioco. In ogni caso l’impressione è che il suo tempo alla Juve sia finito e che sia necessario un cambio di rotta e di mentalità

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