Bidoni Storici – Milan, ti ricordi di Claudio Borghi?

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Bidoni Storici, la rubrica che rispolvera dal passato, tutti i bidoni che hanno avuto il privilegio di calcare i campi della nostra Serie A.

Nella nostra rubrica Bidoni Storici, oggi parliamo di Claudio Daniel Borghi, centrocampista argentino classe 1964.

Fantasista puro, Borghi raccoglie l’eredita di un certo Maradona, esordendo con la maglia dell’Argentinos Juniors nel 1981.

Con la compagne argentina, dal 1981 al 1987, vince due campionati argentini, una Copa Libertadores ed una Copa Interamericana, mentre con la propria nazionale, seppur da semplice comparsa, vince il Mondiale del 1986.

Quel super match con la Juve che gli apre le porte italiane

Vinta la Libertadores qualche mese prima, l’Argentinos Jrs si appresta ad affrontare la vincente della Coppa dei Campioni, la Juventus reduce dalla tragica vittoria dell’Heysel.

Borghi, regala sprazzi di spettacolo ed ammalia addirittura un certo Michel Platini, che al termine dell’incontro, vinto dai bianconeri ai rigori (2-2 nei regolamentari), definisce l’argentino come “il Picasso del calcio”.

La prestazione di Borghi, dunque, non passa inosservata agli addetti ai lavori europei: il neo presidente del Milan, Silvio Berlusconi, resta letteralmente estasiato da quel fantasista argentino, che sbarca in Italia nell’estate del 1987, per 3.5 miliardi delle vecchie lire.

Avvio difficile in rossonero e prestito al Como

Borghi sbarca dunque alla corte di Arrigo Sacchi, ma la concorrenza è spietata: all’epoca, infatti, le squadre italiane potevano tesserare soltanto due calciatori stranieri. Sacchi, non vede di buon occhio l’argentino e punta sui due olandesi Gullit e Van Basten. Le uniche presenze di Borghi in rossonero sono quelle nel Mundalito, vinto senza grossi affanni dai rossoneri. Per Borghi, dunque, non c’è spazio in rosa: il fantasista viene così girato in prestito al Como, neopromosso in Serie A ed entusiasta di poter annoverare un calciatore di questo calibro.

Tuttavia, l’esperienza comasca non va come vorrebbero i rossoneri e lo stesso Borghi: l’argentino delude sotto tutti gli aspetti e prima Agroppi e poi Burgnich, gli preferiscono spesso e volentieri il 20enne regista Egidio Notaristefano. L’avventura tra le fila dei lariani termina dopo una sola stagione, condita da 7 misere presenze e nessuna rete, così lo sconsolato Borghi, torna in rossonero a fine stagione.

Arriva Rijkaard, per Borghi è addio all’Europa

La stagione successiva, viene introdotta la possibilità di tesserare un terzo straniero: per Berlusconi è il ruolo perfetto per Borghi, ma Arrigo Sacchi non è dello stesso avviso e chiede Rijkaard alla dirigenza. Il terzo olandese sbarca in rossonero e chiude definitivamente le porte di Milanello e dell’Italia all’argentino, che torna mestamente in patria.

Breve parentesi svizzera e ritorno in patria

Lasciato il Milan, Borghi sbarca in Svizzera per vestire la maglia del Neuchatel Xamax, senza tuttavia mai scendere in campo. Nel novembre 1988, Borghi tenta la carta del ritorno in patria, accasandosi al River Plate. Da questo momento in poi, è un continuo girovagare per il Sudamerica, con il picco più alto nel 1992, quando con la maglia dei cileni del Colo Colo, vince Recopa Sudamericana e Copa Interamericana. Si ritira a 34 anni, nel 1998, dopo aver vestito la maglia del Santiago Wanderers.

Da allenatore sembra andare un po’ meglio

Ritiratosi dal calcio giocato, Borghi intraprende la carriera di allenatore, con il picco più alto con la maglia del Colo Colo, con cui nel biennio 2006-2007, si aggiudica per due volte campionato di apertura e clausura cileno, venendo inoltre nominato Allenatore Sudamericano dell’anno a fine stagione. Nel 2010, si aggiudica il campionato argentino di Clausura con l’Argentinos Jrs.

Attualmente è svincolato, dopo aver allenato per pochi mesi, gli ecuadoregni dell’LDU Quito.

 

 

 

 



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