È la volta buona del Superclasico…a Madrid

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Superclasico Madrid
Superclasico Madrid

Si può dire che in Argentina il calcio sia più di uno sport. Tutti crescono a pane (o meglio, in questo caso, asado) e calcio. Boca-River non è mai stata una partita. E’ la partita e su questo non si discute. Stasera al Santiago Bernabeu va in atto la finale di Copa Libertadores dopo i grossi casini delle scorse settimane.

Con tutto quello che è successo, la vera domanda da farsi è: ma è questo il vero significato del calcio? Scontri, fumogeni, sassi scagliati contro il pullman dei giocatori, feriti, sangue e arresti. El futbol, come si dice da quelle parti, dovrebbe essere divertimento, svago, unione. E invece in queste settimane è stato l’esatto opposto. L’odio tra due tifoserie così calienti c’è sempre stato. Ma dal semplice rigetto per la squadra avversaria alla violenza più totale nei confronti di supporters, giocatori e gente comune ce ne vuole.

Molti hanno criticato la scelta di far giocare la partita in campo neutro, a 10000 km di distanza (sì, proprio così: è questa la distanza Buenos Aires-Madrid). Ma una partita del genere poteva essere giocata in quelle condizioni? Rischiando ulteriori casini e lasciando il Paese nelle mani della violenza più estrema? No, questo non è più calcio. Questo è fanatismo.

Questa sera alle 20.30 le due squadre si sfideranno al Bernabeu. Non avrà il sapore della finale di Copa Libertadores. Il problema è che sono stati loro, sì, proprio i supporters a volere tutto questo. E’ da qui che si capisce come il calcio non sia più svago, divertimento, passione. Una volta esso aveva la capacità di unire, indipendentemente dai colori. Ora, invece, è governato e giostrato da quelli che paventano il loro amore verso la squadra, verso il Paese. Se questo è amore…

Oggi, finalmente, questo terribile capitolo arriverà ad una conclusione. E’ pur vero che rimane una finale sentitissima. L’immagine che ne deriva è però quella di uno sport e soprattutto di un Paese allo sbando. La patria del futbol non è più la stessa. Colpa della sua gente. E’ forse grazie a questi episodi che tutti possono capire da dove ripartire. Perché è questo che serve al calcio argentino. Ripartire. Ripartire dal grandissimo amore verso questo sport, dall’idea (non così malsana) di poter vedere di nuovo le famiglie sugli spalti. Senza sangue, senza violenza.

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