Ritrovarsi, per caso, invitati a una gara ippica è qualcosa che rasserena l’animo moderno e lo stordisce. Non siamo abituati a lasciare la TV, i telefonini e le telecronache nelle domeniche di calcio. Ma, in questo momento di lutto calcistico del calcio italiano, la cui crisi ci pone mille altri quesiti, è anche giusto scoprire altri sport più gradevoli.
L’atmosfera di una gara equestre: categorie ed emozioni
Indice dei contenuti
ToggleDetto che di categorie e gare ippiche non ci capisco nulla. Quello che subito sento è qualcosa di diverso rispetto allo stadio. Tranquillità, chiacchiere, nutriti soffici dei cavalli ed allegria.
L’altoparlante annuncia categorie di cavalieri che devono gareggiare, ma il suono mi arriva come una voce sconosciuta, perché delle varie B o C o fuori gara non ho la minima contezza. Solo dopo informandomi un po’ ho capito che a volte entrano nel percorso differenti categorie, che alcuni cavalieri entrano insieme ad altri per scaldare il proprio cavallo e che ci sono gare singole a ostacoli e gare complessive di squadra.
Categorie gare equestri quali sono e come funzionano
Facendo un po’ qualche ricerca apprendo che le categorie si dividono per:
- livello tecnico
- età
- esperienza
- altezza degli ostacoli
- disciplina
Il salto a ostacoli: livelli e difficoltà
In quella che sto vivendo, il salto a ostacoli, alcune gare fanno differenziazioni per l’altezza degli ostacoli. Così possiamo avere per i principianti 60-80 cm, per gli intermedi 90-100, per l’agonismo avanzato 110-120 e per il livello internazionale 130-160 cm. In più quanto sale la categoria, tanto più si alzano gli ostacoli, si stringono le curve e si richiedono sempre più tempi stretti.
Categorie equestri divise per età
Se si valuta per età, allora bisogna distinguere fra pony, children, junior, young rider e senior. Esistono poi tipi di gara a tempo, a barrage, di precisione e potenza. Nella prima contano velocità e meno errori. La seconda c’è una specie di spareggio. Nella terza si valuta l’esecuzione tecnica. L’ultima è basata fondamentalmente sull’altezza degli ostacoli.
Il dressage cos’è
Un mondo a parte è quello del dressage, dove i giudici valutano la precisione, l’armonia e l’eleganza dei movimenti del cavallo. Il cavaliere fa eseguire al cavallo dei movimenti fluidi, brevi, al trotto, al galoppo, delle pirouette e queste vengono giudicate con dei punteggi.
Insomma, anche nell’equitazione come in altri sport, il caos non manca.
L’atmosfera in una gara equestre vista dal vivo

Così come non manca la bellezza di vedere il cavallo saltare gli ostacoli, curvare, seguire un percorso e prendere velocità. Non ci si rende conto delle capacità di questa razza animale, finché non la si vede all’opera in modo professionistico.
Al pari di altri sport, che ho potuto vedere dal vivo, anche qui l’atmosfera è tutta un’altra cosa. L’atmosfera gioviale si trasmette dai cavalieri ai cavalli e negli occhi di questi ultimi non c’è sofferenza, ma tanta curiosità. E quanta maestosità ed eleganza in quella stazza possente e agile, che si lascia accarezzare un po’ ovunque, perché sa, ne ha la fiducia, che nessuno è lì per maltrattarlo, anzi…
Così mi siedo sulla staccionata, armato di smartphone e concentrazione. Voglio capire esattamente cosa sto per vivere e faccio qualche ipotesi, a caso, su ciò che vedró. Non c’è tempo per seguire le partite della domenica. Non c’è nemmeno voglia. In questo contesto ti stupisci più di quello che vedi e avverti che del resto del mondo.
Che rapporto c’è fra cavaliere e cavallo
Quello di cui sono sicuro è che la sensazione, in un delicato pomeriggio primaverile, era di una beatitudine e una pace dei sensi, che non provavo da un po’.
Ma se sono qui a scrivere è perché, a questo punto, si è insinuata in me una stramba sete di sapere. Cosa rappresenta l’equitazione?
Dalla notte dei tempi fra il cavallo e l’uomo c’è un rapporto speciale. Compagno di passeggiate, di battaglie e di vita. Il cavallo è un animale intelligente e sensibile, che percepisce la sicurezza del suo cavaliere o viceversa le sue incertezze. Per questo motivo entrambi per dare il massimo insieme devono fondersi in un’unica anima: vinco io e vinci tu; perdo io e perdi tu.
Parigi 2024: il cavallo come atleta
Da questo rapporto magico e spontaneo nasce l’accoppiata vincente: cavallo potente e cavaliere campione. L’importanza del cavallo, tuttavia, non va sottovalutata, ma si pone ormai sullo stesso piano del cavaliere. Tanto è vero che alle Olimpiadi di Parigi 2024 l’equino è stato paragonato a un atleta lui stesso. Le gambe, la potenza, la corsa e il salto sono proprie del cavallo, al cavaliere spetta guidarlo, trovando il giusto mix fra dolcezza e agonismo. Compito facile? Macché per niente.
Come comunicano cavaliere e cavallo

Per questo cavallo e cavaliere devono conoscersi sin da piccoli, proprio come se fossero due amici d’infanzia. Perché si arrivi al risultato vincente deve nascere un linguaggio di comunicazione gestuale, verbale ed emotivo che non può svilupparsi in poco tempo. Il cavallo dà il meglio di sé, se la sua guida sa indirizzarlo al massimo e sa coccolarlo nel contempo. Carota e bastone, come si fa con i bambini: alla fine il metodo educativo migliore è sempre quello.
Trovare il corretto equilibrio fra tensione e sentimento è la ricetta vincente per piazzarsi bene in gara.
L’equitazione come disciplina olimpica e le regole di oggi
Riconosciuta come disciplina olimpionica da tempo, l’equitazione vive di quella stessa tensione delle gare olimpioniche: anni e anni di sacrifici e preparazione poi basta un millesimo di secondo per fallire. Ma quello che presenta la TV è solo una minuscola parte di un mondo che è particolare e sensibile.
Dietro ci sono anni di allenamenti, campionati regionali, nazionali, cure, coccole, voci, posture, segnali e ore trascorse insieme. Poi le ferree regole della Federazione Equestre Nazionale e Internazionale impone controlli salutari continui, antidoping, utilizzo idoneo degli strumenti per fare questo sport e regolamenti da rispettare. Ma non solo, a volte prima delle gare il cavallo va fatto passeggiare, bisogna parlargli o parlarle per prepararlo alla competizione, bisogna addolcirlo se è teso e bisogna fargli capire che non è l’obiettivo della vita vincere, ma è un gioco a cui partecipare.
Infatti il cavallo, per sua natura, non è portato a voler correre né saltare gli ostacoli. Sono la cura affettuosa e il rapporto con il suo cavaliere a far di lui un atleta. La bellezza di questo sport è proprio in questo binomio speciale che è fatto di tappe: i primi passi nell’età adolescente, l’amore nel tempo per il cavallo, la preparazione alle gare e magari la vittoria.
La comunicazione fra cavaliere e cavallo
Come fa dunque il cavaliere a insegnare al cavallo cosa deve fare? Qui nasce la parte più misteriosa di questo sport. Uno guardando i film può pensare che le redini siano la chiave di tutto. Eh già perché spesso si vede la scena dove con rapidi colpi si aizza il cavallo a lanciarsi nella corsa. Come sempre la finzione non è la realtà e l’addestramento base richiede tempo e si basa su alcuni pilastri:
- redini
- gambe del cavaliere
- asssetto del corpo
- la parola
Le prime collegate al morso danno al cavallo indicazioni sulla direzione, cioè se svoltare a destra o a sinistra. Aiutano inoltre a rallentare, fermarsi, regolare la posizione della testa e gestire il ritmo. Diciamo che sono un volante che va, però, toccato con massima delicatezza. Gli input sono sempre piccoli e precisi.
Le gambe sono uno dei controlli fondamentali, perché, a seconda della pressione fanno capire al cavallo se deve avanzare, aumentare l’andatura e come deve spostarsi. Il movimento di una singola gamba comunica all’equino di spostarsi di lato, per esempio.
Postura ed equilibrio hanno la stessa importanza che c’è nella moto. Il peso spostato da una parte può aiutare nei movimenti in curva, il bacino e l’inclinazione fanno parte del gioco del ritmo e dell’andatura. Quando c’è poi il salto a ostacoli, il corpo in posizione aerodinamica, accompagna il salto del cavallo.
Anche il comando vocale è parte dell’aspetto comunicativo che il cavaliere ha con l’equino. Come molti animali anche lui associa la voce a determinate azioni. Per cui parole di affetto, accompagnate da un tono amichevole o leggermente assertivo aiutano il cavallo a percepire il proprio cavaliere e a capire cosa lui deve fare.
Centro Ippico Romanello e il valore del lavoro di squadra

Ed è forse per questo che quel “brava” detto da Sonia, addestratrice del Centro Ippico Romanello di Milano, alla sua Susy di domenica scorsa aveva un senso di felicità e contentezza. Il complimento alla sua cavalla era l’ennesima dimostrazione di un affetto incondizionato e reciproco fra Lei e la sua compagna. Quella corsa stupenda, sotto un leggerissimo sole, aveva consentito infatti al team completo di raggiungere il primo posto e di aggiudicarsi il Trofeo del Centro Ippico Le Ginestre in Lombardia, League of Clubs. Tutto per merito di una somma di punteggi, che non ho ben capito come si formino. So che in gara non bisogna toccare gli ostacoli e non si deve perdere la sequenza numerica del percorso. Il resto, non l’ho compreso. Lo lascio a chi ne sa più di me.
Quel che posso dire è di aver vissuto una gara eccezionale, dove l’armonia fra la cavellerizza e la sua Susy era stata perfetta, senza mancare un ostacolo, completando il percorso e facendolo nel miglior tempo possibile. Ma tutto questo, lo si può fare, se la cavalla e la sua amica sono un atleta unico diretto verso un obiettivo, pur senza sentirne addosso mai l’eccessiva tensione.
L’equitazione: addestramento e magia
Senza un duro addestramento durante l’anno, senza disciplina e senza amore verso il proprio destriero è impossibile vincere. Il cavaliere sin da piccolo apprende delle regole che non dimenticherà più e sentirà la disciplina di questo sport non come un’imposizione, ma un piacere. Crescere di pari in passo con il cavallo, accompagnarlo nella propria stalla, lavarlo e giocarci è la ricetta particolare di questo sport. Soffrire per lui e con lui, gioire per lui e con lui, essere connesso con il cavallo ogni giorno: sono cose che non si dimenticano, che vanno vissute e non vanno dimenticate.
Forse, parafrasando un celebre titolo di un film, si può dire che questo è “il magico mondo dei cavalli”. Ed è un ambiente, un contesto, che sarebbe da riprendere in considerazione di fronte al vuoto dei valori di un’epoca dove lo sport, al pari di altro, è marketing e competizione. E’ social ed esaltazione. Qui, invece, si fa come facevano gli antichi, ci si cura dei cavalli, si vive per i cavalli e si vince con I cavalli.