Genk-Napoli: racconto di una trasferta per veri tifosi

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Champions League, Genk-Napoli: il racconto dell’esperienza di un tifoso

La trasferta in terra belga è iniziata di buon mattino, anzi nottetempo, visto che per raggiungere l’aeroporto di Fiumicino a Roma, sono partito durante la notte precedente.

Arrivato al terminal, ho preso il volo alle 6.30 del mattino per raggiungere la capitale belga, Bruxelles. Il clima belga sembra quasi inglese. Classico clima nordeuropeo. Molto grigio, con qualche soffio di vento. A dirla tutta c’è stato un timido sole che ci ha accompagnato dal terminal alla stazione e che ci ha tenuto compagnia fino al nostro arrivo a Genk.

Nella piccola cittadina, distante un’ora circa (sia in auto che in treno), il cielo si è offuscato sempre di più e, dopo aver preso il nostro alloggio, siamo scesi a mangiare un boccone.

Eravamo in città insieme alla gente del posto ed ai tifosi belgi e, al contrario dei proclami allarmistici lanciati qualche giorno prima dalla società nerazzurra, il clima era molto sereno e tranquillo.

Dopo aver mangiato qualcosina ed esserci dissetati con la celeberrima birra belga (consiglio la Jupiler), in un centinaio ci siamo incamminati, innalzando qualche coro, verso la stazione, dove ci attendevano i bus-navetta.

Le navette ci hanno accompagnato fino alla zona antistante la “Luminus Arena” (che quel giorno era molto poco Luminus) nella massima tranquillità e nell’indifferenza dei padroni di casa. Tant’è vero che non c’è stato bisogno neanche della scorta.

Scesi dai bus, un violentissimo nubifragio (a tratti grandine), ci ha costretto a trovare riparo alla buona. Subito dopo c’era chi si rifocillava con hot dog e chi era alla ricerca della birra belga.
Il freddo calato improvvisamente ci ha costretto gli uni addosso agli altri per cercare un minimo di calore.

Genk-Napoli: emozioni zero e delusione partenopea

Ma la partita in campo ha raccontato molto poco. Pochissime le emozioni, se non i tre legni colpiti dal Napoli (2 traverse ed un palo) in particolare con Milik che ha scheggiato per ben due volte il legno alto. Un intervento prodigioso di Meret e molto poco altro ha raccontato la partita.

Poi, uscendo insieme ai belgi, ci siamo avviati verso l’auto di un amico che ci ha ricondotto nel nostro albergo, dove abbiamo passato la notte in tranquillità, prima di affrontare un lungo viaggio di ritorno (più che altro per le immense code che si creano sul raccordo).

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