Milan: sofferenza contro il Genoa, ancora certezze zero!

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Genoa-Milan 1-2 pagelle del Milan. I rossoneri tornano a respirare in classifica. Il risultato però non sembra placare le polemiche.

Che fatica! Io, tifoso rossonero, avrò mai l’occasione di godermi una partita senza soffrire fino alla fine? Evidentemente no, e questo anticipo del sabato sera non ha fatto altro che confermarlo. Milan batte Genoa 1-2.
Rischi? Tanti. Sofferenza? A non finire. Gioia finale? Moderata.
Ma andiamo con ordine.

Genoa-Milan: primo tempo

Il Milan scende in campo con un 433 che a sorpresa vede Bonaventura titolare. E il milanista si chiede: che sia arrivata l’ora per cui almeno uno tra Suso e Calhanoglu si siano accomodati in panchina? Assolutamente no, a sedersi ci va Leao.
Titolare Reina, causa attacco di vomito nel riscaldamento per Gigio Donnarumma.
Primo tempo apparentemente soporifero, in cui il Genoa sembra rendersi pericoloso esclusivamente con un’incursione di Lerager che impegna il portiere spagnolo. Apparentemente, dicevo.
Minuto 41’: da un fallo inutile di Biglia sui 35 metri, Schone lascia partire un collo-esterno su cui lo stesso Reina fa tutto quello che un portiere non dovrebbe fare, cercando di trattenere una palla insidiosa. Risultato? Bagher mal riuscito e palla che finisce alle sue spalle.
Si va dunque negli spogliatoi, con i numerosi rossoneri in trasferta che dagli spalti intonano: “andate a lavorare”.

Genoa-Milan: secondo tempo

Ecco che nella ripresa Giampaolo decide di cambiare le carte in tavola: dentro da subito Paquetá per Calhanoglu, per cui abbiamo finito gli epiteti. Dentro anche Leao che prende il posto di un Piatek che pare ormai l’ombra di sé stesso.
Giampaolo per giustificare le scelte dei titolari dirà nel post-match che “la partita all’inizio doveva essere giocata dai giocatori con maggiore responsabilità”. Sta di fatto che i subentrati cambiano le sorti dell’incontro. Dapprima Paquetá che, subendo fallo, furbescamente si rialza al volo e manda in porta Hernandez, che sigla l’1-1 con la complicità di Radu (abbiamo un terzino che arriva sul fondo e che punta addirittura la porta? Miracolo!).
Successivamente Leao, che dopo un bell’uno-due con Bonaventura anticipa l’intervento di Biraschi facendogli sbattere la palla sulla mano.
Mariani impiega 4’ al VAR per decidersi di un qualcosa chiaro al primo replay: rosso per Biraschi e rigore per il Milan. Kessié si presenta dal dischetto e spiazza il portiere genoano, portando il risultato sul 1-2.
Il milanista sul divano, a questo punto, torna a vedere a colori. Ha quasi la sensazione che la sua squadra possa gestire la partita in superiorità numerica, o addirittura di chiuderla quando Leao si ripresenta solo davanti a Radu.
Ma si sa che la vita in generale, e a maggior ragione quella di un casciavit, riserva sorprese. E la sorpresa decide questa volta di regalarcela Calabria: sbaglia l’appoggio di tacco e, già ammonito, trattiene Kouamè. Doppio giallo ed espulsione, con parità numerica ristabilita a 10’ dalla fine.
Milan che a questo punto si abbassa e subisce le incursioni di un Genoa spinto dai tifosi.
Minuto 89’, ecco che accade l’impronosticabile. Imbucata per Kouamè che sposta il pallone e si fa attivamente sfiorare da Reina. Mariani, molto più celermente questa volta, comanda il dischetto.
Come il ciclista che fora a 200 metri dal traguardo, anche per il milanista sembra crollare la speranza dei tre punti che fino a poco prima aveva assaporato…e invece no! Ci pensa Pepe Reina! Intuisce il lato e para il rigore a Schone. Ce la portiamo a casa.

Milan: bilancio agrodolce

Se i tre punti portati a casa non fanno certo schifo, è anche vero che questo Milan torna a casa con un pugno di mosche. Giampaolo chiede tempo, ma la verità è che se ancora può definirsi allenatore del Milan è solo per mancanza di valide alternative. Oltre alla mancanza di miglioramenti dal punto di vista del gioco e delle palle gol, questa prestazione aggiunge un ulteriore tassello negativo: l’immaturità. L’incapacità del rendersi conto del momento della partita e la conseguente inadeguatezza ad adattarsi a questo. Lasciando per un attimo in disparte Calabria che meriterebbe una multa pecuniaria per la sciocchezza, siamo l’unica squadra che sopra di un uomo e di un gol subisce contropiedi.
Altro aspetto negativo da sottolineare sono i troppi sorrisi in campo dopo il fischio finale. Se blindare il tredicesimo posto in classifica può sembrare soddisfacente per i giocatori, per noi tifosi certo non lo è.
Intanto, in società sembra muoversi qualcosa: Maldini e Boban, ad oggi ultimi baluardi della filosofia “giampaolista”, abbandonano a fine primo tempo gli spalti del Ferraris. Che sia la vigilia di un divorzio con l’allenatore di Giulianova?

A cura di Riccardo Caselli

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