Jack Bonaventura: si spengono le luci a San Siro

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Addio Bonaventura: l’eroe silenzioso

A vederlo così, genuflesso in mezzo al campo, in mezzo al campo vuoto fa male. Nel silenzio tombale di uno stadio senza i 60.000 che l’hanno amato ed esaltato, fa male. Molto male. Perché Jack, lo diciamo da milanisti e da romantici, questo finale non se lo meritava.

Un eroe silenzioso, sempre a posto, garbato e disponibile. Un ragazzo, nato con quella sfortunata etichetta addosso “della condizione fisica destabilizzante”. Lui, che quando stava bene cambiava il passo alla squadra. Lui, che nei momenti bui (i primi giorni di Gattuso) ha trascinato a suon di colpi e tocchi i compagni. Lui, che ha regalato al suo pubblico, splendide punizioni, tiri da fuori, palle a giro e tocchi sotto porta.

Piccolino o di statura normale, ma capace di sopravanzare l’avversario, come quella volta a Doha! Come il goal inutile in finale di Coppa Italia! Come quello liberatorio contro il Bologna!

Lui che non ha mai fatto polemiche. Adeguandosi a tutti i ruoli sperimentati: esterno alto, basso, centrale, mediano, trequartista, seconda punta e a tratti anche prima.

Uno che, preso da quel dribbling di troppo, ha sempre combattuto per la squadra. Ecco, da uno così, non potevi non aspettarti l’affetto “giorno dopo giorno” dei tifosi e l’abbraccio virtuale di un pubblico che non ha avuto nemmeno l’onore del giro di campo. Motivo per cui, vederlo ieri sera, a conclusione dell’ennesima apprezzabile partita, sedersi a terra e piangere, ci ha fatto male.

Perché il Milan sì è vero sta cambiando pelle e forse non poteva rinnovare il contratto a questo ragazzo, però poteva dare a questa storia d’amore un altro finale. Quel savoir faire della società berlusconiana sembra ormai un miraggio di ricordi su un arcobaleno. Magari in una partita-saluto-finale ci sperano i tifosi del Milan, nel fondo del proprio cuore.

Resta il fatto assodato che il sabato del calcio di ieri ha messo in risalto una storia di altri tempi: quella di Jack Bonaventura. In un calcio moderno sempre più dalle porte girevoli, dove i calciatori vanno e vengono e le bandiere sono state quasi tutte ammainate, il gesto del trentunenne di San Severino Marche ha commosso l’Italia pallonara.

Giacomo Bonaventura: statistiche ed esordio con l’Atalanta

Gli esordi in maglia bergamasca

Centrocampista sinistro di qualità, con sempre la giocata tra le corde, può ricoprire tutti i ruoli del centrocampo. Abile nei dribbling e nella velocità, spesso è stato impiegato anche da trequartista o ala offensiva, fino a diventare mezzala, grazie alle sue buone doti di tiro dalla distanza, che spesso lo portano a rete negli inserimenti in area avversaria.

Cresciuto nell’Atalanta, dopo un girovagare tra Pergocrema (leggi qui la storia particolare di questa società) e Padova, finalmente nella stagione 2010/2011 torna a Zigonia e contribuisce al ritorno degli orobici nella massima serie con nove goal all’attivo. L’anno seguente: il 12 aprile del 2012 trova la sua prima marcatura in Serie A contro la Fiorentina. Seguiranno due anni dove diventerà uno dei leader della squadra nerazzurra condite da 127 presenze e 23 reti, nella formazione allenata da Colantuono e coadiuvato dal folletto Max Moralez e dal tanque Denis, che lo consacreranno al calcio che conta.

Giacomo Bonaventura: trofei e statistiche con il Milan

Nell’estate del 2014 viene acquistato per sette milioni dal Milan. Segna subito alla gara di esordio contro il Parma e nonostante quella squadra fosse lontana anni luce dai fasti rossoneri di un tempo, Jack riesce a conquistare il fine palato del Meazza, facendone uno dei beniamini.

Sono anni difficili quelli di Milanello, che, tuttora, perdurano con l’addio dell’era Berlusconi e il passaggio di mano in mano tra cinesi e americani senza un progetto ben preciso, che ha portato ad un susseguirsi di allenatori: Inzaghi, Mihajlovic, Brocchi, Montella, Gattuso, Giampaolo ed infine Pioli. Queste incertezze venutesi a creare in uno dei club più titolati del mondo non gli hanno permesso di realizzarsi al meglio.

Così al netto di questi sei anni Jack Bonaventura chiude il proprio percorso rossonero con questi dati: una Supercoppa Italiana vinta e 184 gettoni, conditi da 35 goal e 30 assist.

Anche la sua carriera in nazionale ne ha risentito. Esordio con Prandelli, bistrattato da Conte, poco utilizzato nella disastrosa era Ventura e rispolverato da Mancini, ma lo scarso minutaggio riservatogli sotto la Madonnina ha minato la sua visibilità agli occhi del CT.

L’infortunio grave del 2018

Il poco impiego è dovuto maggiormente all’infortunio del ginocchio a novembre del 2018, che dopo l’operazione negli Stati Uniti lo ha tenuto lontano dai campi da gioco per otto mesi. Il suo rientro graduale, con normali ricadute, sembra aver spazientito la società di Elliot, mettendo alle porte il centrocampista portato a scadenza di contratto.

Bonaventura addio Milan: Milan-Cagliari e il triste commiato a San Siro

Così arriva l’ultima partita. Mister Pioli non gli riserva neanche una maglia da titolare, ma subentra a Leao sul finire del primo tempo. Il numero 5 ripaga la fiducia con un assist a Castillejo per il 3-0 finale sul Cagliari. L’ultima giocata prima dell’addio.

Al triplice fischio finale di Serra, in un San Siro deserto Bonaventura lasciato solo anche dai compagni si inginocchierà per l’ultima volta al centro del campo in quello stadio che per sei lunghi anni lo ha tributato come uno dei sui beniamini. Mentre la società si è limitata ad una semplice lettera di commiato, il popolo milanista non dimenticherà questo umile ragazzo che negli anni più tristi è stato sempre protagonista, tirando avanti il malandato carro rossonero. E alla prima occasione i rossoneri gli renderanno il giusto omaggio.

Jack Bonaventura: dove andrà ora?

Svincolato e libero di accasarsi dove vuole diverse sono le proposte per il giocatore seguito da Mino Raiola. Il futuro itinerante Europeo grazie alle considerazioni di Mancini lo vorrebbero in una squadra che gli dia una maglia titolare certa. Il richiamo della Dea, tornare lì da dove si è partiti lo affascina in una nuova nostalgica avventura. Ma anche le attenzioni del suo amico stimatore Inzaghi a Benevento, dove diventerebbe il leader indiscusso nell’ambiziosa matricola del presidente Vigorito, non è da scartare. Nel frattempo Roma e Torino rimangono alla finestra.

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