Giampaolo esonero: al capolinea un amore mai sbocciato

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Giampaolo-esonero: era l’unica parola possibile. Ma cos’ha portato a questa decisione?

Filosofia di gioco non assimilata, mercato insoddisfacente, poca convinzione. Tutte le problematiche dell’allenatore di Giulianova nei 4 mesi rossoneri

Testa alta e giocare a calcio”, aveva detto in segno di sfida al rivale Antonio Conte. E se i giocatori rossoneri inizieranno mai a esprimere un qualcosa di simile al gioco del calcio, non potrà mai prendersene i meriti. Marco Giampaolo è stato esonerato in mattinata.
Era arrivato a luglio tra il malessere generale. Difficile biasimare il tifoso: vede la Juve che ufficializza Sarri, l’Inter che fa lo stesso con Conte, e si domanda: noi sul serio prendiamo colui che è appena arrivato decimo con la Sampdoria?
Poi però che fai, non ti fidi di Paolo? Non ti fidi di Boban che ha appena lasciato la vicepresidenza della FIFA per tornare al Milan? E poi oh, se leggi su internet: tutti gli intenditori lo definiscono “maestro di calcio” …ci sarà un motivo no?
No, il motivo non c’era. O meglio, in questi 4 mesi di Milan non l’ha dimostrato. Neanche lontanamente. 9 punti in sette partite, portando a casa 3 vittorie che definire casuali è un eufemismo. Del “bel gioco” di cui il nuovo Milan doveva fare un mantra, manco l’ombra. Nessun miglioramento. Tra tutte le prestazioni di questi primi due mesi di campionato, si salva solo il primo tempo a Torino: troppo, troppo poco. Quali sono le cause?

Il mercato non adatto al gioco di Giampaolo

Non si può non partire analizzando il mercato. Nel momento in cui arrivi in una squadra come il Milan, hai il dovere di pretendere (PRETENDERE!) che venga fatto un mercato congeniale al tuo modulo e che vengano comprati giocatori che, tu allenatore, sai che farai giocare. Giampaolo, in questo senso, non si capisce bene che ruolo abbia avuto. Qualora abbia avvallato passivamente tutti gli acquisti senza proferir alcun dubbio per poi non ritenerli inadeguati al suo gioco, ha sbagliato. Qualora invece abbia attivamente promosso l’acquisto di nuovi innesti salvo poi non farli giocare lo stesso, ha sbagliato comunque.

Non si sa quale delle due ipotesi sia la più accreditata: il succo però è che nessuno dei nuovi è sembrato convincerlo a pieno. La sensazione anzi è che l’inserimento degli acquisti nelle scorse partite sia frutto di pressioni subite dall’alto. Pure per quei giocatori che presumibilmente, venendo da Empoli, sembravano essere un desiderio del mister. E invece no, lo stesso Krunic (pagato otto milioni) gioca un solo tempo contro la Fiorentina, restando seduto per tutte le altre partite.

Il tutto sembra ancora più tragicomico, se questo alone di mistero intorno ai nuovi, inseriti per pressione o per necessità, sia condito dalla titolarità di Suso e Calhanoglu, imbarazzanti in questo inizio di stagione.

Giampaolo e la mancanza di carisma davanti alla TV e alla stampa

Non vorremmo giudicare l’uomo. Ognuno ha diritto ad avere una propria indole, ma è innegabile che l’immagine dell’allenatore Giampaolo (sia in campo che ai microfoni) si sia riflessa sulla squadra, sembrata da subito senza carattere.
Nella mediocrità generale, ciò che il tifoso del Milan di oggi non è più disposto a perdonare è la mancanza di “cazzimma”. Della serie: “se tanto dovete essere scarsi, almeno siate cattivi”. E il Milan di queste prime sette partite è stato entrambe le cose.
Pesa in questo senso l’eredità di Gattuso, di cui tutto si può dire, ma non che non invogliasse la squadra a dare il massimo.
Con Giampaolo invece l’immagine (seppur magari apparente) dell’uomo buono, calmo e mal disposto alle grida, non ha in alcun modo giovato alla sua posizione.

Ma quindi è giusto l’esonero di Giampaolo?

Ricapitoliamo l’intera vicenda. Maldini e Boban annunciano Giampaolo, in completa sintonia con quella che sembrava essere la nuova filosofia societaria: niente più colpi ad effetto, investimenti mirati su giovani di prospettiva. Un altro modo per dire che Singer ha chiuso i rubinetti e non ha alcuna intenzione né di intervenire per ripianare nè di andare incontro a sanzioni dalla UEFA.
La società chiede dunque pazienza ai tifosi, promettendo risultati nel medio-lungo periodo. All’ex mister della Samp il ruolo di far crescere i giovani e di creare un nuovo sistema di gioco che unisca il bel calcio ai risultati. Giusto o sbagliato che sia è stata fatta una scelta. E il tifoso ingoia il rospo e si fida della società.
Nei primi giorni di ottobre, dopo l’ennesima partita mal giocata, la società decide che è il momento di intervenire. Ha di fronte a sé un bivio: o ammettere il fallimento con Giampaolo e ripartire da un mister che sia realmente in grado di cambiare le sorti della stagione (Spalletti, ndr), oppure rivelarsi coerente con le proprie decisioni e continuare il percorso con Giampaolo dando comunque l’impressione ai tifosi di essere convinto fino alla fine della scelta.
Entrambe le decisioni paiono essere accettabili per i tifosi: in un caso affidi la squadra ad un mister di spessore, nell’altro caso trasmetti comunque un messaggio di fiducia nei confronti del mister, e la tua fiducia (seppur maldigerita) si riflette sui tifosi.
E invece no: Maldini, Boban e l’impercettibile Massara fanno tutto ciò che non dovrebbero fare. Delegittimano Giampaolo (rendendolo l’allenatore durato di meno in panchina in tutta la storia dell’AC Milan) senza avere in mano Spalletti. Risultato: il toscano, vuoi per mancanza di motivazioni, vuoi per il mancato accordo per la rescissione con l’Inter, si rivela da subito pista impraticabile.
Il trio di dirigenti, bravi a sentenziare in televisione ma molto meno evidentemente ad operare, si ritrova con un pugno di mosche in mano, costretto a contattare nientepopodimeno Pioli.
La domanda che sorge spontanea è: ma in che modo Pioli dovrebbe rappresentare una miglioria rispetto a Giampaolo? Rispondiamo noi: in nessuno.

A cura di Riccardo Caselli

 

 

 

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