Udinese-Napoli: un punto e un gioco minimo da cui ripartire

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Bayer Leverkusen-Udinese: l’impresa del 09 dicembre 1999

A ripensare a come le cose cambiano nell’arco di un ventennio, a quel 9 dicembre 1999 e raffrontarlo con il recente 1-1 viene da piangere. Ma versar lacrime ripensando al passato a volte serve a poco. Erano altri tempi calcistici. Era un’altra epoca storica. Era l’Udinese di De Canio. Sopratutto era un’Udinese di respiro europeo: squadra coraggiosa, equilibrata e ricca di individualità valide. E quella sera fu la sera magica di Massimo Margiotta. Una doppietta che inchiodò i campioni del Bayer Leverkusen. E portò i friulani, clamorosamente, agli ottavi della Coppa UEFA, oggi Europa League.

Ma, se ci isoliamo dai sogni e rimettiamo i piedi a terra nel 2019, il pareggio con il Napoli non è poi così tanto male. Purtroppo quell’Udinese là non esiste più e bisogna farsene una ragione.

Oggi c’è un altro calcio. Con altri valori economici. E l’Udinese, del piccolo miracolo provinciale, è solo un dolce ricordo. Amarcord di un periodo glorioso.

C’era capitan Bertotto, simbolo del capitano carismatico e grintoso. E con lui Gago, l’impenetrabile, Fiore (il metronomo dal piede magico), Jorgensen (l’ala asssit-man), Locatelli (il fantasista), Muzzi (bomber implacabile) e poi il predestinato Margiotta. Sia chiaro predestinato per una sera.

Bene, quella formazione che di fronte a Kovac,  Ze’ Roberto, Ballack, Emerson, Ramelow e Kirsten non se la faceva addosso, ora è un ricordo indelebile per i meno giovani da tramandare di generazione in generazione per insegnare alla famosa generazione dei Millenials cosa rappresenta l’Udinese.

Udinese-Napoli: un punto da cui ripartire

Ma si diceva torniamo a noi. Al 2019 e a quelle “zebrette” che devono pensare a salvarsi. Perché l’obiettivo, anche per quest’anno, è questo. E allora rituffandoci nel presente, una cosa la si può dire: il punto contro il Napoli è più che positivo.

Prima di tutto perché arriva da una trafila di risultati negativi o accettabili, esclusa la vittoria a Genova. E poi perché si è vista una squadra con voglia, determinazione e cattiveria. Anche dopo il pareggio del Napoli, pur sbandando un po’ per il differente livello tecnico, la squadra non s’è aperta e non è crollata. Certo è passata da una partita alta, pressante e ben sviluppata a una più difensiva e accorta. Ma, indubbiamente, la squadra di mister Gotti in campo c’era con la testa.

E per quanto il Napoli sia una squadra in crisi d’identità, gioco e risultati, si tenga conto che è pur sempre una formazione che propone giocatori dai piedi di Insigne, Mertens, Fabian Ruiz, Callejon e Lozano. Gente che la palla la sa calciare e che sa creare superiorità numerica.

Aver saputo contenere i singoli della squadra avversaria e non aver tremato dopo il pareggio dell’ex Zielinski è segno che l’Udinese ha saputo conservare gli equilibri fra i reparti, le giuste misure e un atteggiamento convinto e spartano. Quasi da difendere il proprio territorio e il punto prezioso della classifica.

Certo non è l’atteggiamento per andare a spaventare le altre squadre fuori da Udine, ma negli anni la salvezza l’abbiamo saputa conquistare in casa.

Il gioco dell’Udinese di Gotti

La forza di questa squadra, affidata da poco a Gotti, è nella concentrazione dei centrocampisti. Tutti ragazzi che corrono, pressano e che sono abili in contropiede. E fra loro ci sono anche piedi adatti a creare traccianti o soluzioni buone per ripartire. Vedi il goal di Lasagna, lanciato da un fendente rasoterra di Fofana.

E proprio il ritorno di uno come Fofana, che spreca tanto fiato e gambe per la causa, ma che riesce a creare superiorità numerica in fase di rilancio dell’azione, rischiando qualche slalom in velocità. Uno dei pochi coraggiosi che non lesina il tiro da fuori e che sa cambiare il ritmo alla partita. Così è andato il primo tempo contro il Napoli.

E con lui Mandragora, altro giocatore potenzialmente devastante per tiro da fuori e capacità di impostare l’azione, ma spesso incapace di far bene la fase difensiva. All’ex giocatore del Crotone (scuola Juve) serve una maggiore capacità di interpretare alcuni momenti della partita. Di non farsi prendere dalla perdita di concentrazione e dai suoi momenti di isolamento rispetto alla partita. E poi uno come Wallace per migliorare la fase di contenimento o viceversa come De Paul per poter proporre un gioco meno prevedibile. A tal proposito, in un gioco così coperto, l’argentino è un po’ sprecato e legato. Perché così riesce a essere meno pericoloso di quello che può realmente fare. E non può nemmeno sviluppare un gioco fatto di assist e giocate fantasiose, perché troppo legato alla propria posizione.

Certo, tuttavia, un sistema simile avvantaggia i laterali che possono spingere con continuità. Infatti proprio Stryger Larsen e Ter Avest hanno sfruttato il vantaggio di un gioco basato sulle corse laterali per proporre e creare superiorità numerica. Là, specie nel primo tempo, era in difficoltà il Napoli. E lo stesso può accadere se al posto di uno dei due c’è Sema, che ha caratteristiche simili.

Un gioco, così basato, consente uno sviluppo ampio per le due punte. Che siano Okaka o Pusetto o Lasagna o Nestorovski, la possibilità che si crea è quello di consentire un avvicinamento dei due attaccanti o comunque la possibilità di sfruttare verticalizzazioni o ancora di aprire varchi per gli inserimenti da dietro. Si crea anche superiorità numerica in fase di ripartenza e pericolosità sulle palle da fermo.

Con tutto il dovuto rispetto lo schema offensivo diventa così molto simile a quello dell’inter di Conte.

E in un sistema così rigido, il solo compito dei tre difensori dietro è marcare ed eventualmente, ogni tanto, avviare l’azione. Ma la cosa importante è anticipare l’avversario e impedirgli il successo nell’uno contro uno. Un sistema che inoltre consente successo sulle palle inattive sia difensive che offensive.

Vedremo, se questo 3-5-2, così ben coperto e congegnato, porterà risultati migliori di quelli finora ottenuti.

Dopo il pareggio con il Napoli c’è da pensare in modo positivo e il punto ottenuto è un buono stop da cui ripartire.

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