Inter, l’unica speranza passa dal mercato?

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Sembriamo in difficoltà. Cotti. Siamo andati a mille all’ora fino a poche settimane fa, oggi invece arranchiamo

Molli. Molli e molli

Sembriamo in difficoltà. Cotti. Siamo andati a mille all’ora fino a poche settimane fa, oggi invece arranchiamo. Fatichiamo a mantenere i ritmi alti. A tenere su di giri il nostro motore.
Ci siamo fatti schiacciare dall’Atalanta in casa (che dopo la sfida a mille contro di noi ne ha perse due, una in coppa Italia, venendo ufficialmente eliminata, e una in campionato).

Ci siamo fatti fermare sul pareggio dal Lecce sul proprio terreno di gioco. Non siamo riusciti a trovare il bandolo della matassa e una volta trovato siamo andati in tilt, facendoci riacciuffare e permettendo ai padroni di casa di strappare un punto preziosissimo.
Dopo aver superato brillantemente il mese di Dicembre iniziamo con difficoltà un altro mese per noi da sempre molto delicato: Gennaio.

L’Inter non sa più correre? Che sia finita di già la benzina?

Ciò che mi ha stupito nella partita di Via del Mare è stata la mancata reazione dopo il gol del pari. Siamo rimasti lì. Piantati. Nessuno ha provato l’arrembaggio come in altre occasioni. Abbiamo subito il gol e passivamente anche il “ritorno” dell’avversario che fino a quel momento non aveva mai impensierito né noi, né Handanovic.
La sfida di Lecce ci ha dimostrato quanto questa squadra abbia ancora da migliorare e quanto siamo riusciti a conquistare ben oltre i nostri stessi limiti durante il girone di andata.
Il merito dei tanti punti in cascina è solo del condottiero. Dell’uomo seduto sulla nostra panchina, capace di imprese in diverse occasioni.

Questa squadra ha ottenuto più di quello che avrebbe dovuto ottenere in diverse circostanze, e tutte le volte lo ha fatto con grinta, determinazione e coraggio.

Ha strappato risultati con forza, mostrando a più di un avversario unghie e denti.
Quel valore aggiunto, però, non è stato così “importante” anche nell’ultima sfida di campionato. l’impassibilità di Conte non è “normale”.

Il tecnico ha sì spinto i suoi ragazzi come fa sempre, ma non allo stesso modo. Non con lo stesso nerbo. Perché?

Sarà stata l’aria di casa o un “messaggio” alla dirigenza?

Che sia chiaro. Nessuno critica Conte, ma nella sfida contro il Lecce il tecnico salentino non è parso lo stesso di “mille battaglie”.
Sarà stato condizionato dall’atmosfera rovente che si respirava allo stadio? Sarà stato per l’accoglienza rovente a lui riservatagli. A cominciare dagli striscioni esposti prima dell’inizio della gara, ai cori durante il match.
Conte non ha esultato nemmeno dopo il gol di Bastoni. Ha represso tutto. Chinato il capo e voltato le spalle al terreno di gioco. Una partita certamente non semplice per lui. E lo si è visto.
Ma se non fosse solo dovuto all’accoglienza ricevuta? Ma sia stato anche un chiaro messaggio alla società, a cui ha anche aggiunto quelle parole al termine della gara?
Il mercato dell’Inter fatica a decollare.

Delle problematiche già vissute prima dell’avvio di questo campionato. Con trattative che sembravano lì lì per essere concluse e poi fallite. Arenate.

Con il neo tecnico nerazzurro che reclamava più giocatori per affrontare la stagione e le diverse competizioni e la società che “sonnecchiava”.

I problemi li abbiamo visti. Toccati con mano in questi mesi. In attacco abbiamo giocato sempre e solo con Lautaro Martinez e Lukaku, e dovevamo pregare che nessuno dei due prendesse un malanno.
Siamo stati falcidiati a centrocampo. In assoluta emergenza e proprio lì, in quella zona nevralgica del campo, i rinforzi tardano ad arrivare.
La società tratta. Lavora con discrezione. Cerca di puntare in alto, ma non è semplice. Bisogna attendere. È una gara lunga e che rischia di spazientire e lasciare più di qualcuno insoddisfatto.

Bisogna però pensare sempre ad una cosa. Stiamo facendo un campionato straordinario

Con gli uomini che abbiamo, con le mille difficoltà riscontrate, con i tanti infortuni patiti abbiamo comunque onorato la maglia e il campionato. Abbiamo disputato grandi partite e dimostrato di poter recitare una parte importante in questa stagione.
Il nostro obiettivo non era di certo il titolo. C’è una squadra ben più forte e solida di noi, dalla quale eravamo ad un tiro di schioppo fino ad una giornata fa. Il pari con il Lecce ci allontana dai gobbi e ci mette la Lazio in scia di sorpasso. Ci troviamo dentro ad un incubo in cui ci siamo cacciati da soli. Da primi a terzi. Ad un passo dalla Juve, al possibile terzo posto dietro la Lazio, nel caso dovessero vincere il recupero la partita che dovranno recuperare.
Marotta pochi giorni fa è uscito allo scoperto dicendo che “dobbiamo fare il massimo per vincere lo scudetto. Che il nostro obiettivo oggi è quello”. Questo massimo lo si può ottenere solo con i giocatori giusti in campo, solo con i migliori prospetti del calcio europeo in rosa.
Se lo dice lui vuol dire che arriverà qualcuno di forte. Qualcuno che, finalmente, ci farà fare quel, tanto atteso, salto di qualità.
Se lo dice Marotta c’è solo da spettare ed avere pazienza. Al momento abbiamo già sistemato gli esterni con Young (che al contrario del nome non è poi così giovane) e Moses, che in questi ultimi anni ha giocato meno di Spinazzola.
In attesa dei colpi di mercato che daranno a Conte una squadra ancora più forte è importante risolvere anche i “casi” Vecino e Politano. Lo abbiamo visto già lo scorso anno. Tenere in gruppo dei giocatori “scontenti” nuoce gravemente alla salute dello spogliatoio.
Spero che Lecce sia solo un episodio solitario. Un passo falso che può starci in un campionato lungo trentotto giornate, che l’Inter trovi nuovi stimoli e nuova forza, partendo magari da qualche nuovo giocatore.

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