La Juve rischia ma resta in vetta: conferma Pjanic e tre auspici per l’autunno

97
miralem pjanic
foto REUTERS (Massimo Pinca)

Tre punti d’oro: non possiamo definire altrimenti questa vittoria cruciale contro il Bologna, perché dopo ogni pausa-nazionale fare bottino pieno è tutt’altro che semplice! La Juve sceglie i migliori, dall’Europa al Sudamerica (guardate i titolari bianconeri di stasera: 10 Paesi rappresentati) e il rovescio della medaglia è uno spogliatoio di giramondo affaticati dal doppio impegno in patria: “Bentancur l’ho visto solo ieri” avvertiva Sarri venerdì.

Pianjc meraviglia e le reti di stasera

“Meno male che Pianjc c’è” potremmo dire quindi, parafrasando un vecchio refrain delle parti di Arcore. E in effetti il bosniaco è la nostra meravigliosa certezza di queste prime otto giornate, già condite da tre preziose marcature (speriamo polverizzi il record personale di quattro reti nella sua prima stagione in Italia).

Stasera ha segnato il più facile, non il meno decisivo, in una sfida aperta dal ritorno al gol di Cristiano Ronaldo in un primo tempo dopo diversi mesi (bellissimo il movimento di CR7 in smarcatura e affondo, meno Skorupski infilato sul primo palo). Dicevamo di Miralem: sempre più prezioso per la Signora e al centro del gioco di Sarri, tant’è che a fine partita ormai attendiamo con ansia il conteggio dei suoi palloni giocati, per vedere se si avvicina al fatidico 150 indicato come obiettivo dal mister.

Più concretezza: la Juve che vogliamo

Considerata la sosta forzata, non ci preoccupa troppo al momento la generale mancanza di concretezza di questa Juve, che contro un Bologna non irresistibile (non ditelo però ai pericolosi Santander e sopratutto Palacio, quasi 38 anni) avrebbe dovuto e potuto chiudere i conti molto prima, forte dell’ottima costruzione di gioco mostrata per un terzo della gara, con i felsinei più convinti e pericolosi dopo il pareggio di Danilo.

Ciò che desta più apprensione, oltre alla tendenza della squadra di Sarri a non chiudere le partite in questo periodo (si veda Juve-Verona, altro sofferto match casalingo) è il vizio di perdere la palla per indecisioni nella propria metà campo: anche oggi – soprattutto con due palle perse da Bonucci e Bentancur – sarebbe potuto costare caro, in presenza di un avversario più avvezzo a finalizzare l’azione.

Tre desideri per due settimane di fuoco

È iniziato il tour de force bianconero (martedì allo Stadium arriva il Lokomotive Mosca, sabato prossimo saremo a Lecce e il mercoledì dopo subito in campo contro il Genoa, poi il derby di Torino e la trasferta di Mosca, tutto questo in appena due settimane) e lo facciamo con tre desideri:

1) il rientro definitivo di Douglas Saltaluomo Costa, che ci manca da impazzire per qualità e capacità di spaccare questi catenacci;

2) la soluzione del mistero Bernardeschi (riuscirà a convincerci definitivamente? Finora la fiducia di Sarri è stata ripagata a metà: con il rientro di Ramsey e Dybala che scalpita la conferma ad alti livelli dell’ex viola è sempre più urgente);

3) che DeLigt riesca a giocare come la Nike di Samotracia (ripasso di storia dell’arte: senza braccia) perché ogni volta che il nostro gigante buono allarga gli arti superiori un ventricolo bianconero salta assieme a lui.

Sì, tranquilli che adesso ve ne parliamo – l’Italia antijuventina da due ore non parla d’altro – il Bologna ha fortemente richiesto un rigore al 91′ per tocco di gomito del ragazzone in area Juve: secondo l’interpretazione stretta delle nuove regole (sempre più complesse) il precedente rinvio di piede, nell’ambito della medesima giocata, fa sì che il successivo tocco di gomito non sia sanzionabile con il penalty. E cosa ne dite dell’episodio in cui l’olandese stesso è stato tirato giù per il collo da Bani nell’area del Bologna, al decimo del primo tempo?

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.