Intervista esclusiva a Libero Pavan: il calcio femminile a Trento può crescere

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Libero Pavan intervista

Libero Pavan è l’allenatore della squadra femminile Trento Clarentia

In questa intervista abbiamo parlato con lui della sua scelta come allenatore, della sua squadra e di tattica. Un uomo orgoglioso del crescere del movimento calcistico femminile e fiducioso nel futuro di questo sport

Buongiorno Libero il tuo amore per il calcio. Dove è nato? Abbiamo letto che sei un grande fan di Maradona, simpatizzi anche per il Napoli o ti limiti ad ammirare l’estro di questo grande numero 10?

Diciamo che io sono un tifoso atipico: simpatizzo per la Juventus, ma mi sono avvicinato al calcio, quando nel 1986 ho visto i mondiali in Messico. Quelli di Maradona, appunto. Sfido chiunque avesse visto quel gol (o anche quei gol) all’Inghilterra a non ammirare quel talento e quella personalità.
Allo stesso tempo, ero affascinato dal personaggio e dalle gesta acrobatiche di Tacconi, portiere della Juventus, e da lì ho cominciato a fare il portiere.
In quegli anni mi sono innamorato della razionalità e della bellezza del gioco del Milan di Sacchi e ho capito quanto gli allenatori potessero incidere in una squadra e quindi che la mia strada sarebbe stata quella: diventare allenatore.
In pratica amo il calcio come sport, la sua bellezza e la sua capacità di unire le persone di classi sociali e idee totalmente distanti. Nel 1986 avevo 9 anni e come gran parte dei bambini della mia età ho pensato “voglio farne parte”.

Trento Clarentia: la consapevole scelta del calcio femminile

La chiamata nel calcio femminile. Raccontaci quando è arrivata e quali sono i sentimenti che ti sono subito venuti in mente prima di iniziare questa avventura.

Ho spesso la tendenza a lasciarmi commuovere dalle storie delle persone. Un anno prima della chiamata del Trento Clarentia, avevo visto un paio di inchieste sul calcio femminile e ascoltato le storie di queste ragazze che cercavano di farsi spazio con passione infinita e voglia di emergere in un mondo ostile come quello del calcio, dove anche la squadra di prima categoria maschile ha un’eco mediatica superiore a chi svolge campionati nazionali femminili.

Il mio spirito “pioneristico” da “avvocato delle cause perse”  ha cominciato a far ribollire in me la voglia di provare a dare tutto quel poco che avevo a quel mondo. Quando, nell’estate del 2017 mi ha cercato il Trento Clarentia e venivo da una storia di incomprensioni nel calcio maschile, ho pensato subito che potesse essere la svolta per la mia “carriera”. Avrei avuto la possibilità di mettere in campo tutta la mia passione e le mie competenze anche extra calcistiche per aiutare a crescere un movimento “sulla frontiera”. Non serviva che Rita e Lorenzo (i miei dirigenti) mi convincessero, avevo già deciso un anno prima…

Raccontaci questi due anni come allenatore dell’ASD Trento Clarentia. Un episodio dello spogliatoio che ti ha fatto sorridere ed uno che ti ha fatto arrabbiare

Se penso alla persona (e all’allenatore) che ero nel 2017 e a quella che sono ora, vedo due uomini completamente diversi. A Trento, grazie allo splendido gruppo di ragazze che ho trovato, allo staff e ai dirigenti che mi hanno accompagnato, ho imparato a essere molto più professionale e attento. Perché le donne hanno un bisogno estremo di professionalità e di attenzione a ogni dettaglio e ti sgamano subito appena sgarri. Da un certo punto di vista sono stati due anni molto “stressanti”, ma è quello stress positivo, quello che ti porta a sfidarti ogni giorno con qualcosa di più grande e difficile, a migliorarti.

Diceva Churchill: “cambiare non è migliorare, ma per migliorare bisogna cambiare”. In questi due anni sono cambiato tantissimo e, spero, migliorato come allenatore, ma soprattutto come uomo e anche come padre.
Aneddoti ce ne sono milioni. Più che un episodio, mi ha colpito tantissimo una settimana di questa stagione, quando gran parte delle ragazze ha subito un lutto che ha creato un’atmosfera carica di sentimenti ed emozioni contrastanti. Vederle superare quella settimana, in quel modo (tra l’altro con una vittoria alla domenica), con quei discorsi toccanti nello spogliatoio e con quella complicità tra chi aveva subito il lutto in prima persona e chi no, mi ha fatto capire che stavo vivendo momenti fondamentali assieme a ragazze/donne speciali.

Qual è la giusta preparazione atletico-tattica per le giocatrici femminili?

Il calcio femminile. Come riesci a sviluppare le potenzialità delle tue calciatrici a livello tecnico e tattico? Curi molto la parte atletica a livello di massa muscolare e resistenza o preferisci migliorare la velocità delle tue giocatrici?

Per quanto riguarda la parte tecnico e tattica cerchiamo molto di curare le situazioni che possono verificarsi in partita attraverso esercitazioni mirate al tipo di gioco che vogliamo proporre, basato su possesso palla (esercitazioni tecniche, a volte anche di tecnica di base), predominio territoriale (esercitazioni situazionali) e transizioni veloci (partite a tema con pochi tocchi). È un continuo aggiornarsi e migliorarsi cercando di avere un feedback da parte delle ragazze in ogni allenamento in modo da proporre esercitazioni sempre stimolanti. Non sempre ci si riesce, anzi, ma l’obiettivo per il futuro è proprio quello di migliorare sempre più ogni singola seduta.
Per la parte atletica, abbiamo un preparatore (atletico) come Giorgio Bertoluzza che sta evolvendo verso esercitazioni sempre più integrate con il resto dell’allenamento finalizzate allo sviluppo della velocità e della forza esplosiva, sacrificando in parte la resistenza “a secco”. In questa stagione, devo dire che le sue intuizioni hanno avuto un grande riscontro permettendoci di affrontare le partite, prestanti in quasi tutti i 90’, e fino alla fine del campionato (quando abbiamo ottenuto 6 vittorie consecutive).

Tattica nel calcio femmile: è come quello maschile? Per Libero Pavan non si parla di numeri

Il tuo schema preferito. Ti piace giocare con le 3 punte o curare la difesa? Abbiamo notato che nel passato campionato avete subito solo 28 reti, poche per un campionato di 22 partite. In quale fase bisogna lavorare per migliorare le prestazioni della squadra?

Parlando di numeri, il sistema di base su cui abbiamo lavorato sarebbe il 4-3-1-2, ma io amo quando osservatori esterni vengono da me a chiedermi: “ma voi con che modulo giocate?”. Infatti, credo che quanto più la nostra squadra sappia essere imprevedibile e slegata da rigidi moduli nella fase di possesso palla, tanto più potrà incidere e creare “spettacolo” durante la partita fino a vincerla. Penso inoltre che le due fasi (possesso e non possesso) non debbano essere viste come a sé stanti: tanto meglio attacchi, meglio difendi e viceversa. Quest’ultima stagione ci ha visto migliorare sensibilmente lo score difensivo, dai 2 gol a partita subiti nella stagione precedente siamo passate a una media di 1,3. Non è ancora un’ottima media, possiamo e dobbiamo fare di meglio, ma è sicuramente un grosso passo in avanti. Questo è dovuto in parte all’assimilazione dei concetti di cui sopra, ma soprattutto per l’arrivo di due difensori centrali di assoluto livello come Linda Tonelli e Angelica Lenzi, oltre che alla maturazione di giocatrici come Caterina Lucin, Nicole Ruaben e Martina Varrone che hanno fornito prestazioni via via sempre più convincenti. Tenendo presente la bassa età media (tutte nate tra il ’95 e il ’99) sicuramente potremo fare molto meglio in futuro. Menzione speciale va al nostro portiere Chiara Valzolgher che ha scelto di rimanere con noi la scorsa stagione, nonostante le sue universalmente riconosciute capacità tecniche, che non la farebbero sfigurare in serie A, e a cui dobbiamo almeno una decina di punti in questo campionato.

Libero Pavan intervista
Libero Pavan alleantore della Trento Clarentia

Libero Pavan intervista: sociologo e papà

Libero sociologo. Utilizzi i tuoi studi nel calcio? Ho letto anche che il tuo portiere Chiara Valzogher è una neuroscienziata. E poi dicono che il calcio è per gli ignoranti. Come possiamo far cambiare idea a chi ha una cattiva opinione sul mondo del calcio?

Il calcio è per tutte e per tutti. Io personalmente non smetto mai di essere sociologo: non c’è evento a cui assisto che non cerco di categorizzare o collocare in un quadro sociale più complesso e questo ovviamente ha molta influenza anche sul mio modo di allenare. Non credo quasi mai nell’errore del singolo, ma cerco di individuare le cause tattiche, collettive, quindi “sociali” di quell’errore, sapendo che c’è un modo, una soluzione per venire a capo di tutto. La mia fortuna, poi, è quella di avere uno staff intellettualmente stimolante composto da Davide Trenti, mio fedele aiuto e confidente nei momenti belli e soprattutto brutti, Giorgio Bertoluzza, preparatore atletico e uomo di una curiosità infinita, e il giovane fisioterapista Giorgio Crepaz in continua evoluzione e miglioramento. A questo staff, si aggiunge un gruppo di ragazze molto giovani e studiose, quasi tutte studentesse o già affermate nel loro campo lavorativo (chi ingegnere, chi educatrice e allenatrice), ma soprattutto super intelligenti indipendentemente dal titolo di studio.
Sono convinto che quel che ho trovato io non sia un caso, ma che il calcio femminile in generale premi di più ragazze di questo genere. Ma del resto anche nel calcio maschile solamente i giocatori più intelligenti, con qualcosa in più da dare oltre al semplice talento, riescono a essere di più di una semplice meteora.

Libero papà. Hai una figlia di 12 anni. Raccontaci il tuo rapporto speciale padre-figlia. Anche a lei piace il calcio e viene a vedere le partite? Seguirà le tue orme?

Mia figlia, come tutte le figlie, è l’orgoglio del suo papà… Ha una grande attitudine intellettuale e mi fa domande a cui spesso non so rispondere, mentre per ora ha una minore attitudine sportiva. Tuttavia, ha iniziato a giocare a pallavolo quest’anno stupendoci tutti per la sua crescita fisica e atletica e, sicuramente, se continuerà così e troverà per quello sport almeno una parte della passione che io vivo per il calcio, si toglierà delle belle soddisfazioni, aiutata com’è dall’altezza che ha e che continua ad aumentare. Viene a vedere qualche mia partita soprattutto perché le piace respirare l’aria del nostro spogliatoio e confidare segreti femminili da preadolescente alle ragazze. Sicuramente mi piacerebbe essere io un giorno ad andare a vedere lei che si gioca qualcosa di più o meno importante, ma, anche se non dovesse accadere, non vedo l’ora comunque di scoprire quali altre sorprese ha in serbo nella sua crescita come donna che finora è stata uno spettacolo.

Nazionale Italiana calcio femminile: il Mondiale e il futuro di questo movimento

La Nazionale italiana: Ti ha emozionando in questo Mondiale? Quale giocatrice azzurra ti piacerebbe allenare e quale tua calciatrice ti piacerebbe che un giorno vestisse la maglia azzurra.

Come detto prima, io sono una persona che si commuove facilmente: vedere queste ragazze, punta dell’iceberg del movimento di cui fanno parte le ragazze che alleno, lottare su ogni pallone con il sorriso sulle labbra e la fatica che solca il volto; capire le loro fortissime motivazioni nel sentirsi portabandiera di quel movimento che sta venendo alla luce grazie a loro, mi ha commosso quasi fino alle lacrime come il miglior film drammatico hollywoodiano. La giocatrice che più mi piace è sicuramente Sara Gama, assieme a Giuliano, Bonansea e Girelli.

La giocatrice che vorrei allenare: nessuna delle più conosciute, ma….

Tuttavia, un giorno mi piacerebbe che si unisse alla nostra squadra Alice Parisi, zero minuti al mondiale, ma colonna portante del movimento, trentina doc. Perché vorrebbe dire che siamo arrivati a quel livello che spero e a cui credo il calcio femminile trentino possa e debba ambire: se solo riuscissimo a raccogliere le giocatrici trentine sparse in tutta Italia tra serie A e serie B, sono convinto che potremmo tranquillamente pensare di raggiungere quella serie A che per ora è solo un sogno, magari capitanate dalla Parisi, appunto.

Scegliere una mia giocatrice ora sarebbe molto difficile, sicuramente credo che Valzolgher non abbia raccolto tutti i frutti che avrebbe potuto, così come Alessandra Tonelli. In prospettiva, se continuano a crescere in questo modo, tutte le nostre ragazze più giovani come i nostri difensori citati prima, ma anche in altri ruoli, da Matilde Fuganti a Mery Rovea e Carolina Poli, da Giorgia Daprà a Giulia Rosa, potrebbero avvicinarsi molto a quel livello.

Il calcio femminile a Trento può crescere?

La città di Trento e il calcio femminile. I risultati della squadra stanno crescendo e alle spalle c’è un passato glorioso con una militanza in Serie. I trentini si stanno affezionando alle tue ragazze?

Come detto prima, sebbene i numeri dei tesseramenti di calcio femminile in Trentino siano bassi, c’è un livello medio delle giocatrici trentine molto alto. Il nostro obiettivo dichiarato è quello di riunirle tutte sotto la nostra bandiera iniziando anche dal basso, cercando di captare tutte quelle ragazze che hanno voglia di cimentarsi in questo fantastico sport, dando loro delle prospettive di sviluppo e crescita come giocatrici e come donne.

La spinta del mondiale delle azzurre possa portare sempre più pubblico

Trento ha anche alle spalle delle esperienze in serie A con il Trento femminile guidato da mister Roberto Genta e in cui militava la nostra Alessandra Tonelli. Io penso che il top 24 dei club d’Italia rappresentato da serie A e serie B sia un obiettivo raggiungibile e credo che se ne stiano accorgendo anche i trentini. In questa stagione, infatti, abbiamo avuto una copertura mediatica di buon livello, grazie anche ai nostri addetti stampa, ma soprattutto abbiamo visto incrementare esponenzialmente il numero di presenze fisse alle partite della domenica al nostro impianto di Mattarello. Il derby vinto con l’Unterland, ultima partita della stagione in casa, ha visto le tribune piene e un tifo davvero importante. Mi piacerebbe che la spinta del mondiale portasse sempre di più persone a vederci e a supportarci. So che la società ha in mente degli sviluppi anche in questo senso e la cosa mi

Il sogno nel cassetto di Libero Pavan è …

Libero e il futuro. Quale squadra ti piacerebbe allenare? Qual è il tuo sogno nel cassetto? Dai un consiglio ai giovani allenatori che vogliono mettersi alla prova. Come ti vedi tra 10 anni?
La risposta più ovvia sarebbe dire che vorrei allenare il Trento per sempre, ma per quanto si avvicini alla verità, so che questo non sarà possibile. Se dovessi proseguire mi piacerebbe arrivare in un futuro, anche con ruoli non di primo piano, a un top club professionistico. Questo è quello che volevo fare da bambino ed è un sogno che non sono ancora pronto ad archiviare.
Non ho grandi consigli da dare ai miei colleghi più giovani perché anche io ho tutto ancora da dimostrare, forse l’unica cosa che posso dire è di fissarsi degli obiettivi e portarli avanti anche a costo di sembrare dei folli. 5 anni fa dissi che volevo vedere se sarei riuscito ad arrivare a una squadra professionale, magari in eccellenza (pensavo ancora al maschile), in 5 anni. Credo che questo approdo in serie B e serie C femminile abbia superato di gran lunga le mie aspettative.

Allo stesso modo, mi pongo come obiettivo tra 10 anni  di poter far diventare questa passione una professione, non necessariamente di livello top. Lo scorso anno ho sfiorato la possibilità di fare il patentino UEFA A ma ho dovuto rinunciarci per motivi lavorativi. Se ci sarà una seconda possibilità, vorrei non ci fosse una seconda rinuncia, questo è certo.

Libero, continua con la tua voglia, sacrificio e passione perché il mondo del calcio femminile ha bisogno di persone come te. Un ringraziamento speciale per questa approfondita intervista.

Grazie a te, speriamo vada tutto bene e mi auguro che ci siano altre occasioni per confrontarsi perché vorrà dire che sia il vostro progetto sia i miei obiettivi procedono a gonfie vele. Grazie mille ancora.

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