Parma: le ragioni di un disastro annunciato

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Com’è possibile che il Parma, che fino alla fine del girone d’andata della Serie A 19/20 si trovava a lottare nella parte sinistra della classifica, oggi stia vivendo una stagione disastrosa?

Quello che balza agli occhi di tutti, tifosi e non, è che il Parma di questa stagione è un lontano parente di quello cinico e spietato che si era potuto vedere nelle due prime parti di stagione dalla promozione in A (18/19 e 19/20).

Le ragioni dei crolli di quei due gironi di ritorno e il perché del non decollo di questa stagione sono da ricercare in un unico, principale, fattore mancante: la programmazione.

La programmazione nel calcio è fondamentale e letteralmente necessaria per piccole, medie e grandi squadre. Negli anni siamo stati in grado di avere sotto gli occhi realtà che hanno fatto di questo fattore un vero e proprio paradigma.

L’Atalanta ne è l’esempio più nitido, ma come lei le società che hanno dato vita ad una programmazione di lungo periodo sono tante:

    • Leicester di Brendan Rodgers
    • Wolverhampton di Nuno Espirito Santo
    • Sevilla di Julen Lopetegui
    • Sassuolo di Roberto De Zerbi
    • Verona di Ivan Juric

In cosa il Parma è mancato?

La vera domanda dovrebbe essere: “in quale fase della programmazione il Parma ha fallito?”

Per facilità di analisi dividiamo in punti:

  1. L’Allenatore, poiché una squadra che punta ad ambire al mantenimento della categoria non può permettersi di basare un ciclo su un “non gioco”.
  2. Ossatura della rosa. Il Parma l’anno della promozione in A ha apportato (come per il resto della sua cavalcata) una sostanziale “rafforzatura” della propria rosa. Con il senno di poi va riconosciuto che le figure prese in considerazione in quella sessione di mercato e in quella dell’estate successiva non potevano garantire un loro apporto FUTURO alla causa.

Questi due punti non sono il primo a individuarli e sicuramente non sarò neanche l’ultimo, e la stessa società se ne accorse quest’estate.

Malgrado loro se ne accorsero nel momento più sbagliato. Come dimostra la statistica di A, le squadre che hanno cambiato allenatore nella pausa estiva più corta di sempre stanno risentendo di un gap sostanzioso con la stagione passata.

Parma

L’allenatore

Con tutto il bene che i tifosi del Parma possano volere a D’Aversa non si può che imputare a lui questa stagione disastrosa.

Il perché è da ricercare nella sua filosofia del “non gioco”.

Prendiamo come esempio la partita di lunedì sera contro il Verona. Il Parma restio a giocare ha adottato la tattica del lancio lungo sulla punta centrale.

Questo è anche, certamente, dovuto dall’assenza di un regista di ruolo o da un difensore con piedi “educati”. Queste mancanze sono una costante delle ultime tre stagione dei crociati!

Quel che è certo è che dal ritorno dell’allenatore di Stoccarda nel ducato la squadra non ha avuto quella spinta in più che ci si poteva aspettare e sotto il livello del gioco (metodo infallibile per venire fuori dalle cattive situazioni) non è mai pervenuta.

Risultato dell’analisi –> allenatore decisamente non adatto ad una programmazione di lungo periodo.

La rosa

Il Parma è una delle squadre che ha speso di più negli ultimi 3 anni, ma siamo sicuri che i giocatori comprati fossero adatti ad una programmazione di lungo periodo?

Nell’estate del 18/19 sono stati acquistati (fonte: transfermarkt):

Parma

e nell’estate 19/20:

Parma

per un totale di 24 giocatori, dei quali (ad oggi) solo la metà (esattamente 12) sono ancora in rosa.

Quello che è ancora più dimostrativo dell’errata programmazione è l’età media di coloro che sono rimasti: 28,45 anni e con ben 4 giocatori sopra il livello di questa media.

Conclusioni

Quello che ho cercato di dire tramite questo articolo è che la disastrosa stagione che il Parma sta affrontando era qualcosa di annunciato.

Se, con un miracolo, ci si dovesse salvare quello che è certo è che l’anno prossimo ci voglia una profonda rifondazione e una programmazione a lungo termine. I fattori necessari però dovranno essere principalmente: un allenatore adeguato e una dirigenza all’altezza.

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