Covid-19 o Coronavirus – poesia: Insieme ce la faremo!

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poesia covid-19

Covid-19: poesia di Paolo Carazzi

Prima di farvi leggere la poesia del nostro poeta-sportivo, ci teniamo a dirvi che non vogliamo in alcun modo né banalizzare né santificare quello che è un psico-dramma attuale. Una cosa che ci fa paura. Una cosa che può crearci problemi. Una situazione che può essere dannosa per noi come per i nostri genitori o nonni.

Ecco, perché in questi versi che leggerete, ci sarà poco di sport e molto di senso civico. Soprattutto si evidenzierà un lato umano: chi teme e chi prova sinistri timori. Perché in fondo, tutti possiamo non avere sintomi ed essere pericolosi per tutti!

Quindi, speriamo che possiate apprezzare questi semplici versi. Laddove il senso del vivere in casa e farlo per la comunità si fa forte. E’ un momento difficile, per tutti.

Ve l’abbiamo documentato con lo speciale rimborso biglietti per il tifoso. Così come vi abbiamo spiegato quali pericoli ci possono essere per gli stessi sportivi.

Senza dimenticare che per molti appassionati di sport, tanti sono gli eventi che stanno saltando o che sono spostati o rinviati.

Prendiamo questa poesia, come al solito, scritta in acrostico, come un amuleto. Un portafortuna. Sperando che presto tutto torni come prima!

COVID – 19

Circondati da invisibile e pernicioso scaltro nemico

Osserviamo il lontano orizzonte con l’animo amico;

Raggomitolati tra i nostri ancestrali e sinistri timori,

Organizziamo gesti e pensieri sia in casa che fuori:

Nato, anzi esploso, senza alcun concreto preavviso,

All’alba di quel giorno che tutti ricorderemo inviso,

Vedesti la fioca luce del mondo dal tuo lume intriso.

Irriverente ti mostrasti con abietti segni del comando,

Rammentando a tutti che il tuo abbraccio è nefando.

Untore di nostre vite sei diventato con Reale Corona,

Scettro ti caveremo però dalle mani di laida padrona!

Paolo Carazzi

Milano, marzo 2020
(Tutti i diritti riservati all’Autore)

Parafrasi della poesia Covid-19

A cura di Stefano Fornaro

Partiamo subito da una constatazione: un plurale che vale per tutti! Circondati, Osserviamo, Raggomitolati, Organizziamo e tanti altri che aprono la poesia. Cioè un NOI che vale per tutti! Siamo tutti coinvolti! Siamo tutti dentro.

Siamo circondati da un nemico (il virus) che è invisibile (perché una particella nella sua dimensioni) e pernicioso (latinismo, per dire pericoloso).

Il secondo verso può avere due possibili spiegazioni. La prima è riferita al primo paese, dove il Coronavirus si è diffuso: la Cina, nella provincia di Hubei. Questo sarebbe l’orizzonte lontano del verso. E l’animo amico è il nostro. Di quelli che prima osservavano immagini e video del web e che ora sono co-protagonisti della stessa epidemia.

La seconda ipotesi è invece più astratta: l’orizzonte potrebbe essere il nostro futuro, che osserviamo con animo amico, ovvero che speriamo che presto torni a sorridere la nostra vita.

Ma in questo momento, dice il terzo verso, siamo come i gatti tutti raggomitolati dentro di noi. Con il ricordo ancestrale (suona così di antico e ci riverbera epidemie come la peste), cioè la memoria di nefasti momenti storici dell’uomo, quasi sin dall’antichità. E sinistri timori, quelli di oggi.

Più difficile il quarto verso: Organizziamo gesti e pensieri sia in casa che fuori.

Sempre noi della comunità “organizziamo“, ma non nel senso di creare, ma ci diamo da fare per agire e pensare, secondo le direttive del governo. E lo dobbiamo fare sia in casa (perché dobbiamo tutelare i nostri cari) e sia fuori casa (perché il pericolo è ovunque: contagio orale, contagio con la mano e poca igiene).

Poi a fine verso ci sono quei due punti, che aprono a una pausa lunga e anzi a una digressione. A questo punto si apre un lungo confronto fra NOI e il virus. I due contendenti di questa battaglia: il popolo, la comunità contro questo virus tremendo.

Nato, anzi esploso, senza alcun concreto preavviso,

All’alba di quel giorno che tutti ricorderemo inviso,

Vedesti la fioca luce del mondo dal tuo lume intriso.

Irriverente ti mostrasti con abietti segni del comando,

Rammentando a tutti che il tuo abbraccio è nefando”.

Allora qua abbiamo proprio il rapido passaggio di contagio del virus nel mondo: dalla Cina a Noi. Nato, esploso quasi dal nulla e precisamente “all’alba di…”, quindi il 2 novembre (secondo alcune ricostruzioni recenti) o magari il 23 febbraio (se ci riferiamo al dato di Codogno), e poi la descrizione di una nascita, quasi fosse un bebè. Un virus che è fatto di luce intrisa (pieno, zeppo) , ma è una luce negativa! Da sè portatore di malattia o morte.

E poi qualcosa sulle caratteristiche del virus: irriverente, che, senza chiedere permesso ti mostrasti (ti palesi o ti mostri con segni, cioé segnali o meglio sintomi abietti, perché negativi) e poi nella conclusione (il virus è tratto con il TU, non di confidenza, ma di distanza) la magra realtà del momento: ogni abbraccio nostro è per colpa tua nefando. Ancora una parola dal latino: maledetto!

E nei due versi finali si riprende il concetto di “ancestrali” timori: gli untori della peste del Seicento manzoniano. Ci ungi fra noi, con la tua corona, come se tu fossi il nostro Re in questo momento. Ci ungi, spargendo unguento di microbi fra di noi, fra le nostre vite.

Ma il finale è di un’accesa speranza. Perché il poeta dice: tu ora sei il Re, con la corona in mano. Ma, presto, lo scettro del Re sarà nostro! E ti toglieremo dalla padrona “laida” (interpretabile come Re o meglio regina maledetta) quindi tornerà il sorriso!

Uno scettro che per la forma maschile della parola sa di riferimento a un vaccino di speranza.

Per quanto non sia mai bello far poesia su una situazione così drammatica come quella del Coronavirus, che sta cambiando le nostre abitudini quotidiane. Riteniamo che i versi ben ponderati ed educativi possano essere un veicolo importante per un messaggio che ora come ora è centrale. Cerchiamo, senza aver paura, di proteggere noi stessi e gli altri con la prevenzione. Anche noi tifosi di sport e calcio dobbiamo esserne pienamente coscienti. Rispettare le indicazioni che ormai ci arrivano da siti, TV, radio e web.

Insomma facciamolo, e speriamo che presto VINCEREMO tutti quanti: uomini, donne e bambini.

Paolo Carazzi: chi è?

Per chi non fosse nostro affezionato lettore, Paolo Carazzi è un poeta di origine mantovana. Lui scrive in acrostico, ovvero recupera una poesia antico-greca, con valore magico, che prevede che ogni inizio verso ci sia una lettera, che costituisca l’iniziale di un nome o di una cosa o di una parola.

Se volete, saperne, di più sul suo tipo di poesia e sulla sua biografia o volete leggere altri componimenti,  potete fare riferimento al sito ufficiale! 

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