Samu Castillejo: la rinascita è ora realtà

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Samu Castillejo è una certezza

Dalle stalle alle stelle, si direbbe. Parliamo di Samu Castillejo, titolare ormai inamovibile tra gli undici di Pioli.

Dopo le difficoltà dei primi due anni e mezzo rossoneri, è finalmente con il tecnico emiliano che il talento di Malaga sembra aver trovato la sua posizione in campo.
Conosciamo meglio la storia del malagueño, ormai sulla cresta dell’onda rossonera.

Caratteristiche Tecniche

Sicuramente abile nella conduzione del pallone, ama partire largo a destra sfruttando il piede invertito per accentrarsi e puntare l’uomo. Anche la velocità e lo spunto palla al piede sono caratteristiche che gli appartengono. Palla tra i piedi verticalizza spesso o punta l’uomo sulla corsia, cercando di creare superiorità.
Ha però anche diversi limiti: ad oggi sono riscontrabili nel dribbling nello stretto ma soprattutto nel corpo a corpo col difensore, in cui i suoi 61 kg distribuiti su 181 centimetri non aiutano sicuramente.
Altro aspetto che dovrebbe sicuramente migliorare è la fase di realizzazione: i chilometri macinati fanno sì che arrivi spesso stanco sotto porta, risultando troppo spesso macchinoso e poco killer quando si parla di buttarla dentro, anche quando l’occasione è ghiotta e il gol sembra fattibile.
Paradossalmente risulta più pericoloso con tiri da fuori area che non quando si inserisce senza palla innescato da uno tra Ibra e Rebic.

L’esordio con il Malaga e il trasferimento al Villareal

Cresce calcisticamente nella sua città di origine: a 12 anni il Malaga lo nota e lo compra dall’ US Mortadelo, piccolo club situato nel barrio de La Uniòn della città andalusa. Ai Boquerones sin dalle giovanili fa vedere di averne più degli altri, tanto da attirare su di sé l’interesse dell’Atletico Madrid, che però declina per continuare nelle giovanili dei biancoazzurri.
Dopo un precampionato di tutto rispetto da aggregato in prima squadra, il 29 agosto 2014 Javi Gracia (tecnico del Malaga) decide di buttarlo nella mischia contro il Valencia, facendolo esordire in Liga BBVA. Nonostante il reparto sia affollato, nel corso della stagione riesce a ritagliarsi uno spazio importante, senza però iscriversi mai al tabellino dei marcatori.
A causa dei problemi economici che colpiscono il Malaga e il suo presidente Al Thani, il talento andaluso viene ceduto per una cifra vicina agli 8 milioni di euro al Villareal, tappa apprezzata in quanto considerata trampolino di lancio per i giovani.

Al Sottomarino Giallo rimane 3 anni, trovando una maglia da titolare fin da subito sia in Liga che in Europa League, siglando 11 reti in 127 presenze, ma soprattutto svezzandosi tatticamente e tecnicamente grazie ai consigli di Marcelìno, Escriba e Calleja.

L’arrivo al Milan

Nell’estate del 2018 arriva al Milan. È un momento complicato per la società: fallito il tentativo di acquisto da parte di Yonghong Li, Elliott ha affidato le redini della squadra al duo Maldini-Leonardo con il compito di sistemare il sistemabile. Tra i tanti casini da gestire, si ritrovano tra le mani la situazione Carlos Bacca, dato in prestito al Villareal l’anno precedente. Se la volontà sia del giocatore che degli amarilli sarebbe quella di continuare insieme, è anche vero che la società ritiene la cifra precedentemente pattuita per il riscatto troppo alta per le loro casse.
Si arriva però all’accordo: come “pagamento” di Bacca, il Villareal cede al Milan il cartellino di Samu Castillejo, iscritto a bilancio per 21.5 milioni.

I problemi al Milan e la svolta di Samu Castillejo con Pioli

Al Milan cominciano da subito le difficoltà. Il giocatore sembra non abituarsi a un calcio più tattico e meno aperto di quello spagnolo, cosa che ne palesa da subito i limiti tecnici soprattutto nella gestione del pallone a difesa schierata.
San Siro poi, non perdona: basta qualche giocata sbagliata e i fischi dalle tribune si sprecano.
Sia con Montella che con Gattuso, il suo ruolo non cambia: parte spesso dalla panchina subentrando in corsa, ma senza mai risultare decisivo.
Al termine del suo primo anno in Italia colleziona 4 gol e 4 assist in 35 gara disputate (di cui 24 partendo dalla panchina).
In estate si parla addirittura di un suo ritorno in Spagna, con il Celta Vigo in pressing per portarlo in Galizia e con il Milan che non sembra intenzionato a trattenerlo di fronte a un’offerta congrua. Se la cosa non si realizza è solo perché Los Celestes non soddisfano le richieste rossonere di 15 milioni a fronte di un’offerta di 11.
Riparte il campionato, e francamente per Castillejo la solfa pare non cambiare. Anche con Giampaolo, complice anche un infortunio al bicipite femorale, sembra continuare a vivere nell’ombra di Suso.

La svolta di Castillejo

Nelle prime 18 partite di campionato parte titolare solo 4 volte. Anche Pioli, nel frattempo subentrato a Giampaolo, sembra preferire Suso nel canonico 433.
La svolta arriva dopo Natale. Con l’arrivo di Ibra e la partenza di Piatek, Pioli sperimenta da subito un 442 (che si trasformerà a breve in 4231).
Dal momento che Suso non pare convincere in quel ruolo in quanto comporta sacrificio in fase di copertura, gli viene immediatamente preferito il malagueño, la cui disponibilità a ripiegare è di ben altro spessore.

È grazie a questa nuova sistemazione che lo spagnolo sembra tornare ad essere il giocatore che tanto aveva fatto parlare di sé agli esordi col Malaga.
Poter ricevere palla più basso rispetto a prima, gli permette di non preoccuparsi dell’immediata pressione dei difensori, di alzare la testa e di decidere che fare, verticalizzando al bisogno su Ibra o partendo palla al piede per puntare il difensore. Diversamente da prima può sfruttare l’abbrivio della sua velocità, andandosene sul fondo o rientrando per il cross.
Si conquista dunque la titolarità, e non la perde più: nove partite su nove dal primo minuto con tre gol e due assist.

 

Castillejo rappresenta insomma il prototipo di giocatore non fenomeno, che sa di non esserlo ma che si sbatte in campo, sacrificandosi quando serve. Sicuramente aiutato dall’arrivo di Ibra è però riuscito a emergere, superando i brusii e i fischi di San Siro, dimostrando che il lavoro in settimana e l’amore per la maglia superano di gran lunga il solo talento (vedi Suso). Ben fatto Samu!

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