Sarri e la morte dei luoghi comuni

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Il gioco di Sarri: integralista, macché! La realtà è molto diversa dalle ipotesi estive e lo sta dimostrando

L’ingaggio di Maurizio Sarri da parte della Juventus per sostituire l’esonerato Massimiliano Allegri è stata una mossa inaspettata da parte della dirigenza bianconera. I sogni dei tifosi, fomentati dalle tante voci estive (fondate? montate ad arte per fare audience? completamente insensate?), erano concentrati sull’arrivo di Pep Guardiola, una possibilità che si è rivelata presto nient’altro che una suggestione, con l’allenatore spagnolo ben saldo sulla panchina dei Citizens.

Le ipotesi più accreditate erano su un ritorno di Antonio Conte, poi passato agli eterni rivali (!). In lizza per il posto sulla panchina della Juventus c’erano anche Pochettino, Spalletti e addirittura il campione d’Europa in carica Jurgen Klopp e l’odiato nemico Mourinho. In pochi, dopo l’esonero di Allegri, avrebbero pensato a Sarri sulla panchina della Juventus.

Troppo diversi Sarri e la Juve, troppi screzi verbali al tempo del Napoli, troppo emblema di quel Napoli, che era diventato l’anti Juve sotto l’aspetto tecnico e “ideologico”.

Per questi motivi l’arrivo di Sarri ha destato stupore e perplessità. Sarri dal carattere difficile, non abituato a lavorare con i grandi campioni, troppo integralista con i moduli, poco incline alle rotazioni delle presenze, troppo legato alla squadra di cui aveva dichiarato di essere stato sempre tifoso, mai realmente un “vincente”.

Sarri e la Juventus: così diversi, ma così uguali

Dubbi nati soprattutto rivedendo le stagioni di Sarri al Napoli, e sollevati con insistenza da tanti addetti ai lavori. Sospetti che facevano tendere le previsioni di inizio stagione, o forse le speranze, verso un campionato più equilibrato, in cui la Juventus avrebbe avuto difficoltà e in cui, probabilmente, Sarri non sarebbe riuscito a ripetere le grandi prestazioni messe in campo con il Napoli. A coniugare il “bel gioco” sarriano, o Sarri-ball o Sarrismo che dir si voglia, alla fame atavica di vittorie della società bianconera.

Quel “Vincere non è importante, è l’unica cosa che conta” di bonipertiana memoria, che è essenza della società Juventus, e che tanto sembra contrastare con il pensiero di un allenatore il cui credo è rivolto al bel gioco prima di tutto, al cercare la perfezione nella prestazione più che nel risultato.

Un’idiosincrasia evidentemente infondata poiché il bel gioco, per Sarri, come per Sacchi, come tutti gli allenatori di calcio, è un mezzo e non un fine. Non è la bellezza fine a se stessa che si ricerca nel calcio come nello sport in generale, ma il gesto tecnico, singolo o corale, è finalizzato alla vittoria.

Evoluzione Sarriana

Così il connubio tra Sarrismo e Juventinismo trova sfogo nella ricerca della vittoria con un gioco di respiro più europeo, poiché il vero obiettivo della Juventus è compiere l’ultimo passo nella propria crescita che la porti ad essere protagonista tra i migliori in Europa. Quello che basta in Italia, non basta in Europa, dove le squadre vincenti lo sono attraverso il gioco, oltre che per la forza dei singoli, dalla quale, evidentemente, non si può prescindere.

Per questo, nonostante il cambio di mentalità portato da Sarri nei confronti del gioco della Juventus, non è corretto parlare di “rivoluzione”, ma è più appropriato parlare di “evoluzione”. Un ulteriore passaggio nel percorso cominciato 9 anni fa con l’arrivo di Andrea Agnelli alla presidenza, che proietta la Juventus verso il gotha del calcio europeo.

Sarri l’integralista

Uno dei convincimenti che ha accompagnato l’arrivo di Maurizio Sarri in bianconero è stata la presunta convinzione a giocare con il 4-3-3. Il convincimento generale è stato che Sarri avrebbe dovuto adattare i giocatori presenti nella rosa della Juventus al proprio modulo preferito. Sin dalle prime interviste l’allenatore toscano ha subito chiarito un principio generale: non sono i giocatori a doversi adattare al modulo, ma il modulo ai giocatori.

Quello che guida il gioco di Sarri non è la posizione in campo, ma la filosofia di gioco. Un gioco fatto di fraseggi stretti a due tocchi, movimenti rapidi della palla, rapidi triangolazioni e verticalizzazioni, difesa alta e aggressiva.

Ha impiegato poco Sarri, a smentire l’idea di essere integralista. Utilizzando Cristiano Ronaldo in modo molto diverso da come faceva giocare Insigne. Giocando con il trequartista piuttosto che con tre punte. Utilizzando un giocatore con caratteristiche prettamente difensive e di mobilità come Matuidi in luogo di giocatori più tecnici.

I più attenti avrebbero dovuto capire che la figura di un Sarri intregralista era completamente infondata. Nel proprio percorso il tecnico ha usato diversi moduli: 4-2-3-1, 4-3-1-2, 4-3-3. Sarri ha sempre adattato il modulo alle caratteristiche dei giocatori in modo da ottenere il massimo dai suoi giocatori di maggior talento. Semplicemente al Napoli il modo migliore per giocare era il 4-3-3.

Ovviamente chi si aspetta un gioco identico a quello messo in campo dal Napoli rimarrà deluso. I giocatori della rosa della Juventus hanno caratteristiche diverse. La Juventus avrà un proprio gioco, che seguirà la filosofia del proprio allenatore, ma che sarà adatto alle caratteristiche dei giocatori. Anche usando diversi moduli in funzione del momento di forma degli interpreti.

Sarri e l’uso dei giocatori in panchina

Già durante il suo anno al Chelsea, Sarri ha dimostrato di sapere utilizzare a pieno la rosa. Le rotazioni degli uomini in formazione, il cosiddetto turnover, non è di certo un taboo per Sarri. Ancora una volta l’opinione pubblica fa troppo riferimento al periodo napoletano. In realtà era la rosa del Napoli a non permettere all’allenatore di fare le dovute rotazioni. Nel periodo di Sarri i partenopei avevano 13/14 giocatori di livello internazionale, mentre gli altri erano di livello più basso. Ovvio, quindi, che in quelle condizioni l’allenatore non potesse fare troppi cambi per ottenere gli stessi risultati.

Per lo stesso motivo Sarri ha dovuto privilegiare una competizione piuttosto che un’altra. L’obiettivo principale di quella squadra era il campionato, quindi i titolari sono stati risparmiati nelle coppe. I risultati deludenti hanno confermato come la rosa non fosse adatta ad una squadra che volesse competere per tre competizioni. E alla fine si è dimostrata anche inferiore alla Juventus.

Nelle prime sette giornate di campionato e due giornate di Champions League, Sarri ha utilizzato 22 giocatori. Nonostante abbia mantenuto un’ossatura di squadra abbastanza stabile. Gli unici a non scendere mai in campo sono stati Rugani e Mandzukic.

Sarri e i Campioni

Altro luogo comune abbastanza diffuso era la supposta incapacità di Sarri a gestire i grandi campioni. Anche questa affermazione è risultata evidentemente sbagliata da quello che si è visto in campo. Anzi con Sarri alcuni giocatori che avevano subito un calo di prestazioni stanno tornando nella loro forma migliore. Ovviamente la coppia Dybala-Higuain. Entrambi coinvolti in una competizione sana e positiva che, nel rispetto l’uno dell’altro e soprattutto dell’interesse della squadra, li porta a dare il massimo in campo. Da questo dualismo la squadra sta ottenendo grandi vantaggi.

Anche l’evoluzione di Juan Cuadrado è molto positiva. Il colombiano si sta adattando al nuovo ruolo con grande entusiasmo. Ovviamente non è da trascurare il rapporto tra Sarri e Cristiano Ronaldo. Tra il tecnico e il calciatore portoghese è nato subito un feeling poiché Sarri ha avuto l’astuzia di mettere CR7 nelle condizioni di esprimersi al meglio, sostenendo la sua importanza al centro del progetto bianconero.

L’unico giocatore che ancora non ha avuto lo spazio che ci si aspettava è Adrien Rabiot. Il centrocampista francese, dopo un precampionato incoraggiante, sta attraversando un periodo di poca forma fisica e psicologica. Sarri da buon gestore, quale si sta dimostrando, lo sta preservando e utilizzando solo in alcune situazioni.

Più spinosa la questione Emre Can. Anche il centrocampista tedesco, tenuto fuori dalla lista Champions League, sta iniziando a trovare il proprio spazio. Emre non ha preso bene l’esclusione. Il lavoro di Sarri e del suo staff e riuscire a mantenere alte le motivazioni anche per lui.

Esuberi, ma non troppo: casi Mandzukic ed Emre Can

La questione degli esuberi della Juventus ha tenuto alta l’attenzione sul mercato bianconero per tutto il precampionato. Il motivo è tutto nella dichiarazione, proprio di Sarri, in cui sosteneva che la rosa fosse molto ampia e che avrebbe potuto creare qualche imbarazzo nel dover fare delle scelte. Il senso della dichiarazione di Sarri era, ovviamente, quello di dover, a causa del regolamento, dover tenere fuori alcuni giocatori che per il loro spessore internazionale e la loro qualità avrebbero meritato di rimanere il lista.

Così è stato, quindi, per Mandzukic ed Emre Can. Si è già detto del tedesco che si sta facendo spazio in campionato. Per il centravanti croato la situazione è un po’ diversa. Evidentemente fuori dal progetto tecnico, non ha ancora trovato spazio in partite ufficiali. Per lui si prospetta una sicura cessione nel mercato di gennaio. Situazione triste per gli juventini innamorati del loro guerriero. Ma, purtroppo, è necessario fare delle scelte e se il giocatore non ha le caratteristiche adatte al modo in cui vuole giocare l’allenatore la soluzione migliore è separarsi. Questo non cancella tutto quello che Mario e la Juventus hanno vissuto insieme. Mandzukic rimarrà per sempre nel cuore dei tifosi per quello che ha fatto in campo.

Anche Dybala e Higuain era considerati degli esuberi durante il mercato. Per loro si sono prospettate delle occasioni di cessione, mai andate a buon fine. Per i due argentini ha pesato soprattutto la voglia di non lasciare la Vecchia Signora. La coppia ha poi dimostrato sul campo di meritarsi la conferma, con prestazioni all’altezza e una grande voglia di combattere per trovare un posto in squadra. Un salto decisivo da esuberi a protagonisti.

Sarri ha solo avuto bisogno di tempo

La speranza degli avversari della Juventus, nei confronti di un campionato non brillante da parte dei bianconeri, era riposta anche nella probabile difficoltà che avrebbe avuto la squadra Campione d’Italia ad assimilare gli schemi del nuovo allenatore. Era prevedibile che ci volesse un po’ di tempo prima che la Juventus potesse fare un salto così ampio dal punto di vista del gioco e della mentalità. Questa affermazione non era infondata, ma ancora una volta la Juventus l’ha smentita sul campo.

Se è innegabile che la Juventus abbia avuto qualche battuta a vuoto dal punto di vista del gioco è anche vero che durante questa fase di “apprendistato” non ha lasciato troppi punti per strada. Solo due per la precisione, a Firenze. Una trasferta in cui più di una squadra avrà difficoltà.

Il fatto è che la Juventus è una squadra formata da grandi campioni. E i grandi campioni riescono a risolvere le partite anche quando la squadra è in difficoltà. Per questo il primo periodo della gestione Sarri non ha presentato battute a vuoto. Adesso la Juventus si presenta come l’unica squadra imbattuta tra le grandi d’Europa, in testa al campionato e al girone di Champions League. E soprattutto sulla strada buona per assimilare a pieno i nuovi concetti di gioco.

In particolare, nonostante le difficoltà iniziali, la Juventus non ha fallito gli incontri più impegnativi. Battendo il Napoli e l’Inter in Italia e conquistando un pareggio, che lascia l’amaro in bocca, a Madrid contro l’Atletico. Una forza che gli deriva da una nuova mentalità, unita al carisma, alla classe e all’esperienza dei suoi campioni in campo.

Opposti come il bianco e il nero

Il dubbio maggiormente diffuso dopo l’ingaggio di Maurizio Sarri da parte della Juventus era proprio sulla compatibilità del personaggio Sarri con il mondo Juve. Negli anni napoletani il tecnico toscano era stato visto come un grande oppositore della società. Non solo per il lavoro fatto sul campo, ma anche per le dichiarazioni, l’atteggiamento, per quello che rappresentava per il popolo napoletano. Era visto come la classe operaia contro il potere.

La separazione di Sarri dal Napoli e la sua esperienza al Chelsea hanno cambiato l’atteggiamento del tecnico. Sarri si è presentato ai microfoni al popolo bianconero in una veste diversa. Molto più seria e professionale. Pur non rinnegando il proprio passato ha mostrato di sapersi adattare bene al mondo bianconero e al codice di comportamento, il cosiddetto “Stile Juve” da tenere nelle occasioni pubbliche quando si fa parte di questa società.

Se un difetto si può trovare nelle parole di Sarri, durante le prime settimane del periodo juventino, è forse nella mancanza di diplomazia. A volte il tecnico tende a dare risposte che rispecchiano troppo la verità, senza tenere conto che a volte sarebbe meglio dare una risposta diplomatica per non alimentare le polemiche. Su tutti si può fare l’esempio della questione degli esuberi. Un non problema che ha alimentato le penne dei giornalisti per l’intera estate. Ma anche a volte quando risponde sull’impiego dei giocatori in campo.

L’impatto dell’arrivo di Maurizio Sarri sulla panchina della Juventus si può considerare senz’altro positivo. Il tecnico toscano ha spazzato via, con il lavoro e i risultati tutti i dubbi nei propri confronti. E adesso, con i campioni che ha in campo, con le prestazioni in continua crescita, con i grandi margini di miglioramento, con i risultati raggiunti questa Juventus fa proprio paura. Con buona pace di chi sperava che il cambio di allenatore potesse creare difficoltà ai bianconeri.

La Juventus è ancora, saldamente, la squadra da battere. E, come confermato da Chiellini prima e Buffon poi (non due qualunque), la vera Juventus si vedrà dal mese di dicembre. Non resta che mettersi comodi e aspettare..il meglio deve ancora arrivare.

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