Maradona da mito a leggenda

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Ebbene anche tu in questo maledetto 2020 te ne sei andato così all’improvviso e a noi amanti del calcio, del Napoli non ci resta che la malinconia e i ricordi che ci hai lasciato. Non ho avuto la fortuna di vederti dal vivo nel periodo in cui eri l’indiscusso Re di Napoli ero solo un bambino. Però una cosa la ricordo di certo. Una delle prime parole che rievoco accanto alla parola calcio era proprio il tuo nome: Maradona. Ogni domenica pomeriggio con mio padre si passava del tempo ad ascoltare la radio, a guardare la televisione, in attesa che qualche tua magia potesse regalarci vittoria e gioia. Anche nel momento in cui te ne sei andato sapevo che il tuo nome sarebbe rimasto per sempre nel cuore e nella testa di noi tifosi.

Carriera Maradona a Napoli

5 luglio 1984 iniziò della leggenda e dei trionfi in maglia azzurra

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Dopo la parentesi al Barcellona un fortissimo 24enne argentino entrò nello stadio San Paolo con al suo interno ottantamila persone desiderose di vedere il suo nuovo beniamino. Iniziò così la sua leggenda. Iniziò così il grande Napoli.

Nella prima stagione guidata da Diego il Napoli arrivò a metà classifica e l’anno successivo terzo.

Sotto la guida di Ottavio Bianchi nella stagione 1986/87 Il Napoli vinse il suo primo scudetto, dove riuscì a battere al Comunale di Torino la Juventus dopo 32 anni. Il 10 maggio 1987 con un pareggio casalingo contro la Fiorentina gli azzurri diventano matematicamente campioni d’Italia.

Da li a poco arrivarono altri trionfi come la vittoria della coppa Uefa nella stagione 1988/89, il secondo scudetto nella stagione 1989/90, una coppa Italia (1986/87) ed una Supercoppa italiana (1990). La sua avventura azzurra termina dopo un controllo antidoping il 17 marzo 1991 al termine della partita Napoli – Bari vinta dai partenopei.

“Eroe dei due mondi”

Maradona oltre ad aver incantato con la maglia azzurra ha trascinato la sua nazionale nel 1986 per la seconda volta nella sua storia a diventare campione del mondo. In quel mondiale l’Argentina vinse quasi tutte le partite (pareggiò soltanto una volta contro l’italia per 1 a 1 nei gironi di qualificazione). Rimangono indimenticabili le due marcature che fece contro l’Inghilterra nei quarti di finale passati alla storia come “la mano de Dios” ed il gol del secolo. Nella rassegna messicana la Germania Ovest dovette cedere il passo in finale all’Argentina per 3 a 2 trascinata dal suo condottiero. Maradona terminò quell’avventura con 5 gol segnati e 5 assist nelle sette gare disputate.

Cos’ha davvero rappresentato Diego?

Oltre al talento immenso che ha avuto per il gioco del calcio, cos’ha davvero rappresentato Maradona? È stato l’uomo del riscatto. Lui poverissimo è riuscito a venire alla ribalta grazie al suo immenso talento e l’ha fatto da solo. A differenza di tantissimi grandi campioni, lui ha vinto, con l’Argentina nel 1986 e col Napoli nel 1987, praticamente da solo con una squadra di gregari. Lui con la sua innata dote di leadership e col suo carisma si è caricato il peso di due popoli sulle spalle e li ha portati alla vittoria ed al riscatto sociale. Diego è stato sempre dalla parte dei deboli ed ha affrontato i poteri forti. Oltre ad aver affrontato calcisticamente in Italia le potenza del Nord è andato contro la Fifa (massimo organo calcistico del mondo). Non si è risparmiato neanche contro i leader mondiali come ad esempio il presidente americano Bush definendolo un assassino. Amico di Fidel e del boliviano Morales ha sempre mostrato un suo animo “ribelle” che l’ha portato ad essere un icona mondiale per i più deboli.

Maradona: tra talento e follia

Come spesso è accaduto a tanti artisti (per me lui è paragonabile davvero a un artista) la sua vita privata non è stata affatto facile e questo lo sappiamo tutti. Neanche nel quotidiano, lui ha saputo vivere da persona comune e ha ecceduto in molti vizi, probabilmente, nel disperato tentativo di trovare una sua normalità. Molti dei suoi detrattori hanno sempre utilizzato queste sue debolezze per metterlo in cattiva luce e farlo apparire per quello che non era. Ma io come tanti tifosi azzurri, argentini e appassionati di sport lo ricordo per le emozioni che mi ha saputo trasmettere. Alla fine è stato un bene per noi che lui non sia stata una persona normale.

Dal San Paolo al Diego Armando Maradona

Già da ieri sera molti tifosi azzurri sono passati a lasciare un pensiero, un omaggio davanti al suo stadio a Fuorigrotta. Il sindaco De Magistris, anche per conto dell’intero popolo napoletano, ha già dichiarato che sono iniziate le procedure per dedicare lo stadio al nostro eterno numero 10.

Adios Diego!!!

#ForzaNapolisempre

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