Il bilancio sportivo del Milan negli ultimi dieci anni
Indice dei contenuti
Toggle- Il bilancio sportivo del Milan negli ultimi dieci anni
- Gli acquisti rossoneri: numeri e provenienza
- Inghilterra e Germania: prestiti e poche certezze
- I nuovi mercati emergenti
- Il rischio della strategia dei campionati più appetibili: ‘trading e plusvalenze’
- Conclusione: quale futuro per il Milan?
- FAQ sul calciomercato del Milan
Negli ultimi dieci anni il Milan ha raggiunto una sola semifinale di Champions League, senza più riuscire a sollevare il trofeo più ambito e ha vinto tre trofei: uno scudetto e due Supercoppe Italiane. In due anni, quello che è appena iniziato e quello del Settlement Agreement con l’UEFA non ha giocato nessuna competizione internazionale. E’ evidente che la società rossonera rispetto al passato sia in un momento di difficile gestione. E’ normale che sorgano delle domande sui motivi di questa crisi, soprattutto dopo l’arrivo di un DS di ottimo livello come Igli Tare e di un allenatore vincente, ma poco spettacolare sul piano del gioco come Massimiliano Allegri, che ha alzato ben 14 trofei nella propria carriera.
L’inizio deludente con la sconfitta a San Siro contro la neopromossa Cremonese di Nicola riapre il capitolo crisi che l’estate sorniona di Allegri aveva per un attimo sedato. Quale necrosi si cela dietro all gloriosa storia del club rossonero? Quanto il mercato è parte di questa maledizione e perché?
Gli acquisti rossoneri: numeri e provenienza
Dal 2014 in poi, il Milan ha acquistato circa 80-90 giocatori. Di questi, ad eccezione dei protagonisti delle finali di Supercoppa e dello scudetto 2022, pochi hanno inciso davvero. Analizzando le provenienze emergono scelte precise e altre discutibili. Sembra proprio che il modo di fare mercato del Milan stia radicalmente cambiando e i tifosi si dovranno abituare a questo.
Il declino del mercato sudamericano
Rispetto all’era Berlusconi-Galliani, il Milan ha quasi smesso di guardare al Sudamerica. A parte Paquetà e Vasquez, alcuni dei sudamericani arrivati già giocavano in Europa (Bacca, Luiz Adriano, Zapata, Higuain). Un netto cambio di rotta rispetto ai tempi di Kakà, Pato e Ronaldinho. Se per il versante offensivo il club milanese alla pari di altri club italiani hanno iniziato a fare i conti con l’avvento imperioso nel calciomercato dei ricchissimi club della Premier o della sempre agguerrita concorrenza di quelli della Liga, viene difficile dare delle motivazioni se si pensa al versante difensivo. I Thiago Silva della situazione non esistono più o semplicemente vengono ignorati? Perché non ci si affida più ai terzini brasiliani e si preferiscono altri tipi di giocatori?
C’è da chiedersi una cosa: dove sono finiti gli osservatori e i talent scout del passato? Non conosciamo a fondo tutta la struttura tecnica della società, anche perché risulta esserci il solo direttore tecnico, che è Moncada allo stato attuale, ma sembra strano che una società così rinomata e ben conosciuta anche nel calcio sudamericano come quella rossonera non abbia fra le proprie fila degli osservatori o degli intermediari collegati al calcio brasileiro o argentino.
L’abbandono del mercato sudamericano non è l’unica stranezza che si sta sempre più verificando negli ultimi anni.
Il calo degli acquisti dalla Liga
Anche il mercato spagnolo è stato progressivamente abbandonato. Tra i nomi di spicco troviamo Bacca, Theo Hernandez, Brahim Diaz e Castillejo. Tuttavia, nonostante proprio i due calciatori di scuola Real abbiano contribuito in modo preponderante agli ultimi successi dei Milan, i numeri degli acquisti successivi restano bassi rispetto al passato. Il solo Chukwueze è arrivato dal Villareal negli ultimi anni, ma non ha mai a pieno convinto nessuno dei tanti tecnici che lo hanno allenato e a breve diventerà una nuova cessione. Il resto degli acquisti non sono stato altro che meteore, prestiti e vendite senza alcun valore calcistico.
Il predominio della Serie A: pochi italiani e molte incertezze
Il Milan ha puntato molto su giocatori della Serie A, ma non sempre con successo. Tra i più apprezzati ci sono stati Tonali, Kessié, Romagnoli e Florenzi. Nell’elenco poi vanno inglobati anche giocatori di spicco internazionale come Bonucci e Higuain, che per una serie di motivazioni difficili da riassumere, non hanno mai reso al 100% per quello che si aspettava. Il dato sulla Serie A, però, ne nasconde un altro ancora più preoccupante. Molti dei giocatori acquistati non erano italiani, ma militavano già in formazioni di A. Infatti rispetto al primo decennio anche la linea azzurra della rosa del Milan è andata in calo vertiginoso. Tanto prospetti acquistati e poi mai sbocciati e tanti giocatori prestati più volte e poi scartati per sempre. I nomi possono essere vari, ma non aiuterebbero a tirar su il morale ai tifosi rossoneri.
La validità dubbia del settore Primavera e del progetto Milan Futuro: Camarda e Liberali
Italianità che viene meno, anche nel prelevare giocatori di spicco dal vivaio. Di quelli presenti negli ultimi dieci anni il solo Donnarumma ha fatto poi un percorso di ascesa personale. Gli altri sono rimasti nell’anonimato. Se si pensa alla qualità di giocatori come Paolo Maldini, Demetrio Albertini e Massimo Ambrosini, ci si rende conto che anche da questo punto di vista la linea verde del Milan non è più quella di prima. Il mondo del calcio campionato, si sa, e anche i ragazzini ora chiedono, per mezzo dei loro procuratori spazio. Il caso Camarda, non per ultimo, è emblematico. Giocate fantastiche in Primavera, numeri pazzeschi, debutto in A e ora la cessione temporanea al Lecce con una formula che non garantisce il ritorno al 100% alla base. E se si prende un altro ragazzo, forse ancora più giovane, si intuisce bene come la attenzioni verso la gioventù non siano più le stesse. Perché vendere, anzi regalare (con una percentuale su futura rivendita) Mattia Liberali al Catanzaro? Difficile chiedersi se è stata una scelta tecnica o espressamente societaria. Resta il fatto che uno così Galliani non lo avrebbe gettato via in poco tempo.
Il fascino del campionato francese: promesse e costi più bassi
Dalla Ligue 1 invece sono arrivati Leao e Maignan, due dei colpi più azzeccati, oltre ad Adli. Il campionato transalpino negli ultimi anni si è fatto sempre più conoscere grazie alle egemonia europea del PSG e anche grazie alla possibilità di acquistare giocatori di un certo peso a prezzi meno esorbitanti di quelli di Premier League. Inoltre l’aumento di muscolosità del calcio moderno richiede sempre più giocatori possenti e rapidi che possano interpretare bene le due fasi e che coprano più campo possibile in poco tempo. Da qui la scelta di preferire terzini, esterni e mediani del campionato francese rispetto alle vecchie figurine dei brasiliani.
Inghilterra e Germania: prestiti e poche certezze
Dal mercato inglese il Milan ha preso di recente giocatori del calibro di Tomori, Giroud, Bakayoko, Pulisic e Loftus-Cheek, ma anche diversi prestiti (Dalot, Pasalic, Deulofeu).
Il mercato inglese, allo stato attuale delle cose, resta troppo competitivo per i club italiani e quindi è più facile ricercare giocatori poco utilizzati dalle giovanili o dalle numerose rose dei club piuttosto che optare per acquisti definitivi. Una strada questa, intendiamoci bene, che non ha iniziato a battere soltanto il Milan, ma anche altri top club italiani. Non che sia la strada sbagliata per rinforzare le rose, ma certamente i prestiti non garantiscono la continuità di un progetto e nemmeno il tempo di ambientamento per il giocatore stesso. Discorso differente per soluzioni biennali come quelle di Diaz o Jimenez, laddove c’è la possibilità di crescita per il ragazzo, risparmio per i club e un tempo più che accettabile di inserimento nella nuova realtà di squadra.
La Bundesliga ha portato Rebic e Chalanoglu, oltre al colpo Thiaw, rivenduto con una grande plusvalenza di recente. Non che il Milan per tradizione abbia sempre acquistato dal mercato tedesco. Ricordiamo affari poco soddisfacenti come Ziege o Lehmann ai tempi di fine secolo. C’è da dire che in Germania l’egemonia del Bayer di Monaco e di club come il Borussia Dortmund o il Lipsia non consente molti margini di manovra nel poter acquistare talenti in ascesa. Ed è per questo che il Milan spesso preferisce comprare da altre parti. Quali?
I nuovi mercati emergenti
Negli ultimi anni la società ha guardato a campionati meno competitivi, ma economicamente più accessibili: Belgio, Olanda, Austria e Portogallo. Da qui sono arrivati Reijnders, De Ketelaere, Hauge e Okafor. E di recente si potrebbe aggiungere il conteso centrocampista Jashari. Si fa scouting cercando i giovani ventenni, che possano poi trovare spazio e farsi conoscere nel calcio che conta. L’obiettivo non diventa più quello di vincere, dar vita a cicli di trofei, ma di comprare a poco e vendere a tanto, creando plusvalenze in bilancio e conservando quest’ultimo sempre con il saldo in positivo.
Il rischio della strategia dei campionati più appetibili: ‘trading e plusvalenze’
Il rischio principale di questa strategia è duplice: l’età acerba dei ragazzi e l’impossibilità di strutturare una squadra stabile.
Se all’epoca di Pioli era stato possibile lavorare su un gruppo di ragazzi che si allenava e conosceva almeno da tre anni, nell’ultimo biennio la porta girevole di Milanello non si è mai fermata. Giocatori in prestito, giocatori che litigano, giocatori venduti a loro insaputa e giocatori che restano controvoglia o quasi.
Una continua modifica di un possibile 11 titolare non consente la creazione del gruppo, l’amalgama umana e tecnica. Ne consegue che si sviluppano maggiori individualismi e ancora più difficoltà. In uno stadio poi come San Siro, dove – come disse Gattuso – il pallone a volte scotta, l’effetto è ancor più evidente. Prendere giovani speranze, che magari hanno vissuto per anni in contesti sportivi tranquilli e gettarli nella mischia della brama dei tifosi milanisti, vuol dire creare loro uno shock. Il nostro torneo, poi, non sarà più il più accreditato al mondo, ma resta uno dei più complessi a livello tattico e fisico.
Gimenez e De Ketelaere: esempi di investimento a rischio
I ragazzi giovani, centravanti come Gimenez o trequartisti come De Ketelaere, non sono abituati a trovarsi spintoni, calci, colpetti maliziosi e duelli fisici. Questo tipo di atteggiamento e questo modo di vivere il campo è ben più noto ai ragazzi delle giovanili italiane e magari sudamericane. Non certo laddove il calcio è sempre stata tecnica, come in Olanda o in Belgio. Le partite sporche, dove occorre farsi sentire e non spaventarsi non le sai affrontare, se non le vivi. Da questo emerge il rischio di trovarsi ragazzi non adatti, spaesati e confusi. E in questo caso ci vogliono mesi per apprendere come funziona da noi. Spesso, uno stadio come San Siro, non ti concede mesi, ma giorni, se non ore. A quel punto ci si ritrova con un investimento che è bruciato e che la stampa stessa contribuisce a denigrare. E’ ben noto che quando ci si affida alla linea verde, infatti, non si può pensare di avere campioni già affermati e le prestazioni altalenanti sono sempre all’ordine del giorno. E non basta ancora. Spesso le cifre offerte per questi giovani gioiellini sono completamente senza logica, se si pensa al rischio che ci si assume. De Ketelaere è stato acquistato per una cifra intorno ai 36 milioni di bonus e Jashari quest’anno è stato comprato per una cifra di poco superiore. A questi prezzi, dove sta la garanzia del rischio e dove quella del guadagno? Rejinders è stato pagato 19 milioni due estati fa e rivenduto a quasi il triplo, quadruplo al conseguimento di certi bonus. Quanti Rejinders ci sono fra i nomi del presente e del passato?
Conclusione: quale futuro per il Milan?
Il Milan sembra aver perso la tradizione sudamericana e le certezze del mercato italiano. La nuova linea, più orientata a trading e scouting europeo, ha prodotto risultati alterni. Senza una strategia chiara e una maggiore continuità, i rossoneri rischiano di restare lontani dai fasti dell’era Berlusconi-Galliani. E i numeri dei trofei vinti lo afferma con palese evidenza.
FAQ sul calciomercato del Milan
Perché il Milan non acquista più dal Sudamerica?
Negli ultimi dieci anni i prezzi dei talenti brasiliani e argentini sono aumentati drasticamente. Club come quelli della Premier League e della Liga hanno maggior potere economico, lasciando alle italiane poche possibilità.
Quali sono stati i migliori acquisti del Milan dalla Ligue 1?
Rafael Leao e Mike Maignan rappresentano due dei colpi più riusciti. Entrambi sono diventati titolari fondamentali e simboli della rinascita rossonera.
Qual è il rischio della strategia basata sui giovani?
Il rischio è quello di non costruire una squadra stabile: i giovani necessitano tempo di adattamento, mentre la pressione di San Siro rende difficile aspettare i loro progressi