Caso Conte-Inter: tutto chiuso e ora al via i progetti con il tecnico salentino

15

Incontro Conte-Suning

Si è concluso positivamente l’incontro fra Conte e il presidente cinese dell’Inter. Chiariti i dubbi, e promessi tre grandi acquisti, ora è il momento di pensare al mercato del futuro.

Segui qui ogni nuova trattativa sui nerazzurri. 

Gli sfoghi di Conte: pos sibilità di un prematuro addio?

Il tecnico leccese ha dimostrato in più di una occasione il proprio malumore. Ha sventagliato ai quattro venti i problemi tra lui e la società.

Ha puntato più volte il dito contro coloro che stanno al vertice del club, che, nella stanza dei bottoni, prendono quelle decisioni che riguardano anche il suo operato.

È stato così dopo una sconfitta in Champions (Borussia, credo!), è stato così dopo aver battuto l’Atalanta ed è stato ancora più enigmatico e “duro” al termine della sfida col Siviglia.

Al termine della finale di Europa League malamente persa contro gli spagnoli.

Le parole di Conte sembravano sancire una rottura con l’Inter. Un addio prematuro, dopo il cambio di rotta di qualche settimana prima.

Da quelle parole è sembrato che non ci fosse più quella “voglia di andare avanti. Di portare a termine il contratto, o per meglio dire, il progetto triennale cucitogli addosso”.

Sì, cari fratelli di tifo. Conte sembrava aver smesso i panni del condottiero nerazzurro, sembrava si fosse spogliato, in diretta tv, di quei panni neroazzurri che mai ha amato e che sembra non riuscire proprio ad amare.

Potevamo aspettarci di tutto, ma non quel messaggio. Non quelle parole, non dopo una finale europea meritatamente raggiunta dopo dieci anni e, soprattutto, non dopo la delusione di una sconfitta beffarda, perché, sarebbe meglio dirlo, noi eravamo ben più forti dei nostri avversari.

La debacle europea: Antonio sarebbe stato meglio fare mea culpa e ripartire!

L’ultima partita dell’anno ha sancito un momento di non ritorno. Un distaccamento. Una rottura che sembra (quasi?) insanabile.

No, niente a che fare con tecnico e società, ma con noi. Con noi tifosi.

Sì, perché anche noi facciamo parte di quel mondo Inter su cui pesano le decisioni prese da altri. Noi siamo sempre lì, presenti, col cuore pieno di gioia ad ogni sussulto nerazzurro, pronti ad emozionarci e gioire insieme, oppure crollare nello sconforto, lasciarci andare giù, nella “disperazione del momento”, nella delusione di ciò che poteva essere ed invece non è stato.

Bisognerebbe anche fare i conti con noi tifosi, ogni tanto. Provare a capire cosa ci passa per la testa, quali siano i nostri umori.

Mentre la Nord si schierava con il tecnico, poche settimane fa, anche noi “comuni mortali” del tifo nerazzurro sostenevamo la linea Conte, visto come l’emblema di un momento in cui eravamo tornati nuovamente protagonisti.

Lo sconforto era passato, il peggio era alle spalle. Eravamo pronti ad assaltare l’Europa!

Le brutte prestazioni con Sassuolo, Bologna e Verona avevano lasciato il posto all’entusiasmo di una cavalcata europea che poteva sfociare in un qualcosa di più di una semplice finale. Noi ci credevamo. Volevamo ardentemente quella Coppa. Per uno e più motivi.

Volevamo alzarla al cielo per dare inizio ad un ciclo. Per tornare a vincere qualcosa. Per sbatterla in faccia ai gufi, soprattutto quelli in maglia scolorita. Volevamo che arrivasse un segnale forte. Indiscutibile.

Noi ci siamo. Siamo tornati. E questo è solo l’inizio”.

Doveva andare più o meno così, ma il campo ha detto che non siamo ancora all’altezza. Non siamo ancora pronti a batterci a certi livelli.

Inutile parlare di “abitudine” o “esperienza internazionale”. Arrivati a quel punto serve solo concentrazione, una buona dose di coraggio mista a fortuna e carattere.

A noi, venerdì sera, è mancato tutto. È mancata la cattiveria. La forza. La voglia di andare a vincere una coppa che era alla nostra porta.

È mancata decisamente la fortuna, con la Dea bendata che si è accanita contro colui che ci ha permesso di fare questo “grande salto”, che ci ha regalato emozioni che non vivevamo da tempo. Si è accanita contro il nostro gigante buono. Contro BigRom, facendogli ciccare la palla del possibile vantaggio e spedendo su quel suo piedone la rovesciata del calciatore del Siviglia.

Conte-Inter: siamo ai titoli di coda?

Antò, noi siamo stati anche sfigati, ma la colpa non può solo essere dei calciatori. Non può essere di una società (a tuo dire) assente. Di certo non può essere nostra.

Vedi Antò, un po’ di sana critica, a volte, è ciò che serve per poter riabbracciare tutti noi e ripartire più forti di prima.

Perché, Antò, al termine della finale avresti dovuto dire poche e semplici parole. Avresti dovuto bestemmiare la sorte, avresti dovuto analizzare le tue pecche nel preparare una finale.

Avresti dovuto spiegare il perché la squadra sia andata in campo senza mordente, quasi spaventata dall’avversario, pur riuscendo a trovare il gol del vantaggio e quello del 2-2 pochissimi minuti dopo essere andata sotto di un gol.

Antò, se davvero tieni a questi colori (difficile!), avresti dovuto caricarti sulle spalle il peso di questo insuccesso e dire: “bene, non è andata come volevamo. Siamo stati dei polli a cadere nel tranello degli spagnoli. Sono stati più furbi di noi. Non più forti. Ma bisogna ripartire da qui. Adesso ci godremo le meritate vacanze e una volta tornati ad Appiano, per la nuova stagione, riprenderemo da ciò che abbiamo lasciato incompiuto. Dagli insuccessi di questa stagione, affinché il prossimo anno si possa, finalmente, vincere tutti insieme”.

Antò, poche e semplici parole. E non lo hai fatto. Al contrario hai ben pensato di sparare a zero sulla società, sull’ambiente che ti “stritola dall’interno e non ti lascia vivere”.

Ecco Antò, che in un attimo hai “distrutto” tutto, attirando su di te l’ira dei tifosi, perché, è doveroso ammetterlo, sarà dura ricominciare in caso ti riconfermassero eh… sappiamo tutti che l’upgrade di questa stagione porta il tuo nome. Che i risultati ottenuti sono merito del tuo lavoro maniacale e della tua tenacia, ma… noi non siamo fessi.

Sarà difficile, per noi tifosi, ricucire questo strappo. Sarà difficile credere ancora alle tue parole, perché, se guardi bene bene, non hai mai fatto autocritica. MAI!

Sembra che tu non abbia mai preso a cuore questo progetto. Che per te fosse una sfida personale, vincere per fare un dispetto a “qualcuno” e non per regalare una gioia alla società in primis e a tutti noi tifosi a seguire.

Se avessimo vinto, di certo, avrebbe vinto Antonio Conte e non il progetto Inter firmato da Marotta e controfirmato da Zhang.

Antò, se le tue ambizioni sono diverse dalle nostre, a malincuore, ti chiedo di andare

La porta è lì, va via da a Signore. Ringrazia tutti per la possibilità che ti è stata data.

Ringrazia lo staff, la dirigenza, il presidente e noi tifosi che, tra un boccone amaro e un altro, abbiamo digerito la tua figura in panchina.

Ringrazia tutti e vai. Non venire a spiegare a noi cosa voglia dire “vivere l’Inter” o quanto sia “complicato” viverci dentro.

Noi lo sappiamo benissimo e lo abbiamo scelto. Volontariamente. Senza dodici milioni di motivi all’anno.

Noi siamo lo specchio della Società. Piangiamo, ridiamo, gioiamo e ci incazziamo.

Proprio come te, ma a differenza tua noi abbiamo scelto di sposare a vita questi colori, la Loro Storia e Tradizione.

Noi abbiamo scelto di vivere, nel bene o nel male, con il nerazzurro nel cuore.

Tu, caro Antò, vecchio vessillo bianconero, non potrai mai capire cosa voglia dire “vivere l’Inter”, non potrai fino a quando non svestirai i panni da gobbo e ti calerai in questo fantastico mondo. In questa fantastica realtà.

Sei lì perché sei un professionista. Sei sul libro paga di Zhang. Non è Amore è solo interesse.

Cerca di capire davvero cosa vuoi. Cerca di scoprire cosa non ti rende sereno. Cerca di capire se è possibile questa “convivenza forzata” e cerca di portarci verso l’unico obiettivo che – sembra – sia comune: vincere!

Antò, in caso contrario risparmiaci le tue parole di circostanza. Le tue lacrime da coccodrillo. Risparmiaci la solita pantomima gobba, vai… ce ne faremo una ragione. Andremo avanti anche senza di te. Abbiamo avuto rispetto di te e del tuo lavoro, pur turandoci il naso… lo abbiamo fatto per il bene della nostra Beneamata.

Lo abbiamo fatto perché, pur non volendolo accettare, abbiamo scommesso su di te. Su quello che pensavamo potesse essere l’allenatore giusto. Il trascinatore. Ma guardaci, alla fine della prima stagione. Tu, povero, stremato in un angolo, mentre noi siamo ancora pieni di rabbia per l’epilogo di una stagione che poteva regalarci qualche trofeo.

Noi siamo già pronti. Carichi per ricominciare, perché per noi questi lunghi mesi sono stato solo l’antipasto. Avremmo voluto di più. Avremmo voluto vedere questo percorso di crescita andare avanti. Continuare. Noi eravamo al tuo fianco, ma… se deciderai di tirarti fuori evita i convenevoli. Ringrazia come è giusto che sia, ma non aggiungere altro, perché, all’inizio di questo cammino sei stato tu e solo tu ad abbandonare la strada maestra. Sei stato l’unico a tornare indietro, decidendo di non affrontare gli ostacoli lungo il percorso.

Caro Antò, scusa la mia presunzione, sono certo di una cosa. Il nostro futuro prossimo sarà roseo. Devo ammetterlo, il merito sarà anche tuo. Hai poggiato le basi per qualcosa di entusiasmante, ma non sarebbe bello vincere, a questo punto, insieme?

Dichiarazioni Conte Inter

Nel post partita di Atalanta-Inter, terminata 0-2 per i nerazzurri, durissime dichiarazione del tecnico Antonio Conte contro la società.

Sia nell’intervista post partita a Dazn che in quella ai microfoni di Sky, e successivamente nella conferenza di fronte ai giornalisti, il tecnico leccese si è lasciato andare a pesanti accuse. Nel mirino dell’allenatore nerazzurro dirigenza e proprietà. Vediamo nel dettaglio tutte le accuse e analizziamone i motivi.

Poca protezione dal club

Riassumendo, si può dire che Antonio Conte non sia per nulla soddisfatto della protezione, soprattutto mediatica, della società. Come specificato dallo stesso allenatore, non si tratta di una questione di mercato. ‘’Ora ci concentriamo sull’Europa League, poi al termine della stagione io e la società faremo delle valutazioni’’. Questo il concetto più volte ribadito da Conte. Tuttavia, tra le dichiarazioni di Conte troviamo tantissime altre bordate alla società. Dal’questi 82 punti ce li godiamo io e i miei giocatori, con tutto il rispetto per gli altri’’ a ’è stata un’annata molto difficile per me, anche da un punto di vista personale. Sui calciatori e su di me sono state dette tante cose brutte, e c’è sempre stata poca protezione da parte del club’’. Poco dopo, il tecnico ha ribadito ulteriormente quest’ultimo concetto iperbolizzandolo ulteriormente: ‘’protezione da parte del club: zero’’, indicando anche lo zero con la mano.

Possibili motivi delle dichiarazioni di Conte

Come mai queste accuse? I motivi potrebbero essere molteplici. Secondo i detrattori di Conte, semplicemente il tecnico non accetta di essere arrivato dietro la Juventus ed avendo un ego smisurato non si prende le responsabilità per quello che lui reputa un mezzo fallimento, scaricando tutte le colpe, di fatto, su società e proprietà. Mantenendo invece una linea di giudizio più equilibrata, si potrebbe dire che Conte faccia riferimento a diversi episodi extra campo avvenuto da inizio stagione fino ad oggi.

Minacce a Conte

A novembre si parlò di una busta con minacce e contenente addirittura un proiettile arrivata a casa di Conte. In realtà si trattò di una bufala: a Conte non arrivò nessuna lettera, ma questa arrivò direttamente nella sede dei nerazzurri. Altro episodio, quello della mail inviata da un utente, tale Salvo24, al Corriere dello Sport. Il contenuto di questa mail, poi pubblicata sul giornale, era costituito da messaggi contro l’allenatore e contro l’Inter. Il fatto clamoroso è che successivamente c’è chi ha provato a rispondere via mail a questo Salvo24 all’indirizzo di posta ‘’salvo24@libero.it’’ vedendosi tornare indietro la mail perché l’indirizzo era inesistente. Inevitabile il sospetto che allora sia stato il Corriere dello Sport ad inventarsi tutto: mail, finto utente (salvo24), contenuto della mail etc, tutto per dare addosso ad Antonio Conte e l’Inter.

Accanimento mediatico verso i giocatori

Per non parlare dell’aggressione mediatica (oltre che di buona parte della tifoseria) su alcune questioni tecnico/tattiche in casa Inter. Soprattutto ad inizio anno, ci fu molto scetticismo sull’acquisto di Romelu Lukaku, in relazione anche alla cifra che i nerazzurri hanno dovuto pagare al Manchester United. E ricordiamo che Lukaku è stato voluto a tutti i costi proprio dall’allenatore pugliese. In questi ultimi mesi, invece, è stato un tiro al bersaglio contro Eriksen, dai primi giorni seguenti al suo arrivo fino ad oggi. Molto recenti, invece, le vicende extra campo di Marcelo Brozovic. L’ultima un paio di giorni prima di Atalanta-Inter, con Brozovic che accompagna alticcio un suo amico in pronto soccorso, sfuriando contro infermieri e vigili accorsi sul posto. La notizia, ovviamente, si è diffusa con estrema facilità, cosa che non avrà certamente fatto piacere a Conte.

Riferimento a Spalletti

Come se non bastasse, l’altra sera Conte ha fatto anche riferimento ad un’intervista di Spalletti rilasciata a febbraio 2018. In quell’occasione, Spalletti denunciò il fatto che all’interno del club ci fosse ‘’una talpa’’ che spifferasse anche faccende private ai giornalisti. Discorso ripreso da Conte l’altra sera: ‘’qualche giorno fa mi hanno fatto sentire un’intervista di Spalletti: siamo nel 2020 e non è ancora cambiato nulla’’.

Una lunga serie di accuse

Non sono le prime bordate che Conte lancia alla società. Ricordiamo il post partita a Dortmund, quando sostanzialmente si lamentò di un mercato inadeguato, ricordiamo anche quando disse: ‘’venissero anche i dirigenti ogni tanto a metterci la faccia’’. Recente lo sfogo post Hellas Verona-Inter, in cui l’allenatore sottilineò il bisogno di un confronto con la società a fine stagione (anche se in quel caso sembrò più un riferimento al mercato). Insomma, questo è Antonio Conte. Prendere o lasciare. E lo sa benissimo anche Giuseppe Marotta, che aveva già lavorato con l’allenatore leccese alla Juventus.

Conte ha ragione?

Rispondere a questo quesito non è sicuramente facile. Bisognerebbe innanzitutto capire chi sia il principale destinatario delle dichiarazioni del tecnico. C’è chi sostiene Ausilio, chi Marotta, chi Zhang, chi addirittura Crippa, responsabile della comunicazione. Conte probabilmente avrà avuto dei validi motivi per fare una sfuriata del genere, a meno che, come detto precedentemente, tutto ciò sia solo un modo per scaricare le colpe su altre. Se però il contenuto delle lamentele di Conte può essere più o meno condiviso, è molto meno condivisibile la forma, il modo, il tempo, il luogo e il contesto in cui Conte è sbroccato. L’Inter ha ancora una competizione da giocare, ovvero l’Europa League: competizione che il club nerazzurro vuole vincere. Domani c’è già il Getafe, e dichiarazione del genere poco prima di un match così importante sono molto, molto pericolose. Inoltre proprietà e dirigenza, come è naturale che sia, non avranno apprezzato queste modalità di comunicazione da parte del tecnico. Un conto sono delle frecciatine, un conto accuse così pesanti davanti a milioni di spettatori.

Conte-Inter: un rapporto ormai segnato?

Sicuramente qualche crepa tra tecnico e società si sarà creata. È davvero difficile pensare che non sia così. È anche difficile pensare, però, che il tecnico possa abbandonare l’Inter a fine stagione. Marotta gli ha già regalato Hakimi, e proprio ieri sera l’Inter ha praticamente chiuso per il riscatto di Sanchez dallo United, senza alcun indennizzo per i Red Devils. Dai 15/20 milioni, si è scesi a 0. Inoltre, il cileno ha accettato di decurtarsi lo stipendio: dai circa 20 milioni che percepiva a Manchester, scenderà ai 7 milioni stagionali per 3 anni. Sappiamo che questo acquisto, un po’ come per Lukaku, era una precisa richiesta del tecnico, ed anche per questo sarebbe molto strano se le strade tra Conte e l’Inter si separassero tra poche settimane.

Conte: comunicato Ansa

Nel pomeriggio di ieri, Conte all’Ansa (forse costretto dalla società) ha provato a correggere un po’ il tiro. Ecco la dichiarazione: “In merito all’articolo uscito su Repubblica.it smentisco categoricamente il fatto di aver sentito dirigenti e giocatori della Juventus chiedendo ‘ma Sarri lo cacciano?’ Querelerò chi ha scritto quest’articolo e il direttore responsabile della testata. Ho sposato un progetto triennale con l’Inter e lavorerò duramente affinché sia un progetto vincente”. Staremo a vedere gli sviluppi di questa intricata situazione. Sicuramente un chiarimento sarebbe la soluzione migliore sia per Conte che per l’Inter: una separazione non converrebbe a nessuno.

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.