Chi è Ralf Rangnick: innovatore o inadeguato?

4
chi è Rangnick

Anticonformista, moderno e con un debole per Sacchi e Zeman: conosciamo meglio Ralf Rangnick

Chi è Rangnick: in questi giorni si parla molto dell’allenatore tedesco e della sua concreta possibilità di approdare al Milan per l’inizio della prossima stagione. A far crescere i rumors sul suo conto è stata l’intervista che ha segnato la fine dell’avventura di Boban in rossonero. Il croato ha infatti posto l’attenzione sull’accordo già preso tra Rangnick e Gazidis, senza che quest’ultimo interpellasse Maldini e Boban.

Rangnick è sicuramente uno di quegli allenatori che non lascia indifferenti: o rimani affascinato dalle sue idee oppure lo ritieni inadeguato per il calcio di oggi. Insomma, o lo odi o lo ami potremmo dire. Fa sorridere pensare che, in così poco tempo, il Milan possa adottare un cambio di prospettiva, se vogliamo, drastica: da un normalizzatore come Pioli ad un rivoluzionario, Rangnick. Ma ora vediamo nel dettaglio chi è Rangnick e cosa lo rende così particolare.

Chi è Rangnick

Ralf Rangnick è un allenatore tedesco (classe ’58) ma non solo: nella sua lunga carriera ha coperto ruoli diversi da quello di tecnico. È stato anche direttore sportivo e attualmente è il responsabile della divisione sportiva del gruppo RedBull, le cui squadre di calcio più famose sono il Lipsia e il Salisburgo. In alcuni club ha svolto contemporaneamente il ruolo di allenatore e DS; alla Wenger o alla Ferguson, per capirci. Ha giocato per molti anni a calcio a livello dilettantistico coprendo talvolta anche il ruolo di allenatore-giocatore.

Soprannominato “il professore” per la sua formazione universitaria in letteratura e, soprattutto, per quell’ospitata televisiva risalente al 1998 che ha iniziato a dargli notorietà. Durante un programma televisivo infatti, Rangnick, con aria saccente e sicura di sé, ha improvvisato un discorso articolato sulle sue idee calcistiche basate su un pressing quasi maniacale. Idee attualissime oggi, ma ancora inutilizzate alla fine degli anni’90.

Rangnick non ha mai nascosto la forte stima nei confronti degli allenatori rivoluzionari del nostro calcio. Passava le notti a guardare le registrazioni delle partite del Milan di Sacchi e ha confessato di aver portato la famiglia in vacanza in Trentino per poter assistere al ritiro precampionato del Foggia di Zeman. Ma il suo vero mentore, quello che più ha influenzato il suo calcio, è Valeriy Lobanovskyi, allenatore del Dinamo Kiev degli anni ’80. Esiste un famoso aneddoto che spiega l’incontro proficuo tra i due allenatori. Era il 1983, amichevole contro la Dinamo Kiev di Lobanovski. Quando la palla finiva fuori per una rimessa laterale, Ralf contava i giocatori della Dynamo, pensando che gli avversari avessero nascosto un uomo in più in campo. Non l’avevano fatto ovviamente, ma la ferocia del pressing era tale da pensare che stesse giocando in superiorità numerica. “The Professor” fu quasi folgorato, si innamorò di quel modo di giocare e ci costruì la sua carriera in panchina.

Per molti colleghi tedeschi, Rangnick è un grande innovatore. A lui vengono infatti attribuiti alcuni sviluppi tattici del calcio attuale. La sua modernità però non si limita soltanto a quanto si può vedere durante i 90 minuti di gioco. Il tedesco è un forte sostenitore delle metodologie di allenamento altamente tecnologiche e delle strutture all’avanguardia. Oltre ad essere stato uno dei primi allenatori ad utilizzare l’analisi video, Rangnick, quando nel 2007 allenava l’Hoffenheim, è stato uno dei primi utilizzatori del Footbonaut: una gabbia con quattro spara palloni utile a migliorare il controllo e la visione di gioco.

Per gli scettici invece, Rangnick rimane quello delle punizioni folli. Nella sua ultima esperienza da allenatore al Lipsia, infatti, ha messo in pratica un singolare metodo per il rispetto delle regole: una vera e propria ruota della sfortuna. Chi sgarrava, veniva sottoposto al giro della ruota e la lancetta poteva ricadere su punizioni socialmente utili così come su imprese più imbarazzanti come il famoso “indossa un tutù durante l’allenamento”.

La carriera

Dopo una trascurabile carriera da giocatore in club dilettantistici, Rangnick si siede in panchina. Ottiene il suo primo incarico importante nel 1999 con lo Stoccarda in Bundesliga. Allena poi l’Hannover e, per breve tempo lo Schalke 04 nei primi anni 2000. Dopo anni caratterizzati da alti e bassi arriva all’Hoffnheim nel 2006 e ci resta fino al 2011. In due anni ottiene due promozioni portando il club in Bundesliga. Nel 2011 ha una nuova esperienza allo Schalke. Qui resta poco ma nonostante ciò riesce a portare la squadra in una storica semifinale di Champions League. L’anno successivo inizia l’avventura con la RedBull ricoprendo negli anni diversi ruoli nelle squadre del gruppo. Nel 2018 ottiene un terzo posto in Bundesliga da allenatore del Lipsia.

In carriera ha portato 3 squadre dalla terza divisione alla prima e ha vinto: un campionato tedesco di seconda divisione, una coppa di lega tedesca, una coppa di Germania, una Supercoppa di Germania e una Coppa Intertoto.

I giocatori scoperti da Rangnick

Si può discutere sull’effettivo valore dell’allenatore e delle sue idee non adatte a tutte le squadre, ma su una cosa sembrano essere d’accordo tutti: Rangnick durante la sua carriera ha scoperto diversi talenti, acquistandoli quando erano ancora sconosciuti, e ne ha fatti crescere altrettanti, allenandoli personalmente. Tra questi, non è un caso che ci sia un sacco di Liverpool: Matip (allenato da Rangnick allo Schalke), Firmino (Hoffnheim), Naby Keita e Mané (Salisburgo). Klopp, infatti, ha uno stile di gioco simile a quello di Rangnick. Ralf ha poi acquistato per pochi milioni giocatori poi esplosi come Luiz Gustavo, Demme, Upamecano e, soprattutto, Haaland, l’astro nascente oggi in forza al Borussia Dortmund. Il tedesco ha poi valorizzato e consegnato l’attuale attaccante titolare della nazionale tedesca, ovvero Werner.

Come gioca Rangnick

Per capire meglio chi è Rangnick, non possiamo fare a meno di conoscere le sue idee di calcio. Il modulo più utilizzato è il 442 con gli esterni di centrocampo che giocano alti. Ciò che identifica maggiormente il suo gioco è il pressing quasi maniacale utile per recuperare il pallone il più presto possibile. Nella sua partita ideale, i giocatori dovrebbero recuperare palla entro 8 secondi per poi attaccare subito senza perdere tempo in passaggi orizzontali o arretrati. Per il suo calcio verticale e veloce preferisce giocatori rapidi e di qualità che siano in grado di organizzare le ripartenze.

La Trattativa

È ormai certo che ci siano stati dei contatti tra il Milan e l’allenatore. Boban ha dichiarato che esiste un accordo già da dicembre. Ma la sua dichiarazione è stata smentita dallo stesso tecnico. Ciò nonostante, rimangono delle buone probabilità riguardo al suo arrivo al Milan per la prossima stagione. Rangnick è uno scopritore di giovani talenti e questa caratteristica lo rende complementare a Gazidis che spinge molto sulla linea “nuove leve”. D’altro canto, se lo vuole davvero, il Milan deve prepararsi ad una ampia riorganizzazione se non vogliamo parlare di rivoluzione. Infatti, il tedesco potrebbe addirittura ottenere un doppio incarico, come ha già fatto in carriera. Cioè quello di allenatore e direttore sportivo. Inoltre, la riorganizzazione andrebbe ad incidere anche sul gioco e sulle metodologie e le strutture di allenamento. Per quest’ultime bisognerà mettere in conto alcuni investimenti. Il Professore, infatti, ha allenato diverse squadre ma in tutte queste c’era un’ampia disponibilità economica che gli permetteva di soddisfare le sue esigenze. Non è un caso dunque che Maldini non sia favorevole a questa trattativa. L’ex capitano ha definito Rangnick “non adatto al Milan”. Staremo a vedere cosa succederà nei prossimi mesi. Difficile dire se il dirigente del Lipsia sia l’uomo giusto, certamente è un profilo che incuriosisce

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.