Colpo di scena Milan! Pioli resta e Rangnick rinnova con il Lipsia

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chi è Rangnick

Ralf Rangnick al Milan: salta

Clamoroso, altre parole non ci sono, se non clamoroso! Stefano Pioli è il prossimo allenatore del Milan. Ralf Rangnick quasi sicuramente resta al Lipsia, con cui rinnoverà. 

Il Milan ha deciso di puntare sul rinnovo del tecnico, che da traghettatore improvvisato diventa un progetto ufficiale. Lo confermano Sky in diretta e l’esperto di mercato Gianluca Di Marzio. Dalla Germania danno quasi per fatto il rinnovo del contratto del tecnico tedesco.

Ibrahimovic e i compagni sono ormai uniti con il tecnico parmense. Lo si vede in campo, e lo si sente nelle parole di tutti i giocatori. Il gruppo dei ragazzi attuali è unito e Pioli è la giusta guida per il futuro dei rossoneri.

Dunque, anche Gazidis, ha apprezzato lo sviluppo del gioco di Pioli e ha optato per uno STOP alla trattativa con il manager tedesco. 

Forse, nelle ipotesi, c’è stato un’ulteriore e non gradita richiesta da Rangnick a livello economico e probabilmente anche in caso di mercato da fare. Quindi, alla fine, il Milan ha deciso di puntare sul rapporto solido fra spogliatoio e Pioli. Per ora il progetto Rangnick e la rivoluzione zero sarà discorso di un altro anno. Stefano Pioli allenerà i rossoneri fino al 2022!

Elliott tentenna. Idea Pioli in panchina e il tedesco Dt. Non è più utopia

Chi è Rangnick? Di preciso non lo so, ma so bene che un Pioli così non merita di certo di essere silurato senza prima porsi mille domande.

La squadra gira, i ragazzi sono con lui e stiamo macinando punti più di tutti. Siamo sicuri che sia una buona idea sostituire Pioli con un gigantesco punto di domanda? Ricordiamoci da che situazione ci ha raccolto l’attuale Mister, ovvero dalla pattumiera, visti i danni provocati da Giampaolo nei primi mesi in Rossonero. Al momento certezze non ne abbiamo e anche Gazidis pare aver tirato un attimo il freno.

Tutte le voci danno l’arrivo di Rangnick per certo, ma attenzione, i colpi di scena in Casa Milan non sono mai mancati e, forse, si sta iniziando a ragionare.

Ripeto, siamo sicuri che sia una buona idea resettare tutto il lavoro svolto con successo fin qui, per metterci nelle mani di un allenatore ai più sconosciuto e spesso fallimentare tranne un anno al Lipsia?

Bella domanda…al momento la mia risposta sarebbe ovviamente questa: “No, non è una buona idea”! Ma la squadra non la facciamo noi addetti ai lavori di informazione e non la fanno i tifosi. Speriamo, quindi, che chi di dovere abbia un po’ di sale in zucca e si sia posto un miliardo di quesiti a cui ha trovato risposta per tutte le domande. Meglio fare una magra figura con il “professore” tedesco, piuttosto che con tutta la squadra, tutta la tifoseria ed il mondo del calcio in generale, portando di nuovo il Milan ad un anno zero fatto da nessuna certezza e l’ennesima ripartenza, dannosissima, da zero. Non possiamo permettercelo e non possiamo più stare ai margini del pallone, soprattutto quello che conta”.

Rangnick sì, Rangnick no: questo è il dilemma…

Soprattutto con un Pioli così!

Boban si è fatto da parte e Maldini quasi. Almeno stando alle sue dichiarazioni. Tutto questo a causa del continuo tira e molla, nemmeno tanto segreto, tra Gazidis e l’organigramma rossonero. L’ex Arsenal, infatti, pare essere innamorato dell’innovatore tedesco. Che sia un bene o un male, onestamente inizia a non contare niente. Soprattutto se ci fermiamo a guardare le ultime prestazioni del Milan di Pioli la domanda sorge spontanea: serve davvero l’ennesima rivoluzione? Secondo me, anche no.

I risultati stanno arrivando, vero è che la situazione post Covid è strana e può avere sballato qualche valore, ma la grinta e la determinazione di un gruppo ritrovato rischiano di perdersi nuovamente per strada stravolgendo ancora tutto. Oltre a questo si aggiunge un poco entusiasta Ibrahimovic in caso si intraprenda l’ennesima nuova mulattiera. Non riesco a capire perchè, quando le cose sembrano assestarsi e prendere il verso giusto, ci si debba per forza attaccare a sogni pindarici o eventuali “maestri”. Non ci è bastato Giampaolo? Che schierava gente fuori ruolo e nessuno dei nuovi acquisti? Tra l’altro ad oggi i migliori in squadra? Il cambio, se porta anche tutti questi malumori, va valutato per bene, azzerare nuovamente tutto non è concepibile, come non è accettabile che si creino crepe e dissapori in una squadra finalmente ritrovata. E’ il caso di meditare, ma tanto!

Anticonformista, moderno e con un debole per Sacchi e Zeman: conosciamo meglio Ralf Rangnick

Chi è Rangnick: in questi giorni si parla molto dell’allenatore tedesco e della sua concreta possibilità di approdare al Milan per l’inizio della prossima stagione. A far crescere i rumors sul suo conto è stata l’intervista che ha segnato la fine dell’avventura di Boban in rossonero. Il croato ha infatti posto l’attenzione sull’accordo già preso tra Rangnick e Gazidis, senza che quest’ultimo interpellasse Maldini e Boban.

Rangnick è sicuramente uno di quegli allenatori che non lascia indifferenti: o rimani affascinato dalle sue idee oppure lo ritieni inadeguato per il calcio di oggi. Insomma, o lo odi o lo ami potremmo dire. Fa sorridere pensare che, in così poco tempo, il Milan possa adottare un cambio di prospettiva, se vogliamo, drastica: da un normalizzatore come Pioli ad un rivoluzionario, Rangnick. Ma ora vediamo nel dettaglio chi è Rangnick e cosa lo rende così particolare.

Chi è Rangnick

Ralf Rangnick è un allenatore tedesco (classe ’58) ma non solo: nella sua lunga carriera ha coperto ruoli diversi da quello di tecnico. È stato anche direttore sportivo e attualmente è il responsabile della divisione sportiva del gruppo RedBull, le cui squadre di calcio più famose sono il Lipsia e il Salisburgo. In alcuni club ha svolto contemporaneamente il ruolo di allenatore e DS; alla Wenger o alla Ferguson, per capirci. Ha giocato per molti anni a calcio a livello dilettantistico coprendo talvolta anche il ruolo di allenatore-giocatore.

Soprannominato “il professore” per la sua formazione universitaria in letteratura e, soprattutto, per quell’ospitata televisiva risalente al 1998 che ha iniziato a dargli notorietà. Durante un programma televisivo infatti, Rangnick, con aria saccente e sicura di sé, ha improvvisato un discorso articolato sulle sue idee calcistiche basate su un pressing quasi maniacale. Idee attualissime oggi, ma ancora inutilizzate alla fine degli anni’90.

Rangnick non ha mai nascosto la forte stima nei confronti degli allenatori rivoluzionari del nostro calcio. Passava le notti a guardare le registrazioni delle partite del Milan di Sacchi e ha confessato di aver portato la famiglia in vacanza in Trentino per poter assistere al ritiro precampionato del Foggia di Zeman. Ma il suo vero mentore, quello che più ha influenzato il suo calcio, è Valeriy Lobanovskyi, allenatore del Dinamo Kiev degli anni ’80. Esiste un famoso aneddoto che spiega l’incontro proficuo tra i due allenatori. Era il 1983, amichevole contro la Dinamo Kiev di Lobanovski. Quando la palla finiva fuori per una rimessa laterale, Ralf contava i giocatori della Dynamo, pensando che gli avversari avessero nascosto un uomo in più in campo. Non l’avevano fatto ovviamente, ma la ferocia del pressing era tale da pensare che stesse giocando in superiorità numerica. “The Professor” fu quasi folgorato, si innamorò di quel modo di giocare e ci costruì la sua carriera in panchina.

Per molti colleghi tedeschi, Rangnick è un grande innovatore. A lui vengono infatti attribuiti alcuni sviluppi tattici del calcio attuale. La sua modernità però non si limita soltanto a quanto si può vedere durante i 90 minuti di gioco. Il tedesco è un forte sostenitore delle metodologie di allenamento altamente tecnologiche e delle strutture all’avanguardia. Oltre ad essere stato uno dei primi allenatori ad utilizzare l’analisi video, Rangnick, quando nel 2007 allenava l’Hoffenheim, è stato uno dei primi utilizzatori del Footbonaut: una gabbia con quattro spara palloni utile a migliorare il controllo e la visione di gioco.

Per gli scettici invece, Rangnick rimane quello delle punizioni folli. Nella sua ultima esperienza da allenatore al Lipsia, infatti, ha messo in pratica un singolare metodo per il rispetto delle regole: una vera e propria ruota della sfortuna. Chi sgarrava, veniva sottoposto al giro della ruota e la lancetta poteva ricadere su punizioni socialmente utili così come su imprese più imbarazzanti come il famoso “indossa un tutù durante l’allenamento”.

La carriera

Dopo una trascurabile carriera da giocatore in club dilettantistici, Rangnick si siede in panchina. Ottiene il suo primo incarico importante nel 1999 con lo Stoccarda in Bundesliga. Allena poi l’Hannover e, per breve tempo lo Schalke 04 nei primi anni 2000. Dopo anni caratterizzati da alti e bassi arriva all’Hoffnheim nel 2006 e ci resta fino al 2011. In due anni ottiene due promozioni portando il club in Bundesliga. Nel 2011 ha una nuova esperienza allo Schalke. Qui resta poco ma nonostante ciò riesce a portare la squadra in una storica semifinale di Champions League. L’anno successivo inizia l’avventura con la RedBull ricoprendo negli anni diversi ruoli nelle squadre del gruppo. Nel 2018 ottiene un terzo posto in Bundesliga da allenatore del Lipsia.

In carriera ha portato 3 squadre dalla terza divisione alla prima e ha vinto: un campionato tedesco di seconda divisione, una coppa di lega tedesca, una coppa di Germania, una Supercoppa di Germania e una Coppa Intertoto.

I giocatori scoperti da Rangnick

Si può discutere sull’effettivo valore dell’allenatore e delle sue idee non adatte a tutte le squadre, ma su una cosa sembrano essere d’accordo tutti: Rangnick durante la sua carriera ha scoperto diversi talenti, acquistandoli quando erano ancora sconosciuti, e ne ha fatti crescere altrettanti, allenandoli personalmente. Tra questi, non è un caso che ci sia un sacco di Liverpool: Matip (allenato da Rangnick allo Schalke), Firmino (Hoffnheim), Naby Keita e Mané (Salisburgo). Klopp, infatti, ha uno stile di gioco simile a quello di Rangnick. Ralf ha poi acquistato per pochi milioni giocatori poi esplosi come Luiz Gustavo, Demme, Upamecano e, soprattutto, Haaland, l’astro nascente oggi in forza al Borussia Dortmund. Il tedesco ha poi valorizzato e consegnato l’attuale attaccante titolare della nazionale tedesca, ovvero Werner.

Come gioca Rangnick

Per capire meglio chi è Rangnick, non possiamo fare a meno di conoscere le sue idee di calcio. Il modulo più utilizzato è il 442 con gli esterni di centrocampo che giocano alti. Ciò che identifica maggiormente il suo gioco è il pressing quasi maniacale utile per recuperare il pallone il più presto possibile. Nella sua partita ideale, i giocatori dovrebbero recuperare palla entro 8 secondi per poi attaccare subito senza perdere tempo in passaggi orizzontali o arretrati. Per il suo calcio verticale e veloce preferisce giocatori rapidi e di qualità che siano in grado di organizzare le ripartenze.

La Trattativa

È ormai certo che ci siano stati dei contatti tra il Milan e l’allenatore. Boban ha dichiarato che esiste un accordo già da dicembre. Ma la sua dichiarazione è stata smentita dallo stesso tecnico. Ciò nonostante, rimangono delle buone probabilità riguardo al suo arrivo al Milan per la prossima stagione. Rangnick è uno scopritore di giovani talenti e questa caratteristica lo rende complementare a Gazidis che spinge molto sulla linea “nuove leve”. D’altro canto, se lo vuole davvero, il Milan deve prepararsi ad una ampia riorganizzazione se non vogliamo parlare di rivoluzione. Infatti, il tedesco potrebbe addirittura ottenere un doppio incarico, come ha già fatto in carriera. Cioè quello di allenatore e direttore sportivo. Inoltre, la riorganizzazione andrebbe ad incidere anche sul gioco e sulle metodologie e le strutture di allenamento. Per quest’ultime bisognerà mettere in conto alcuni investimenti. Il Professore, infatti, ha allenato diverse squadre ma in tutte queste c’era un’ampia disponibilità economica che gli permetteva di soddisfare le sue esigenze. Non è un caso dunque che Maldini non sia favorevole a questa trattativa. L’ex capitano ha definito Rangnick “non adatto al Milan”. Staremo a vedere cosa succederà nei prossimi mesi. Difficile dire se il dirigente del Lipsia sia l’uomo giusto, certamente è un profilo che incuriosisce.

Rangnick riceve l’assist decisivo da Scaroni?

Che Rangnick sia in orbita Milan non è più un segreto. A causa di questo trapelar di notizie, Boban, ha infatti recentemente abbandonato il suo incarico. Poco importa se Gazidis o altri rappresentanti abbiano mascherato il fatto dietro ad un’intervista non stabilita da parte del croato, ma tant’è. Boban non c’è più.

Nei giorni scorsi, invece, a riaccendere le voci sul probabile arrivo dell’allenatore tedesco ci ha pensato Scaroni:

il milan giocherà un calcio veloce, che non si vede in italia

Queste le parole del presidente Rossonero. Verità? Fumo negli occhi? Ad oggi ancora non si sa, l’unica cosa che io vorrei è che ci sia finalmente chiarezza. Una linea chiara da seguire con tutti i rappresentanti rossoneri a remare nella medesima direzione. A questo punto Rangnick deve arrivare, non è accettabile un tira e molla che dura da mesi per poi vedere sfumare l’idea. Sarebbe l’ennesimo segnale di debolezza e poca lucidità nei piani alti del Diavolo. Chi è Rangnick? A questo punto sono e siamo tutti curiosi di conoscerlo.

 

 

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