Inter, “l’ira di Conte” allarma i tifosi nerazzurri

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conte gioco inter

Conte furioso! A noi interisti basta una semplice “sfuriata” per trasformare una flebile fiammella in un incendio di proporzioni disumane

Sono bastate le parole di Antonio Conte e quelle successive di Beppe Marotta, con in mezzo la prima sconfitta stagionale (in amichevole, è giusto ricordarlo!), a far tremare gambe e polsi a molti tifosi nerazzurri.

Sono bastati piccolissimi indizi a scatenare un putiferio (ovviamente via social!) cavalcando lo sciacallaggio solito di alcuni siti alla ricerca di click, perché si sa, il caso porta sempre “profitto”.

Come interpretare le parole del tecnico?

Penso che siamo in ritardo sulla tabella di marcia. Dobbiamo accelerare: siamo stati molto chiari nel preparare un piano, sia in entrata che in uscita. E ad oggi, soprattutto con le cessioni, siamo in grande ritardo, visto che non è partito nessuno. Mi auguro che tutti quanti si diano una mossa”.

Chi ha la memoria corta dovrebbe fare una bella cura di fosforo. Prima di Conte abbiamo sentito le stesse lamentele e la stessa “sfuriata” da Spalletti e prima di lui da Mancini.

Ma ditemi un po’, quanti altri tecnici sono felici di non aver una rosa completa e quel “gruppo” da cui partire per l’inizio della stagione?

Provate a fare una cosa abbastanza veloce e divertente. Aprite una nuova scheda sul vostro browser, andate su google e cercate “Conte infuriato”. Fatto?

Avrete visto come il nostro tecnico sia uno che si infuria parecchio. Ci sono degli articoli del 2017 e Conte non era ancora sulla nostra panchina, eppure era già “infuriato” ed è uno che si infuria per tutto.

A cosa mi è servita questa piccola premessa? Di certo non a prendere le distanze dalla realtà e dalle parole del nostro tecnico, ma a provare a dire qualcosa di diverso da ciò che vogliono farci credere.

Chi ha tempo, non aspetti tempo. Per me è importante avere del tempo a disposizione per lavorare con quei giocatori, però capisco anche che ci sono altre dinamiche. L’importante è che le cose che abbiamo programmato vengano rispettate. Questo è un punto fondamentale, ma resto fiducioso”.

Chiaro. Lineare e preciso. Come lo è stato Mou quando ha chiesto un gruppo non troppo ampio di giocatori. Conte ha espresso il suo pensiero in base a quelle che sono le sue necessità.

Bisogna stare molto attenti a come si sviluppano, poi, certi pensieri.

È un dato di fatto che ad oggi l’Inter ha una forte carenza nella zona offensiva.

Con fuori Icardi per scelta tecnica, Politano per infortunio e Lautaro Martinez, unica punta in rosa, ancora in vacanza il tecnico leccese ha zero scelte nel reparto avanzato.

L’Inter in questo momento è senza un attaccante, se si escludono i giovanotti della Primavera e qualche ex giovane mai realmente sbocciato.

Quindi è lecito che il tecnico esprima le sue preoccupazioni!

Non un grido di allarme, ma una situazione che è sotto gli occhi di tutti e che bisogna assolutamente migliorare.

In attesa del rientro di Lautaro e del recupero di Politano (che può fungere da seconda punta) serve intervenire sul mercato.

Lo sa chiunque, ma se lo dice Conte con tono deciso, allora “apriti cielo”. Siamo vicinissimi alla fine del mondo. O secondo quanto scritto da “qualcuno” (basta cercare on line) alle dimissioni del tecnico. Addirittura!

L’intervento di Marotta

Dopo le esternazioni di Conte ecco intervenire anche Beppe Marotta.

Lo conosco benissimo, conosco il suo linguaggio, lo so interpretare nel migliore dei modi. Tutta la società è in sintonia, direi in simbiosi, con lui, con la ricerca del particolare, col fatto che sia molto esigente e abbia alla base di tutto una forte cultura del lavoro che lo porta a curare anche i minimi particolari. Da qui l’esigenza di avere una squadra a disposizione nell’immediato”.

Parole, le sue, che completano quello che è il pensiero del nostro neo tecnico e spiegano, ancora di più, quella che è la situazione attuale della nostra società.

Il dirigente nerazzurro fa un po’ da pompiere, afferma di conoscere bene il pensiero del tecnico, di aver letto tra le righe ciò che voleva intendere e che il mercato è in divenire.

E’ chiaro che noi siamo in difficoltà soprattutto nel reparto offensivo, ma vogliamo fare le cose con calma per non fare delle scelte avventate”.

Parole che non servono a placare gli animi indemoniati di chi vorrebbe Messi e qualche altro fenomeno in nerazzurro, perché a noi tifosi piace sognare.

Piace pensare che la nostra Inter abbia lo stesso appeal di un tempo. Piace pensare che bastano quei colori e quella maglia, oltre alla nostra storia, a poter convincere quel giocatore o quell’altro ancora.

Siamo stati per anni intrappolati in un gioco sordido che ci ha portato in dono “mezzi campioni” e diversi “quaquaraquà”.

Sono lontani gli anni in cui eravamo forti e decisi sul mercato. Eravamo una delle potenze del calcio europeo.

A noi non interessano le parole. Interessano i fatti.

Poco importa se Marotta gioca al gatto col topo e afferma ciò che tutti sappiamo, ma che -forse – non abbiamo il coraggio di dire.

L’Inter di oggi è ancora una creatura che sta muovendo i suoi primi passi.

Ha voglia di correre, ma sa che deve stare attenta a non cadere e farsi male. Ogni nostro passo deve essere ponderato e misurato, senza farsi prendere dalla frenesia di “fare”.

Ad oggi il nostro mercato è stato finanziato solo dalle cessioni dei giovani, eppure abbiamo preso quattro giocatori e riscattato Politano, Radu e Salcedo. Non proprio un mercato da zero in pagella.

Al momento siamo in una fase di stallo perché siamo “costretti” a partecipare ad un gioco in cui non siamo noi a decidere le regole. Ci serve assolutamente un attaccante, lo sanno anche su Urano, ma questa necessità non deve farci compiere degli “errori”.

Abbiamo la necessità di “scandagliare” il mercato alla ricerca di possibili alternative, ma come ha detto – giustamente – Marotta il mercato così lungo fa sì che ci siano anche delle trattative così snervanti.

Il tira e molla che va avanti da settimane con Roma e Manchester è dato dal fatto che non siamo noi a dettare le condizioni. Un po’ come successo con Barella. Si lavora per andare incontro a quelle che sono le nostre migliori condizioni. Si lavora, insomma, ma a modo nostro.

E state sicuri che arriveranno sia Dzeko che Lukaku.

Mercato Inter: nodo cessioni

Unico dubbio in casa nerazzurro è il caso del duo Icardi-Nainggolan, a cui sembra possa aggiungersi anche Ivan Perisic.

Il croato è stato di fatto bocciato dal tecnico nerazzurro che lo ha impiegato in corsa contro lo UTD e che ha chiaramente fatto capire che non può essere lui l’esterno a tutto campo che gli serve.

La bocciatura di Ivan fa molto rumore, ma bisogna capire se il vice campione del mondo potrà finire sul mercato, e quindi sul banco dei sacrificabili, oppure se potrà rimanere e giocarsi una chance come possibile seconda punta.

In ogni caso la situazione interna non è delle più piacevoli.

Se da un lato Radja sta dimostrando con i fatti un certo attaccamento alla maglia e alla causa nerazzurra, l’ex capitano è lontano anni luce dal mondo Inter.

I suoi “finti proclami” cozzano con la mancanza di “professionalità” che, ancora una volta, il nostro ex bomber sta dimostrando di avere.

Apparso fuori forma e fuori condizione fa di tutto tranne che allenarsi e seguire la tabella di lavoro assegnatagli.

Ciò che penso è che se davvero hai a cuore l’Inter fai il triplo di quello che ti è stato detto di fare per cercare di far cambiare idea a “qualcuno”, invece…

Discorso diverso per Ivan Perisic. Il suo entourage cercherà di capire quali siano le reali intenzioni di Antonio Conte, dopodiché si lavorerà su una eventuale uscita.

Il croato è sempre attratto dalla Premier e da Londra potrebbe arrivare qualche possibile offerta. Speriamo sia interessante, anche perché, è giusto ribadirlo, non dobbiamo comprare a prezzi esorbitanti e non dobbiamo nemmeno svendere i nostri calciatori per due lire.

La politica è cambiata. Siamo una società sana. Con idee e ambizioni importanti. In forte crescita. Solo con una giusta programmazione del lavoro si può puntare a vincere. Serve tempo, lavoro e dedizione. Sia sul campo che fuori.

Ricordiamocelo al prossimo sfogo. Alla prossima sconfitta. Nessuno ha con sé la bacchetta magica o poteri particolari. I successi si costruiscono con la fatica e il sudore.

Siamo interisti. Dovremmo saperlo meglio di altri. Anche perché per noi “vincere non è l’unica cosa che conta”. Bisogna arrivarci col proprio stile e il nostro è ineguagliabile.

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