Il Bologna di Mihajlovic: un miracolo possibile

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Bologna Mihajlovic

Quel Bologna-Frosinone…da cui tutto iniziò

Al quarto gol del Frosinone si spense la luce: era la seconda del girone di ritorno. Doveva essere la partita del rilancio, fu un umiliante 0-4. Roba da passare alla storia. 

E in un ambiente che si fece totalmente depresso, riuscire a trovare un barlume di ottimismo e speranza era proprio impossibile!

Cominciò un toto allenatori fatto di voci e smentite, fatto di ” ma chi glielo fa fa fare a Tizio o Caio di venire qui che tanto siamo morti?” e francamente sembrava che il cuore non battesse più.

Nemmeno il presidente, venuto in mezzo ai tifosi mettendoci la faccia, riuscì più di tanto a rassicurare: quello 0-4 con la squadra così piatta sembrava la pietra tombale.

Mihajlovic: nuovo tecnico del Bologna

E poi, improvviso, fu annunciato Sinisa. Arrivo’ una sera che faceva freddo e chiese due prestiti di giovanissimi giocatori che aveva allenato al Toro: il difensore Lyanco e l’esterno Edera, che andavano ad aggiungersi a Sansone e Soriano, arrivati a inizio gennaio.

Si presentò in sala stampa un Mhiajlovic molto diverso da quello che era stato da queste parti dieci anni prima: carismatico, spiritoso e calmo, molto calmo.

Bologna: una salvezza quasi impossibile

E quella prima conferenza stampa fu indubbiamente il primo passo di una rincorsa che sembrava impossibile.

In 15/20 minuti di conferenza riuscì a convincere un po’ tutti che si poteva fare. E lo fece dando un nome alle cose; non disse le solite quattro scontate e banali parole di circostanza ma disse su cosa , e dove , lavorare.

” Voglio una squadra aggressiva che aggredisca i portatori di palla, che non abbia paura di accettare qualche 1 contro 1 ma per fare questo ho bisogno di qualche settimana perché i giocatori andranno allenati in maniera diversa. Mi serva meno volume e più intensità. Poi parlerò con ogni singolo giocatore.”

Queste erano le parole di un allenatore serio, consapevole dei propri mezzi, che sapeva dove andare a mettere le mani.

E la depressione si trasformò in slancio da parte di tutti: tifosi e squadra.

E nemmeno a farlo apposta la prima di Sinisa è a Milano, contro l’ Inter. Decisamente proibitiva. E invece, come nelle favole si vince 1-0 una partita che ci gira anche bene. Meritata ma girata bene. E da lì in avanti crederci è più facile.

Si passa da dominare contro la Roma, a casa loro, e perderla, al non meritare la sconfitta contro la Juve e allo psicodramma di Udine , scontro diretto che perdiamo regalando e incartandoci.

Fino all’ esagerato turnover di Bergamo, dove ne prendiamo 4 in 15′ minuti, roba da record. Sinisa, con la faccia del vecchio lupo di mare, minimizza col fare di chi di queste battaglie ne ha viste a decine.

E fanno 16 punti in 10 partite: roba da non crederci , quando in 21 i punti erano 14.

In 10 partite il nostro mondo si è capovolto!

E alcuni giocatori, citando a caso, Djicks, da brutto anatroccolo si è trasformato in airone; o Destro, che da pensionato due volte entra e due volte segna , sotto la guida tecnica di un Miha che sta dando lezioni e spettacolo a ogni allenamento, a ogni partita e a ogni conferenza. Un Sinisa decisamente diverso, che si trasforma ogni giorno di più in quel gran signore che era Boskov, suo mentore di cui parla sempre volentieri.

E se il Bologna fosse pinocchio, Sinisa sarebbe sicuramente il suo mastro Geppetto.

Verso Fiorentina-Bologna

Ma ora basta. Mancano ancora 7 partite e in 7 partite il burattino dovrà diventare uomo e se lo farà, lo farà per Sinisa che si trasformerà anche in Fatina, in tempo per un miracolo.

E si va a Firenze. Ora. In una città frastornata dal cambio panchina Pioli -Montella. E non sarà facile, ma noi ci siamo. Con il nostro 4-3-1-2. Solita linea di difesa di combattenti con Lyanco e Danilo, e a seguire Dijks e Mbaye sulle fasce. Poi in mezzo al campo il rigorista dei rigoristi Pulgar, con Dzemaili e Soriano. Orsolini a giostrare fra le due punte, che saranno Palacio e Sansone.

 

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