Italia esclusa dal Mondiale: senza veri 9 e 10 si fallirà sempre più

USA 2026: Italia fuori dal Mondiale

USA 2026: 11 giugno 2026 il countdown sarà finito e a Città del Messico partirà il tanto atteso Mondiale 2026, che si disputerà fra gli States, il Canada e il Messico. Terza volta consecutiva dopo Russia 2018 e Qatar 2022. Stavolta non è la sfortuna o una serie di scelte poco ingenose da parte di Ventura e nemmeno “il tiro della domenica” di Trajkovski; questa volta è un fallimento dirigenziale, economico, sportivo e popolare.

Crisi Italia: cos’è accaduto negli ultimi giorni

Si parla di riformare il movimento italiano. Gattuso e Buffon hanno già lasciato l’incarico e Gravina ha preso la decisione di dimettersi. Tanti sono i nomi che circolano sia come CT e sia come asset dirigenziale, ma per ora, di concreto fino a giugno, si saprà poco. Detto che nessuno, fra i vari Maldini, Del piero, Baggio, Malago o chi sarà, ha la bacchetta magica per risolvere le sorti di un movimento che, eccezion fatta per l’Europeo 2021, non rivive più le emozioni dei tornei internazionali e intercontinentali. Per chiunque sarà scelto la missione non è per nulla semplice, anzi tutt’altro. Il sistema certamente è da rifondare in molteplici aspetti strutturali, nonostante le nostre Under stia performando in questi anni con risultati sorprendenti.

Cosa manca, dunque, a questa Nazionale per ritrovare 22 giocatori di carattere e di alte qualità tecniche, capaci di riportarci ai livelli a cui da sempre siamo abituati quando parliamo di “Azzurri”?

La crisi del calcio italiano: il problema degli attaccanti

La focalizzazione del dibatitto attuale verte molto sull’esigenze dei club di A, sul poco spazio dato alla Nazionale, sulla penuria di giocatori di alto livello fra gli italiani convocabili e su un campionato a 20 squadre che guarda solo e unicamente agli interessi economici delle pay-TV e dei club. Siamo proprio sicuri che sia così? E se Kean, in contropiede a inizio del secondo tempo avesse segnato quel goal dopo una corsa di 40-50 metri palla al piede, avremmo scatenato tutto questo caos?

La vera considerazione che manca nei discorsi di questi giorni è un’altra. Il movimento italiano non produce più né i geniali numeri 10 e né i bomber prolifici che da sempre hanno contraddistinto la nostra storia. Quello che manca nella Nazionale di questi anni è un insieme di giocatori in grado di prendere in mano una partita e risolverla da soli. E chi segue l’Italia dagli anni Novanta non può non essersene accorto.

L’Italia dei bomber del passato: ecco i numeri

Quando ho visto l’Italia uscire ai rigori contro la Bosnia, non ho provato sorpresa. Ho provato una strana, amara conferma: senza veri numeri 9 e numeri 10 non si va da nessuna parte. Una volta eravamo il Paese dei numeri 9 e 10, di gente che segnava tanto e spesso anche nei momenti decisivi. O se non siglava i goal, li faceva fare, eccome. I numeri signori miei parlano chiaro, anzi chiarissimo e i nomi che citerò ne sono la prova evidente. Scusatemi, se potrebbe scendere una lacrima dalle guancia a rileggere questi campioni:

Statistiche gol Nazionale Italiana

  • Roberto Baggio: 27 gol in 56 presenze
  • Alessandro Del Piero: 27 gol in 91 presenze
  • Francesco Totti: 9 gol in 58 presenze
  • Filippo Inzaghi: 25 gol in 57 presenze
  • Gianluca Vialli: 16 gol in 59 presenze
  • Totò Schillaci: 7 gol in 16 presenze (quasi un gol ogni due partite) [
  • Luca Toni: 16 gol in 47 presenze
  • Pierluigi Casiraghi: 13 gol in 44 presenze
  • Antonio Di Natale: 11 gol in 42 presenze
  • Enrico Chiesa: 7 gol in 17 presenze
  • Bobo Vieri: 23 gol in 49 presenze
  • Paolo Rossi: 20 gol in 48 presenze
  • Gigi Riva: 35 gol in 42 presenze
  • Giuseppe Meazza: 33 gol in 53 presenze
  • Silvio Piola: 30 gol in 34 presenze

Questi erano giocatori che vivevano per segnare e far segnare i compagni: avevano fame, istinto, cattiveria agonistica. Gente che si batteva in area, che viveva sulla linea del fuorigioco e che si spaccava anche la testa o una parte del corpo per segnare.
E se, per caso, la fase realizzativa non sarà stata eccezionale, i nostri 10 erano geni che con una giocata risolvevano una sfida.

Numeri 9 e 10: una razza scomparsa

Per noi tutti italiani, affamati di calcio, maxi schermo e partite era normale che un Baggio o un Del Piero risolvessero una partita con un lampo. Era normale che un Inzaghi trasformasse una mezza occasione. Era normale che uno Schillaci incendiasse un Mondiale con 7 gol in 16 presenze.
Oggi, una cosa del genere non esiste più. Oggi questa normalità non è più la nostra aspettativa quotidiana. Ai nostri giorni una finta e un assist alla Totti, alla Pirlo, alla Mazzola sarebbero una “straordinarietà”. E questa è la cosa più grave!

Dov’è oggi lo spirito di Paolo Rossi che gettandosi su ogni pallone ci ha trascinato ai Mondiali ’82? dov’è la fiamma negli occhi di Schillaci, che ha fatto impazzire le difese avversarie di Italia ’90? dove sono le spinte agonistiche di Gattuso, Zambrotta, Cannavaro, Grosso e tanti altri eroi?

Serie A e stranieri: un problema di mercato e strutturale

Avete mai osservato, con attenzione estrema, quanti stranieri ci sono nelle formazioni titolari di serie A? Un campionato che ogni anno importa una quantità enorme di attaccanti stranieri di medio livello, spesso senza qualità tecnica né istinto realizzativo. Basta leggere le coppie e i tridenti di vent’anni fa e quelle di oggi per rendersi conto che l’arrivo massiccio di giocatori stranieri non ha fatto che togliere spazio ai nostri giovani talenti e, di contro, non ha nemmeno portato qualità e crescita.

Grandi bomber provincia serie A: primi anni 2000

Vogliamo essere nostalgici e rileggiamo rapidamente i nomi dei giocatori che hanno rappresentato un emblema o una folla arrivando dalla B o giocando in squadre meno importanti di serie A. Chi non si ricorda oggi di Possanzini, Marazzina, Corradi, Mascara, Bazzani, Lucarelli, Calaiò, Riganò, Hubner, Di Napoli, Zampagna, Bianchi, Di Michele, Miccoli, Protti. E mi fermo qui perché ce ne sarebbero altri mille.

Statistiche marcatori di provincia in A oggi

Non tutti hanno fatto una grande carriera. Alcuni sono stati meteore, mentre altri sono riusciti nel grande salto di qualità. Questi ragazzi, tuttavia, rappresentavano popoli, curve, vivai e “fame”. Oggi i giocatori provenienti dai più disparati campionati cosa sono? Figure di passaggio, numeri, pedine: STOP. A parte Davis dell’Udinese e Douvikas del Como, chi è in doppia cifra fra i 9 d’area? Nessuno. E fra i 10 solo Nico Paz e Kenan Yildiz. Come si fa, di fronte a questi dati, a non capire che l’errore non è solo nel comprare giocatori non italiani a gogò, ma è anche nel non acquistare gente che sappia segnare sotto rete. Giocatori che non segnano, non trascinano, non elevano il livello del campionato. I ragazzi delle primavere non si allenano più con Batistuta, Balbo, Asprilla, Shevchenko, Milito, Eto’o, Trezeguet, Ronaldo, Tevez e tanti altri mitici campioni che hanno impreziosito la serie A negli anni. Da chi imparano oggi? Da attaccanti che non sanno segnare? Da numeri 9 che sono usati per fare le boe, per ripartire da centrocampo, che non sanno fare un dribbling, non sanno calciare un rigore e non sanno segnare sotto porta? Il risultato quale può mai essere?

Italia: senza attaccanti italiani sarà tragico

Che i giovani italiani non trovano spazio, non fanno esperienza, non sbagliano, non crescono. Gattuso e prima di lui Spalletti e ancor prima Mancini hanno raschiato il terreno per trovare qualcosa. Ma a parte Retegui, Kean e Pio Esposito non c’è più niente! E quando questi ultimi giungono in Nazionale, per giunta, arrivano senza gol nelle gambe e senza personalità.

Le nostre giovanili producono ancora giocatori di altissimo livello. Campioncini. Eppure nessuno di questi arriva in Nazionale. Non ce ne sono nè in serie A nè all’estero. E questa penuria non è di qualche anno, ma è di qualche decennio. Solo che a volte, come è accaduto con Federico Chiesa e Insigne, abbiamo trovato degli esterni alti che hanno sopperito alla mancanza realizzativa dei nostri centravanti. Ma a lungo andare nel tempo, se non hai chi la butta dentro, non vinci le partite.
Da qui nasce la sensazione — oggi diventata certezza — che non abbiamo più attaccanti pronti per reggere la pressione di una qualificazione mondiale.

Italia fuori dal Mondiale: ben oltre la sfortuna

L’ennesima eliminazione non è una sorpresa: è una conseguenza.
Tre Mondiali saltati di fila. Un altro playoff perso. Errori decisivi sotto porta. Nessuno capace di fare la differenza.

Non è sfortuna.
Non è casualità.
Non è il destino.

È la logica conseguenza di un sistema che:

  • non forma più goleador
  • non produce più fantasisti
  • non tutela i numeri 9 e 10
  • non ha un progetto offensivo credibile

Mentre Bosnia ed Erzegovina trova il suo Tabakovic, noi non troviamo un Baggio, un Del Piero, un Totti… e neppure un Toni o un Di Natale. Che oggi come oggi sarebbero oro colato.

La verità più dura: l’Italia è senza identità offensiva

Il calcio italiano oggi manca di qualità offensiva.
E senza attaccanti che sanno segnare, che si muovono bene, che hanno fame… non andrai mai a un Mondiale.
La verità è semplice e brutale:
I nostri numeri 9 e 10 del passato erano giocatori che segnavano davvero.
Quelli di oggi non ci sono, o non li facciamo crescere.
Finché non torneremo a produrre bomber, continueremo a guardare i Mondiali dal divano.