Italia-Spagna 3-1: Pellegrini e Chiesa, ci abbiamo creduto

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Italia Spagna U21 Pellegrini

Pellegrini la chiude con il rigore del 3-1 e Chiesa la ribalta con una doppietta. L’Italia u21 di Di Biagio meglio non poteva partire. L’Europeo nostrano già ci fa sognare, speriamo bene

Italia-Spagna: incubo del passato

Ma tutto inizia con un incubo. Perché la Spagna per noi è un incubo, senza mezzi termini. Solito stile e solito stress: palleggio, passaggio corti, sovrapposizioni dei terzini e dominio. Solito canovaccio. E non diteci che dopo quel goal capolavoro di D.Ceballos non eravamo già tutto lì pronti a figurarci il poker o il pokerissimo, come lo chiamano loro. E sarebbero piovute mille critiche; Italia rinunciataria; lezioni di calcio; vivai scadenti ecc…

Ma l’italia del calcio post disfatta Mondiale è un’altra storia o meglio sta prendendo altre strade. Se l’Italia piccola U20 ha ceduto in semifinale soltanto a un’Ucraina, poi Campione del Mondo; se quella di Mancini si sta ricostruendo e lo sta facendo pure bene; se le nostre azzurre sono già agli ottavi dei Mondiali francesi, allora qualcosa sta cambiando.

Chiesa: la furia di casa

E lo vedi quando quel ragazzo, figlio d’arte, si scatena. Dorme, quasi è assente. Non lo vedi. E poi decide di fa tutto lui: corsa, dribbling, volata e un cross a mezz’aria. Ma il portiere spagnolo di casca in pieno e allora è 1-1. Cambia tutto. Il Dall’Ara è una sola voce e quel favoritismo di questa Nazionale si inizia a sentire e vedere. Siamo fra i favoriti, perché presentiamo un parquet tecnico mica male per l’età.

Ma per vincere ci vuole carattere e Chiesa è il carattere del vincente, fatto in persona. Quel goal, casuale, cambia tutto. La Spagna non è che si irretisce nel suo atavico palleggio, ma proprio si blocca. Avete presente un frame fermo. Ecco gli iberici sono una diapositiva ferma. E su questo contrasto fermo-mosso si chiude il primo tempo. Non si rischia quasi più niente, nè da parte dell’Italia nè da parte della Spagna.

Italia-Spagna: Un secondo tempo da eroi

Ma la furia di Federico, chilometricamente quasi di casa, si fa sentire e anche tanto. Lui continua a svariare come un matto sulle fasce, gli spagnoli lo stangano per controllarlo. Ma nel frattempo la fede e la fiducia crescono fra i presenti, i telespettatori e i giocatori. Barella inizia a fare ciò che sa fare, con pressing e giocate lucide; Pellegrini verticalizza e rassetta; Mandragora, da capitano spreca un giallo e morde; i terzini reggono il passo e aiutano i laterali; Orsolini fa l’eroe di casa. Poi entra Cutrone. Uno che fa poco, ma quel che fa lo fa bene.

Un eroe figlio d’arte: Chiesa

E infatti, con una Spagna quasi ferma e accesa appena dalla luce di Ceballos, arriva il sorpasso. Ancora il furetto di Firenze e l’indomabile scatenato Chiesa si fa trovare lì, dove Cutrone ha fatto un po’ di rumore in area, grazie alla giocata scatto-contro-scatto di Orsolini. Federico coglie il caos creato da Cutrone e la butta lì, con la giusta smania e cattiveria di chi non vuol vivere da anonimo. Per l’italia, che aveva ancora nei ricordi quel tremendo 3-1 di due anni fa, è festa.

E’ un’Italia che tiene, accorcia, reagisce con il fisico e cerca sempre di trovare gli spazi per i suoi davanti. Entra il gioiellino spagnolo Fornals, ma non serve. Gli spaventi arrivano più da noi stessi. Da Bonifazi che è stanco e spesso la calcia come può. Meret salva con un bel tuffo plastico su Ceballos, che ha rappresentato l’unica insidia continua. Poi ordinaria amministrazione: uscite basse e anticipi.

Pellegrini: un regalo paterno di gioia

E infine ci vuole la bocca d’aria finale, per cacciare la Spagna e far capire che questa Italia ha fatto un grande passo avanti. 80′ arriva un cross in area, Pellegrini corre per prenderlo, ma c’è una trattenuta evidente. L’azione si ribalta, poi l’arbitro la ferma: VAR e rigore assegnato.

Va il gioiellino della Roma e piazza quel terzo goal che libera una Nazione. L’Italia e Pellegrini, futuro neo papà, fanno un salto di gioia. La squadra data fra le favorite dimostra di esserci. La Spagna evapora via, e per ora, è solo un fumoso ricordo di un Saul Niguez che ci bastonò per bene due anni fa.

E’ presto per dire se siamo maturi per vincere l’Europeo. Ma con un Chiesa in questa forma e quei ragazzi che già hanno calcato campi d’Europa e hanno talento da vendere la speranza c’è.

Il movimento nazionale italiano probabilmente è baciato dalla fortuna in questo mese. O più verosimilmente si sta risvegliando. Ma piedi per terra, correre come fa Chiesa e ragionare come ha fatto l’italia. Altro meglio non dirlo

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