Le lacrime e la festa

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Juve Atalanta festa

Le lacrime e la festa: Juve-Atalanta e tante emozioni 

Diciamoci la verità: a quanti di noi Gobbacci interessava la partita in senso stretto? A pochi, pochissimi. Ieri doveva essere la giornata del Mister Allegri e, soprattutto, della Roccia Andrea Barzagli. Lacrime e festa. E così è stato in un tripudio di abbracci, strette di mani e felicità per un percorso che si è compiuto nel migliore dei modi.

Max Allegri

Anche Acciughina ha avuto i suoi 90 minuti di gloria: il suo nome resterà scolpito nel granito; quello di un allenatore capace di portare a casa 5 scudetti, 4 Coppe Italia, 2 Supercoppe Italiane oltre ad aver condotto la nostra squadra in finale di Champions per due volte. E’ vero, le finali non sono trofei ed entrambe le abbiamo perse di cui una, quella con il Real, malissimo e da favoriti. Però resta il fatto che abbiamo acquisito una consapevolezza europea che prima ci mancava. Certo, avremmo tutti preferito avere una finale in meno ed una coppa in più ma le delusioni le lasciamo al passato restando ben proiettati verso il futuro.

La scelta

Nessuno si aspettava Max, quando sostituì Conte cinque anni fa. Ma era l’unico libero e l’unico, probabilmente, a voler rilevare una squadra vincente ma spremuta. Pochi hanno approvato la scelta ed io stesso ero decisamente perplesso perchè Allegri non è uno che entusiasma le folle, un condottiero come Antonio, è uno che si vede poco. Ed anche nell’espressione del gioco è un allenatore pragmatico che preferisce la sostanza all’apparenza. Va bene quasi sempre. Ma il calcio è anche spettacolo, oltre che passione, e come tale deve essere onorato. Ho apprezzato poco la squadra pavida ed impaurita vista spesso in Coppa. Il “primo non prenderle” va bene di tanto in tanto ma non sempre. E giocare grandi partite spinti quasi unicamente dalla situazione disperata non è degno di una squadra che vuole ergersi sulle altre.

La Roccia: Andrea Barzagli

Abbiamo celebrato, come si conviene, un grande campione, Andrea Barzagli. Arrivato in sordina nel 2011, nell’era Del Neri, ha avuto l’umiltà e la forza di mettersi al servizio della squadra diventandone leader. Uno di quelli che nello spogliatoio conta, uno la cui parola pesa come un macigno. Alzi la mano quanti furono felici quando Marotta lo portò a casa per un tozzo di pane: io la sollevo con orgoglio perchè conoscevo le capacità del Nostro ed ero sicuro che avrebbe dato una grande mano alla causa. Certo, non mi aspettavo il campionissimo che si è dimostrato ma va benissimo così. E dobbiamo ringraziare Alex per aver suggerito al nostro ex DG il suo acquisto.

L’apoteosi

Ed è stato tutto bellissimo, le lacrime, la festa, gli abbracci, il pubblico, gli striscioni (anche quello per De Rossi), niente è sembrato fuori posto. Come mi è piaciuta tantissimo la vena da showman assoluto di CR7, uno che ha la vittoria nel DNA e si gode la festa da vero numero uno.

Ora aspettiamo di sapere chi siederà sulla nostra panchina. Io mi fido della società e sono sicuro che sarà, come sempre, una scelta vincente.

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