L’Inter di Conte suona la sesta sinfonia in trasferta

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L’Inter di Conte suona la sesta sinfonia in trasferta. Pur palesando mille difficoltà i nerazzurri strappano la vittoria al fotofinish e si aggiudicano tre punti preziosissimi anche contro un Bologna coriaceo e ben organizzato

Quante difficoltà: la squadra è in piena riserva

Lo avevamo già detto dopo la sfida contro il Brescia. Questa squadra non ne ha più. Alcuni elementi di questa formazione dovrebbero riposare, ma complici gli infortuni sono sempre lì, titolarissimi.

Contro il Bologna l’Inter ha strappato una vittoria con le unghie e con i denti. Solo il forcing finale ha permesso ai ragazzi di Conte di rialzarsi dopo lo schiaffo firmato Soriano, trovare il pari e poi il gol del vantaggio.

Che Inter è stata? La solita in grado di mostrare le due sue facce. Bella e precisa nel creare gioco e azioni nel primo tempo, lenta, macchinosa e in difficoltà nella ripresa.

Proprio come a Brescia l’Inter ha faticato parecchio nel tenere testa ad un avversario che ha provato a metterla all’angolo, ma non si è fatta abbattere dal gol degli avversari. Ha reagito, centellinando le forze e trovando quelle necessarie per far sì che arrivasse la vittoria.

Pur in riserva questa squadra ha saputo lottare, gettare il cuore oltre l’ostacolo e trovare quei tre punti che la lasciano lì, in scia ai bianconeri in classifica.

Una prestazione di cuore, grinta e determinazione: la solita Pazza Inter?

Il suo primissimo giorno in nerazzurro Conte disse che non avremmo più visto una Inter “pazza”. Che ci saremmo dovuti accontentare di una nuova identità, meno ambigua e più “concreta”.

L’Inter di Conte sarebbe stata una squadra “solida”, per niente “fumosa” ed “evanescente”. Nessun risultato sarebbe stato figlio del caso, ma il prodotto di un duro lavoro.

All’inizio sembrava veramente che questa squadra stesse seguendo la strada tracciata dal mister.

L’Inter sembrava un concentrato di bel calcio. Idee. Azioni studiate in allenamento. Tutto era perfetto. Sincronismi. Passaggi. Inserimenti. L’Inter stava guarendo dalla sua “pazzia”, ma ecco le ultime sfide.

La guarigione ha i suoi tempi e se la “pazzia” è insita nel tuo Dna è difficile estirparla dall’oggi al domani.

Qualche scricchiolio sul percorso di guarigione si è notato contro il Parma. Quel pareggio acciuffato in extremis, in una partita giocata a senso unico, ha riportato alla mente alcune vecchie sfide giocate in questi anni. La solita Inter “pasticciona”, in grado di girare a proprio vantaggio la partita con il gol dell’1-0 e poi capace di rimettere in gioco l’avversario con due E(O)RRORI da terza categoria.

Si va a Brescia. La squadra trova il vantaggio nel primo tempo, cala nella ripresa, fino a subire del tutto l’avversario, ma ha la forza di trovare il gol con una azione fantastica di Lukaku, che da fuori trova il sette e il gol della “apparente tranquillità”.

Lo 0-2 non sortisce gli effetti desiderati e l’autogol di Skriniar (tragicomico il rimpallo dopo il tiro di Bisoli tra lui e Handanovic!) riapre la gara e la sofferenza per i tifosi nerazzurri, costretti a seguire l’ultimo quarto d’ora in assoluta apnea.

Si arriva, finalmente, alla sfida col Bologna. Terzo ed ultimo indizio di una trasformazione non ancora avvenuta

L’Inter parte forte. Domina gli avversari, gioca alla grande. Trova per ben due volte il gol, ma in entrambi i casi è fuorigioco. Si vedono in campo facce nuove, come quelle di Lazaro che cresce minuti dopo minuti, fino a disputare una grandissima partita. Le azioni si susseguono, ma il risultato non cambia. Si rimane ancorati allo 0-0.

Sembrava una delle tante partite in cui la “pazza Inter” faceva gioco, metteva sotto l’avversario e poi… e poi come successo arrivava il gol loro.

Per rendere il tutto ancora più bello ci si mette anche una deviazione di un nostro difensore (De Vrji) che spiazza quanto basta Samir Handanovic.

Soriano la sblocca. La maledizione è servita

La squadra è in palese difficoltà. Il Bologna ha trovato il gol nel suo momento migliore. È riuscito a mettere in ginocchio un avversario incapace di colpire e far male.

Un avversario che ha solo giocato di fioretto fino a quel punto della gara, ed ecco che al primo vero assalto rossoblu l’Inter va sotto.

L’ultima volta in cui la formazione nerazzurra è riuscita a ribaltare un risultato in trasferta l’appellativo di “Pazza Inter” era più vivo che mai.

Era l’ultima giornata di due campionati fa. Noi andammo a giocarci l’accesso in Champions proprio sul campo della nostra diretta rivale: la Lazio.

Sappiamo tutti come finì. Fu la notte di Vecino. La notte in cui l’uruguagio ci regalò il ritorno nella massima competizione europea. La notte de “la prende Vecino!”.

La squadra questa volta ha mostrato segni di stanchezza evidenti. Mancanza di lucidità in quelli che dovrebbero essere elementi cardini del gioco dei nerazzurri. Brozovic è apparso bollito, Lautaro era scomparso dalla manovra.

Il centrocampo non riesce a creare gioco ed impostare come si dovrebbe. Contro il Bologna l’Inter appare in bambola, ma riesce, poco alla volta, ad organizzarsi. Dalla panchina Conte attua una mini rivoluzione, pescando forze fresche e ridisegnando la squadra in campo.

Un minuto prima del gol del pari manda in campo Candreva, autentico stantuffo sulla fascia quest’anno, mentre Lautaro, che forse si era fermato a ricaricare le energie, torna nuovamente protagonista.

L’Inter spinge nuovamente sull’acceleratore. Conte getta in campo anche Politano per un’Inter a trazione anteriore. I nerazzurri si riversano sulla trequarti locale, provano a sfondare il muro rossoblu, fino all’episodio del calcio di rigore che sancisce il definitivo sorpasso ai danni dei felsinei.

Inter, sei su sei in trasferta e ora testa al Borussia Dortmund

Un ruolino di marcia impressionante lontano dalle mura amiche. La formazione di Conte sta mettendo in mostra tutte le sue qualità, anche nel momento di maggior difficoltà. Campi come quelli di Brescia e Bologna sono molto caldi ed è difficile ottenere risultato, soprattutto se sei in difficoltà atletica e mentale.

L’Inter vista in queste due ultime trasferte ha tratto il massimo dalle proprie possibilità, dimostrando ancora una volta che in questa squadra il gruppo è forte, motivatissimo e lotta per un unico obiettivo.

Le scelte inziali di mister Conte hanno mostrato la crescita esponenziale di alcuni elementi in rosa che fino ad oggi sono stati usati con il contagocce.

Bastoni sta diventando, partita dopo partita, un difensore assolutamente affidabile. Contro il Bologna la sua partita è stata perfetta e si intende a meraviglia con il duo De Vrji-Skriniar. L’olandese si è confermato, ancora una volta, il migliore in assoluto in campo. Baluardo invalicabile e giocatore con grande visione di gioco. Altra nota lieta lo slovacco, che sul centro destra dimostra di essere più a suo agio. A volte esagera con il vigore delle entrate, ma la partita di Skriniar è stata a dir poco stupenda.

Cresce sempre più Barella. Mostruoso nel corso dei novanta minuti. L’ex Cagliari sta dimostrando di valere tutti i soldi sborsati dall’Inter.

Finalmente in campo dal primo minuto Lazaro. Gamba, corsa, dribbling e ottima visione di gioco. Conte ha detto che da Bologna è iniziato anche il suo campionato. Speriamo non sia l’ennesima meteora e che, invece, l’austriaco possa dare continuità a quanto di buono fatto vedere, in modo da avere una valida alternativa a Candreva. Discorso diverso per Biraghi. L’ex viola ha inciso meno di altre volte, si è visto meno di Lazaro sul fronte offensivo, spingendo meno sulla sinistra, ma è stata altrettanto ottima la sua prestazione.

Encomio speciale al duo Lautaro-Lukaku. È come se giocassero insieme da sempre. Stanno dando più di quello che potrebbero dare. Stanno giocando senza fermarsi e senza risparmiarsi perché l’Inter non ha alternative in avanti. Eppure sono sempre determinanti.

Il belga trova il nono gol in campionato, mai nessuno ha segnato come lui al suo primo anno in Italia, nemmeno il super campione in maglia numero 7 che gioca a Torino.

L’argentino invece sta dimostrando una crescita esponenziale. Non gioca solo per il gol, ma soprattutto per i compagni di squadra. Si fionda negli spazi che “Big Rom” riesce a creare per lui ed è sempre una spina nel fianco per i difensori.

È tutta un’altra storia per lui quest’anno.

Un sogno.

Adesso bisogna resettare tutto e pensare alla delicatissima sfida che ci aspetta in Germania. Non sarà una trasferta facile, anzi. Di fronte avremo un autentico muro giallo. Una squadra che in casa è letteralmente insuperabile. Servirà l’ennesima prova di forza e coraggio. L’ennesimo sforzo in un momento in cui le energie scarseggiano e tutto sembra complicato.

Servirà l’ennesima prova da grande squadra. Poco importa se vedremo la “nuova Inter”, o la solita vecchia “Pazza Inter”. A noi tifosi non dispiace nemmeno questo mix che abbiamo visto e sostenuto in queste settimane. Questa squadra “ibrida” capace di lottare e portare a casa il risultato con i denti, perché come ha ben detto Conte al termine della sfida con il Bologna: “L’Inter è tornata a dar fastidio” e forse a non tutti piace questa cosa, ma a noi tifosi sì. Da matti. Continuiamo così, perché il bello deve ancora venire.

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