Marc Marquez campione: ci saranno altri avversari nei prossimi anni?

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Marc Marquez è il più forte di tutti i tempi?

Marc Marquez: come si possono mettere a confronto Duke, Agostini, Pasolini, Hailwood con Marquez? Come si può farlo con Saarinen? O con Barry Sheene o Kenny Roberts? O forse Gardner? O magari Lawson, Spencer, Schwantz o Rainey? Ma figuriamoci.

Domande oziose e forse inutili. Sono tempi e soprattutto mezzi diversi. E a quelli che dicono che a Marquez manca, però, di cambiare la moto e vincere i titoli anche con quella nuova, come hanno fatto nella top class gente come Agostini, Duke, Lawson, Rossi e Stoner, risponderei con un sonoro “e chi se ne frega?”.

Perché mai Marquez dovrebbe cambiare moto, se in quella scuderia si trova bene; è soddisfatto dal lato tecnico, da quello umano e da quello economico (perché c’è anche questo, non dimenticatelo) e ha a disposizione una moto con cui si trova e vince tutto? Ma chi lo farebbe? Pensate che quelli che ho citato prima abbiano lasciato le varie MV, Gilera, Yamaha, Honda o Ducati solo perché volevano dimostrare al mondo che loro sapevano vincere anche con altre moto? Ma dai! Siamo adulti e crediamo ancora alle favole?

Marquez vs Rossi: Rossi è secondo per l’età

Marquez è Marquez e, se proprio vogliamo vedere, lo abbiamo visto a confronto con una leggenda vivente e, sebbene non sempre con limpidezza, è riuscito a prevalere. Si perché magari Rossi, nel confronto, esce secondo, ma non sconfitto, perché nessuno di quelli citati e quindi nemmeno VR46 può uscire sconfitto nella storia del motociclismo. Ma il Rossi che Marquez ha incontrato è un uomo di 40 anni e il polso di un quarantenne non è quello di un ragazzo di poco più di vent’anni. Per quanto Marquez sia un campione ormai affermato e con molta esperienza, resta sempre un ragazzo a confronto di Rossi e questo, negli sport motoristici, ha una valenza forse anche superiore che negli atri sport.

Perciò abbandoniamo questa che, mi consentirete la prosaicità, è un “pippa mentale” assolutamente inutile. Marquez è il presente e, a ben vedere, il futuro. Quanto meno quello immediato. Non avventuriamoci in confronti che non hanno basi nè tecniche, nè umane.

Marc: un pilota straordinario

Marc Ha vinto strameritatamente il suo ottavo titolo, lasciando a dir poco niente agli avversari. Non sarà simpatico, ma è un pilota semplicemente mostruoso. Di quelli che ti fanno pensare che il motociclismo è un’arte e non uno sport.

Marquez è l’uomo che tiene la moto in piedi con il gomito. È il pilota che a Buriram disegna una traiettoria bellissima nell’ultima curva, stringendo di 10° più di Quartarraro e andando a vincere una gara che poteva tranquillamente lasciar vincere al suo rivale. Si sa che i cannibali sono così: divorano tutto. Marquez è quello che dà più di un minuto al suo compagno di squadra, Jorge Lorenzo che, per quanto io ormai lo consideri un ex-pilota, è comunque uno che ha vinto qualche mondiale.

Insomma abbiamo tante cose di cui parlare e su cui possiamo avere pareri discordanti, ma se ce n’è una su cui credo sia impossibile dissentire è che abbiamo davanti un fenomeno dello sport. Uno di quelli che fanno fare il salto in avanti alla disciplina in cui gareggiano. Uno che alza l’asticella. Che porta innovazione. Uno che rende grande non uno sport, ma LO SPORT.

Se siamo onesti intellettualmente e non apparteniamo alla categoria del “tifoso da stadio”, che male si accompagna al motociclismo o quanto meno al “mio” motociclismo, bisogna riconoscere gli enormi meriti e le straordinarie qualità che questo ragazzotto di 26 anni ha.

Marc: il cannibale

Credo che non ci sia al momento nessuno che riesca ad annichilire i suoi avversari come sta facendo il catalano. In nessuna disciplina di nessuno sport. Ed è interessante osservare come anche in patria non sia uno che riscuote tantissime simpatie. Quando vivevo a Madrid ricordo che tra i miei colleghi erano più quelli che impazzivano per Rossi che quelli che amavano il ragazzino che, appena arrivato in MotoGP, aveva vinto. E forse avremmo dovuto capire già da allora che era un predestinato.

Marquez ha vinto ed ha vinto probabilmente non con la moto più forte del lotto. Forse la più equilibrata, ma di sicuro non la più forte. Anche perché intanto non esiste la moto più forte dai tempi di Stoner e la Ducati. Poi abbiamo visto che Yamaha, Ducati e Suzuki, a seconda dei circuiti, hanno dimostrato di essere, chi una volta chi l’altra, più forti.

E se proprio vogliamo dirla tutta, sulla stessa moto correva Lorenzo, che ha letteralmente fallito la stagione senza nessuna scusante. Nemmeno quella di aver cambiato moto, perché Honda, a detta di chiunque, è la moto in assoluto meno complicata da guidare. Attenzione però a non prenderla come motivazione per sminuire la vittoria di Marquez, perché poi bisogna anche vincere e questo non è mai facile.

MotoGP: quali gli avversari prossimi di Marquez?

Gli avversari di Marquez hanno provato a rubargli il palcoscenico e qualcuno è riuscito a batterlo sulla singola gara, come Viñales, Rins o Dovizioso. Quartararo lo ha battuto quest’anno ben 4 volte sul giro veloce in qualifica, ma non è mai riuscito a stargli davanti sul traguardo. Di tutti, però, Quartararo è quello che mi sembra avere le qualità per poter essere il vero antagonista di Marquez. C’è chi dice che Rossi non ha avuto veri avversari, ma probabilmente anche in questo caso prevale il tifo da stadio, perché ci si dimentica di Stoner, di Lorenzo e ce ne sarebbero anche altri che non avendo vinto un mondiale non sono annoverati, erroneamente, tra quelli forti. Questo non per dire che Marquez corre senza avversari (non scherziamo), ma per evidenziare che quando sei un mostro allora non hai avversari. E quelli che ci sono sembrano essere solo comparse di un B movie.

Dovizioso, che non reputo un pilota eccelso (ma nemmeno scarso sia chiaro) negli ultimi anni ha migliorato tantissimo le sue capacità di lotta nel “corpo a corpo”, ma evidentemente non basta, perché nelle qualifiche brilla poco. Certo ha comunque un buon passo di gara, ma molto difficilmente riesce ad andare oltre. Vince se riesce a tenersi attaccato alla testa, ma questo è successo quando comunque Marquez aveva dovuto correre “sopra i problemi” della Honda in qualche particolare circuito e comunque era rimasto lì a cercare di portare via la vittoria a Dovi.

Ve lo ricordate quando lo si diceva di Rossi che “correva sopra i problemi”? Ne eravamo estasiati. Ora, però, facciamo fatica a riconoscerlo per Marquez, che evidentemente non è il miglior specialista di marketing di se stesso, se ciò riesce ad esportare di più, dopo le vittorie, è il fatto di essere aggressivo, un po’ troppo disinvolto e qualche volta si spinge un po’ troppo oltre il limite. Per questo è stato punito anche qualche volta e qualche volta l’ha fatta franca: vuoi perché è Marquez, vuoi perché è un furbetto e vuoi perché, come da opinione diffusa tra i tifosi, la DORNA è in mano agli spagnoli. Ma questo sarebbe tutto da dimostrare. Resta il fatto che senza queste “qualità” non si vince. Non dimenticate che Rossi non è mai stato tenero con chi lo affrontava uno contro uno in pista. E d’altra parte “è motociclismo e non danza classica”, giusto per citare il Dottore.

Marc Marquez: avversario di se stesso

Concludo queste mie considerazioni su Marquez con la domanda già velatamente posta in precedenza: chi potrà essere il suo antagonista nel futuro? Come dicevo Quartararo è giovane, ha il manico e non ha paura di fare anche delle cose molto al limite. Non è, al momento, un innovatore come lo è stato Marquez fin dal suo ingresso in MotoGP, ma punta tutto sul cuore che butta oltre l’ostacolo in ogni gara. In realtà per i prossimi due o tre anni vedo Marquez come unico vero antagonista di Marquez. Per esempio il rischio di un appagamento, tipico di chi vince tantissimo; l’età che avanza che ti fa chiudere di “un decimo” il polso, ma tanto di decimi lui ne ha almeno cinque o sei di vantaggio; la concentrazione, che è estremamente difficile mantenere per tanti anni a livelli così elevati. Questi mi sembrano gli avversari contro cui Marquez dovrà misurarsi.

Sono i demoni che ogni pilota ha dentro. Sono quelle epifanie del proprio io più profondo con cui, quando meno se lo aspetta, ogni sportivo di alto valore deve fare i conti, perché sono le cose che portano al tramonto e che difficilmente si accettano. Ma Marquez è giovane e sicuramente lontano da tutto questo.

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