Milan-Inter clima derby: dalla stracittadina popolare a quella medio-borghese

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milan inter

Milan-Inter si alza da tensione da clima derby. Ma i prezzi di questa stracittadina sono davvero esorbitanti ed eccessivi. Non stiamo un po’ esagerando?

C’era una volta il derby popolare, quello da fumogeni e curve. Quello che coinvolgeva famiglie e operai. Non a caso, come ben spiegato nel nostro approfondimento, la contrapposizione fra i due schieramenti è da sempre nota come Bauscia contro Casciavit! E per chi è nato nei rioni di Milano e dintorni sa i due soprannomi sono due etichette vere e proprie. Di più identificano due stati sociali: piccoli imprenditore (quello nerazzurro) e il proletariato (quello milanista).

Insomma, nelle due squadre, che presto più tardi avrebbero conquistato l’Europa e il Mondo, c’erano due visioni di gioco, due stili di vita e due idee anche politiche diverse.

Erano tempi di cori, di scontri (ahimè fra ultras) e di divertimenti di massa.

I prezzi erano in lire e quasi per certo a portata di popolo, per lo meno, nei settori poveri del terzo anello e di una parte del secondo. Non a caso metà del secondo, il primo anello e le poltroncine erano associate a una classe sociale di maggior livello.

Il modello vincente Juventus

Sono passati cinquanta o sessantanni da quel periodo. Siamo nel nuovo secolo e il calcio è ormai un’industria, senza mezzi termini. Sponsor, milioni di euro di procuratori, dirigenti, pubblicità, diritti TV e stadi di proprietà. La fine dell’era berlusconiana, morattiana e degli Agnelli ha cambiato radicalmente l’immagine e lo status quo delle società di calcio. Adesso ci sono coordate e non patron. Il calcio famigliare ha lasciato il post a quello imprenditoriale. Sono fondi internazionali e cartelli di imprenditori ad acquisire i club, i quali sono sottoposti a rispettare vincoli di bilancio, tipicamente aziendali.

E questa trasformazione vuoi che non andasse a influire anche sullo sport popolare per eccellenza? Certo che sì. E tutto inizia dalla squadra che ha fatto da battistrada verso uno sviluppo di successo di un planning di football aziendale: la Juventus.

Prima l’avvento dello stadio di proprietà. Poi investimenti e miglioramenti nel marketing e merchandising. Quindi lo sviluppo social, media e sito web. La TV di proprietà e una società di calcio sempre più azienda. Con tanto di entrata in borsa e campagne acquisti faraoniche e successi. Successi e coppe che portano pubblico e consentono ricavi a iosa.

Così la media prezzi dello Juventus Stadium, oggi Allianz Stadium è stimabile intorno ai 130 euro come prezzo medio. Ma ci sono settori dove i picchi raggiungono i 230 euro!

Milan-Inter: i prezzi del derby in rialzo

E 230 euro sono 230 euro! Non stiamo scherzando. E un operaio 230 euro non se li può permettere per una partita di calcio. E il modello Juve, che a sua volta s’è ispirato a quello della Premier, ormai si sta allargando sempre più. Ed è un modello che scalza la classe popolare dallo stadio, ivi compreso quella parte delle curve (che in passato erano abitate anche da persone disagiate socialmente parlando) e apre sempre più i tornelli alla classe medio-alta.

E lo dimostra anche il derby di stasera. Nonostante il valore tecnico delle due squadre sia mediocre e sebbene Inter e Milan non portino trofei da quasi 9 anni, i prezzi di San Siro sia come abbonamenti annuali che come singoli biglietti sono al netto rialzo.

Guardare per credere:

  • Terzo blu/ verde 75 euro
  • Terzo rosso laterale 90 euro
  • terzo rosso 105 euro
  • secondo arancio laterale 145 euro
  • secondo arancio centrale 155 euro
  • secondo rosso laterale 155 euro
  • secondo rosso centrale 165 euro
  • primo verde 140 euro
  • primo blu 160 euro
  • primo arancio laterale 155 euro
  • primo arancio 185 euro

E non andiamo a prendere le poltroncine perché raggiungiamo i 200 e 300 euro al mese.

Anche se 75 euro al terzo anello sono ancora ancora abbordabili, anche se dal terzo anello si vede tutto minuscolo, resta, con un confronto con gli anni precedenti la netta sensazione che un rialzo ci sia. Almeno 20 e 25 euro in più rispetto alla media di cinque anni fa. Un’inflazione considerevole.

E se aggiungiamo i costi delle tessere e degli abbonamenti, ci rendiamo conto che si sta passando da uno sport popolare a uno sport borghese, o addirittura per medio-ricchi.

Il progetto del nuovo stadio San Siro: gli abbonati premium

E non a caso il tanto dibattuto progetto San Siro, che prosegue il suo iter fra ristrutturazione del vecchio stadio e progetti fastosi per il nuovo, punta decisamente verso un innalzamento dei prezzi.

Si tratta di un’ideazione che prevede grattacieli, centri commerciali, uffici e quant’altro. Uno stadio al centro che si annuncia modernissimo e super lussuoso. A causa del quale, inevitabilmente, i prezzi avranno un ulteriore innalzamento. E non a caso il sindaco Sala si sta già battendo affinché ciò non avvenga. Ma d’altronde i tifosi sanno che solo se si innalzano i prezzi e aumenteranno i guadagni, allora si potrà investire e vincere.

Ed è un ragionamento che non fa una grinza, anzi, è perfettamente logico nel ricavo di un’azienda. Ma per l’appunto si sta sempre più aprendo un’era storica.

Vuoi, perché le pay-tv consentono di guardare le partite comodamente da casa, vuoi perché i nuovi stadi saranno sempre più selettivi e ristretti, resta il fatto che del calcio degli operai ormai si ha un vago ricordo. C’erano due pubblici, due schieramenti, due capitani, due allenatori, due presidenti e due filosofie di gioco opposte: Casciavit contro Bauscia! Ovvero c’era una volta Milan-Inter fra il popolo. 

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