Milan-SPAL: Il Diavolo fa la sua stregoneria, ma non allontana le ombre

127
Suso Milan SPAL

Milan-SPAL 1-0: Suso la risolve, ma sono ancora tante le ombre su questo Milan

Era importante vincere, non c’è dubbio! Un altro risultato negativo o semi-negativo ci avrebbe travolti come un’onda scura. Perché poi affronti tre grandi squadre, contro cui puoi anche fare 0 punti e poi ti saresti davvero ritrovato a lottare per restare in A.

Che a risolvere una partita maschia e ancora una volta opaca sia stato il tanto criticato Suso sa tanto, nella notte maligna di Halloween, di stregoneria iberica. Quella bacchetta magica, che se trova la zolla giusta, strega i portieri avversari. 

Ma in Milan-SPAL la poesia finisce qui. Il resto è un’ombra unica e ancora preoccupante. Il problema principale sono il gioco e chi lo interpreta. Due sono le cose evidenti e per ora poco mutabili: errori di banali di costruzione del gioco e limiti caratteriali degli interpreti. Il punto, lo snodo che assolve gli ex Giampaolo e Gattuso è proprio questo: il Milan ha degli evidenti “handicap” calcistici. E in questo caso puoi metterci anche Guardiola, ma poco risolvi. Cioè chi va in campo sono i ragazzi. Tutti giovani, per carità, ma quanto mai insufficienti al blasone di cui portano la maglia. Questione di modulo o meno? Anche qui la questione è relativa.

Daino a Radio Sportiva: questi ragazzi non hanno forza caratteriale

E’ superflua, perché quel che manca nei giovani rossoneri è la spregiudicatezza, il carattere e la voglia di mordere le caviglie. Qualcuno ogni tanto lo fa vedere, Calhanoglu che corre come un pazzo, Romagnoli o Theo Hernandez. Ma il resto è zero. Manca un leader, d’esperienza, che strigli la gente in campo e che vada a prendere l’avversario sull’1-0 per il Milan. Come ieri sera, quando sul vantaggio, anziché chiuderla, abbiamo quasi aspettato la SPAL. C’è proprio un’oggettiva incapacità di sentir la gara nel petto, nelle gambe e nella testa. Infatti contro di noi nessuno ha paura. E San Siro non spaventa più come prima. Ha ragione Daino a Radio Sportiva: “Non c’è mordente da Milan e non c’è forza caratteriale”. Risultato ne esce fuori sofferenza sempre e talvolta sconforto penoso.

Ma non finisce qui, perché le ombre della notte delle streghe si addensano, se pensiamo all’altro problema centrale: tecnica e costruzione del gioco.

Milan senza qualità tecniche

E qui Gattuso già lo aveva capito: questa squadra ha dei limiti, punto. Pochi giri di parole e giocare come una provinciale. Facendo forza sull’aggressività e sulle iniziative solitarie. Come, per esempio, quella di Paquetà che ieri davanti al portiere sceglie un dribbling di troppo e si mangia il raddoppio. E il brasiliano è uno dei pochi che sa toccare la sfera in un certo modo. Il resto è noia, come direbbe una canzone nostrana. Il resto è un insieme di ragazzi che hanno davvero poco dei giocatori di serie A. Anche ieri come a Roma (dove l’errore di Calabria è stato imperdonabile) l’ABC del calcio non si riusciva a mettere in pratica: uno-due, verticalizzazioni, cambio di campo, stop e tiro. Alcuni di questi ragazzi, forse più in partita che in allenamento, non hanno i fondamentali. Ed è questa l’ombra forse più ansiogena della serata di Milan-SPAL. Se non hai tecnica e quelli con la tecnica li lasci in panchina, ma come pensi di arrivare in Europa?

Se quando l’avversario ti pressa non sai tenere il pallone o se non sai fare tre passaggi di fila o se non sai quando devi calciare o viceversa calci sempre inutilmente, come arriverai mai in Europa?

Pioli dichiarazione: siamo stati squadra e questo già va bene

Pioli, che ieri ha vinto la prima partita, dice nel dopo-match: “Siamo stati squadra“. E fa capire che è un primo passo. Vero con Giampaolo non lo eravamo. Però lo eravamo con Gattuso. Quindi, in poche parole, dopo due anni di più di 150 milioni spesi e zero posizionamenti decenti, mi stanno dicendo che siamo tornati indietro di due anni. E anche qui Gattuso docet: “devo capire perché questi ragazzi quando vanno sotto, non si sanno più rialzare“. Così disse dopo una sconfitta bruciante dei primi mesi.

Quindi, ci risiamo, di nuovo: problema psicologico. Altro momento freudiano per far capire a dei plurimilionari di vent’anni che se subisci un goal, non è finita. Andiamo bene…

Pioli, per certo, ieri ha inteso sottolineare che la squadra è rimasta mentalmente compatta fino al 90′ e che ha cercato la vittoria. Vero, è già un piccolo passo. Ma forse contro la SPAL in svantaggio di un goal, dovevamo pure chiuderla, quando avevi 20 o 30 metri per ripartire. Forse sfruttare la velocità e la voglia di spaccare il mondo di Rebic o Leao non sarebbe male…

Pagelli Milan-SPAL: rimandati Piatek, Kessié, Bennacer e Calabria

Invece, nulla di nulla. Ogni ripartenza era bruciata o da un Piatek versione Kluivert (più a terra che in area) o da un Kessié che quando non sa cosa fare corre a caso, senza usare un minimo di logica o da un Calhanoglu che a volte non fa mai la cosa semplice, ma quella inutile.

E dietro mica c’è la cintura di sicurezza allacciata. Al contrario, slacciata. Bennacer che sa solo impostare, ma che perde palloni leggeri ed è costretto a falli inutili.

Calabria che dopo lo choc di Roma si può annunciare come terzino perso.

E peggio ti senti se guardi la panchina. Conti irriconoscibile e Borini che non vede il campo da un mese.

Pagelle Milan-SPAL: la lucina di Suso, il vento di Theo Hernandez e la semplicità di Duarte

Ed ecco perché nella notte delle tenebre, ci voleva una luce. Così il tanto vituperato e odiato Suso rappresenta la sola luce che ha squarciato con il suo sinistro fulmineo la resistenza dei ferraresi. Un Suso che, con un pochino di panchina in pancia, ha reagito mostrando volontà e sacrificio. Ma soprattutto ha dimostrato che è l’unico ad avere fra gli 11 presenti i piedi buoni. Ecco perché forse gioca sempre. Almeno finché qualcuno non avrà il coraggio di provare le due punte. Cosa che tutti vorremmo vedere!

Altro piede liftato e interessante è poi quello di Theo che da terzino attacca e difende, sa stare concentrato e spinge. Quando cambia passo non lo tiene nessuno in A. E’ la seconda speranza a cui si appiglia Pioli che dalle sua azioni spera che si svegli il Milan. Ragazzo poco cattivo e molto preciso, sbaglia davvero poco.

E infine l’inedito Duarte che ieri ha mostrato ciò che di buono si dice di lui: adattabilità e semplicità. Il brasiliano è uno che non sa strafare e non vuole farlo. Marca bene, pulito e non crea nessun danno. Anche lui è un gel per la cura della fascia destra.

Milan-SPAL 1-0: tre punti, tanti dubbi

Quindi la partita di ieri sera, anche se ha visto più mordente soprattutto nel secondo tempo (il primo, detto da Daino, è uno dei più brutti primi tempi in A) e più decisionalità, non ha per nulla guarito il Milan di San Pioli. Ci vorrà tempo, fortuna, qualche magheggio tattico e una maree di sedute psicologiche prima che si potrà dire il Milan c’è.

Intanto domenica c’è la Lazio e già questo per noi è un Mortirolo. Speriamo di salvar la pelle; speriamo in qualche borraccia d’acqua e qualche altra torcia luminosa. Il percorso per chiamarsi Milan è lontano anni luce. 

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.