Perché è un Pioli is on fire?

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pioli is on fire

Potrebbe clamorosamente diventare il jingle del Milan formato 2020/21. Anche se è presto per dirlo. Pioli is on fire” è ad ogni modo il motto che sta accompagnando le vittorie del Milan in questo ultimo scorcio del 2020. Ma se lo spunto nasce da un coro in pullman, ripreso da una celebre canzone dance degli anni ’90 di Gala (“Freed from desire“), il concetto che lo sviluppa è totalmente un’altra cosa.

Pioli is on fire: il motto del milan

Certo, lasciarsi andare a facili entusiasmi da campionato vinto o coppa conquistata sarebbe erroneo, falso e pericoloso. In effetti lo stesso artefice di questo capolavoro l’ha detto chiaramente – “Non abbiamo ancora vinto nulla” – e agli atti è così. Per ora è un fuoco positivo che guida un gruppo di giovanotti (fra i più giovani d’Europa) che ha voglia di stare insieme, fare gruppo, sentirsi amici e vincere. E oggi più che mai nell’era del social, della comunicazione immediata e condivisa, per i cuori rossoneri, le immagini di giubilo, coro, musica e festa nello spogliatoio non fanno che inorgoglire i tifosi rossoneri. Anzi rappresentano il filo di collegamento sottile, ma vivo con la squadra in un momento in cui, a stadi chiusi, le gioie e le bandiere sono solo su dirette streaming e # di Twitter e Instagram.

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Ed è così che “Pioli is on fire” diventa, di colpo, molto di più di una revival remixato da un dj. Rappresenta piuttosto l’emblema di un grido di forza e convinzione. Simpatico che proprio Stefano Pioli sia stato scelto come centro nevralgico di tutto. Quasi come se i ragazzini scherzassero con un ragazzino, loro coetaneo. Pioli, guida magnifica di questi lottatori, diventa parte della loro famiglia e si trasforma da quel “padre Pioli (simpaticamente etichettato dagli Autogoal) in Pioli is on fire. Tradotto sta: da chi non sa che pesci pigliare e si appoggia a Ibrahimovic a generale vittorioso.

Certo, il combustibile di abbracci, elogi, vittorie e bel gioco reggerà finché non arriverà il momento di appannamento, quello insomma dove qualche bastonata ci sarà. Molti potevano pensare che potesse essere quel Milan-Lille 0-3 e invece, con il senno di poi, non lo è stato. Ma sicuramente la partita storta che creerà apprensione e delusione, arriverà. Lo sa Pioli e lo sa anche la colonna matura di questa squadra.

Milan: la colonna matura

Il bello di questo Milan, tuttavia, è che la colonna matura è gente che è a Milano da pochi anni: Donnarumma, Bennacer, Romagnoli, Theo Hernandez, Kessié, Calhanoglu, Kjaer e Ibrahimovic. Non stiamo parlando di giocatori che giocano da dieci anni nel Milan, ma che sono arrivati più o meno nell’arco di un biennio o che data la loro giovane età non possono costituire la figura di senatori, eccetto il Re svedese. Vero che il calcio è cambiato e che ora a 20 anni potresti ritrovarti già leader, perché la gavetta l’ha fatta dai 15 o 16 in sù. Altrettanto vero è che l’età giovane del Milan fa pensare (contratti permettendo) a un possibile futuro glorioso.

Ecco che, insomma, Pioli is on fire, risveglia anche la passione sportiva di una comunità nazionale che dopo anni e anni di figuraccie e delusioni, per un frazione di un secondo in un decennio, ha ritrovato sé e la propria storia. E il bello è che alcuni di questi “giovincelli” la storia con la S maiuscola nemmeno la conoscono. Sì vero, le foto a Milanello e a Casa Milan di quello che gli avi hanno creato in un secolo ci sono e si possono ammirare, ma nell’età dei social e degli AirPods più facile che i racconti arrivino dai video di Youtube. Ancor più semplice che questi ragazzi passino il tempo ad ascoltare rap, pop, musica disco e trap anziché dedicarsi alla storia del Milan. Non c’è da offendersi. Ormai è una cultura del 2.0 fatta così.

Certo, ma si diceva della classe matura del Milan. Maturità più di testa che d’età, per l’appunto. Donnarumma pare un portiere che para da vent’anni (tipo Buffon o Neuer) per intenderci, ma ne ha 21. Eppure guida la difesa, realizza miracoli, incoraggia i compagni, para i rigori, risolve i grattacapi.

Frank Kessié, che meno di un anno fa tutti volevano gettare alle ortiche, ha 24 anni. Eppure contrasta, segna, corre, copre, chiude ed è pure rigorista.

Hakan Calhanoglu ha 26 anni eppure sembra un 40enne per come gioca: porta su la squadra, corre, copre, rilancia, avvia l’azione, dribbla, usa la testa, fa assist e segna.

Theo Hernandez ha 23 anni, ma sembra un terzino di trenta: corre a sfinimento, raddoppia sull’uomo, entra pulito, spacca la partita, offre assist, fa giocate meravigliose per dribbling e goal e infine si alza come un falco nel cielo se c’è da colpire di testa. Sembra un campione del mondo, ma è un semplice terzino ventenne.

Ismael Bennacer ha 23 anni e due ani fa giocava all’Empoli. Eppure corre, verticalizza, gestisce i tempi, propone giocate e sviluppo del gioco e se c’è da mettere la gamba non si tira indietro.

Non cito nemmeno Zlatan ibrahimovic, perché dello svedese si sa tutto, e forse anche di più.

Insomma la spina dorsale su cui cresce questo “verde Milan” è di recentissima costruzione e non ha i crismi di un ciclo decennale. Il che rende ancor più straordinario il lavoro di Pioli, che durante il lockdown e nel post-lockdown, ha messo in testa parole sacre ai suoi ragazzi, trasformandoli, per ora, da ragazzetti senza capo né coda a, come dice Bucciantini, “tanti piccoli Ibrahimovic”.

Milan: l’apporto dei tifosi

Ma, ciò che rende speciale, la serata di ieri e un anno con statistiche mostruose è il nuovo rinvigorito apporto dei tifosi milanisti, che risvegliati da un sonno agrodolce di ben quasi nove anni, hanno deciso di tornare a urlare e incoraggiare i propri beniamini. E, avulso dagli stadi per via delle norme sul contagio, Curva Sud e affiliate hanno saputo trasformarsi. Niente più fischi, improperi, striscioni di contestazione. Soltanto un fuoco rossonero che ha accompagnato, stile fiaccolata natalizia, il pullman del Milan all’ingresso di San Siro. Come a dire: non siamo solo sui social, ma siamo ancora vivi. E lo è il nostro apporto, che finalmente riconoscente nei confronti della squadra, vuole solo incoraggiare e spingere i nostri ragazzi verso la vittoria, come se quella Curva fosse presente nuovamente a San Siro. Come se i cori, che tanto mancano nello stadio, fossero nelle orecchie e nelle gambe di Theo Hernandez, quando ha messo la quarta per scardinare i piani della Lazio nei 10′ finali.

E così la famiglia Milan torna ad arricchirsi di una componente da sempre viva e fondamentale: il pubblico di San Siro, che oggi come oggi, non è più un tribunale popolare di contestazione o esaltazione, ma è una spalla che è partecipe di un piccolo miracolo.

Milan: futuro Pioli 2021

Solo che ora il miracolo va concretizzato e se tutta questa bella favola del 2020 (zero sconfitte dal post lockdown e 106 punti fatti in tutto) va apprezzata e assaporata, il Milan non deve farsi trascinare dall’entusiasmo mentale. Cioè guai a non sottovalutare l’avversario. Di fondo nessuno ha vinto nulla.

Sarà qui che il simpatico e umile “padre Pioli” dovrà fare il lavoro più complesso. Fare in modo che quel “Pioli is on fire” non si spenga improvvisamente fra il gelo invernale e le piogge sbarazzine della primavera.

Ma intanto Buona Natale Milan, te lo meriti davvero questo Augurio

 

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