Sambenedettese, alcune curiosità che non sapete

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La curva della Sambenedettese
La curva della Sambenedettese

Storia della Sambenedettese: una gloria del passato

L’arrivo di Paolo Montero a Sambenedetto del Tronto ha riacceso i riflettori su una squadra, la Sambenedettese, ormai da molti anni ai margini del calcio che conta. Qui la serie B manca dalla stagione 1988-89. Come se non bastasse, dal 1994, i tifosi hanno dovuto assistere a ben quattro fallimenti (1994-2006-2009-2013). Insomma: ora è tempo di voltare pagina. A Montero, uno che quando giocava era un vero e proprio mastino, il compito di riportare in alto la società.

La sua squadra pratica un gioco spettacolare, cosa che mai ti attenderesti da uno che, da giocatore, era solito “azzannare” le caviglie avversarie per evitare gol. La trasformazione tecnica della Samb fin qui ha portato al nono posto. Dopo un periodo nero, coinciso con quattro ko di fila, il successo con il Rimini ha ridato energia ad una piazza che sembrava già prossima alla rassegnazione per un altro torneo grigio. Riuscirà l’ex juventino a portare l’entusiasmo perduto nella città marchigiana?

Sambenedettese, una storia rossoblù

La Samb prende i natali nel lontano 1923, quando tre società (Fortitudo, Serenissima, Forza e Coraggio) decidono di fondersi per dare vita ad un’unica squadra. I simboli della squadra sono la lancetta e il torrione che campeggiano nello stemma della squadra. La lancetta non è altro che quella che comunemente chiamiamo “scialuppa”, ovvero una piccola imbarcazione ausiliaria, costruita generalmente in legno, avente lo specchio di poppa quadrangolare.

Con il termine “torrione” ci si riferisce invece alla Torre dei Gualteri. Si tratta di una costruzione eseguita nell’ultimo ventennio del XV secolo subito dopo la ristrutturazione della cinta muraria dopo uno dei tanti conflitti tra Ascoli e Fermo. Il nome si deve ai suoi committenti, la famiglia Gualtieri, la quale, verso la prima metà del XII secolo iniziò la riedificazione del castello. I colori sociali sono inizialmente il bianco e il verde e si iscrive alla Terza Divisione Marche solo nel 1926. Nel 1928 verranno ufficializzati il rosso e il blu in quanto sono anche i colori dello stemma cittadino.

Sambenedettese: la serie B sfiorata

Nella stagione 1946-47 la squadra marchigiana sfiora la B con il suo cannoniere Luigi Trani e arriva a un solo punto dalla maceratese. L’anno dopo grazie a un buon piazzamento si iscrive al campionato dell’allora Serie C. Serie cui giocherà in condivisione con promozioni in serie B fino fino al 1993, tranne nel 1990/91.

Sambenedettese: promozione in B e la sfida contro la Juventus

La squadra marchigiana arriva alla B nell’anno 1955/56 e affronta capisaldi del calci italiano come Napoli, Torino, Lazio, Bari, Alessandria, Triestina, Genoa e Palermo. Addirittura nel 1961, in occasione degli ottavi di Coppa Italia, arriva la grande sfida contro la blasonata Juventus.  Retrocederà in serie C di nuovo nell’anno 1962/63.

Il secondo ciclo in B, la retrocessione e la promozione di Sonetti

La squadra resta in serie C fino all’anno 1973/74, quando con ben nove punti di vantaggio sulla seconda si qualifica per la serie cadetta. E’ Marino Bergamasco il fautore dell’impresa. Lui, allievo di un tale Nereo Rocco del Milan, con il presidente dimissionario Nicola D’Isidori. E in B la squadra rossoblu resta fino al 1980. In quegli anni emergono personaggi che influenzeranno anche la serie A, come Guidolin e Franco Colomba. Nel 1977/78 i marchigiani sfiorano la serie A e sono fermati solo dalla Sampdoria.

A fine anni Settanta la Samb retrocede e torna in B alla guida di un allenatore che diventerà esperto di salvezze e miracoli: Nedo Sonetti. Fra i volti bandiera di quella squadra c’è un futuro campione dell’Inter, Walter Zenga e un altro giocatore che salverà molte squadre di  e B: Luigi Cagni. Ma è anche il momento, come spiegato più avanti , del doloso incendio allo stadio Ballarin.

Nel 1982-83 l’esordio in B è a San Siro contro il Milan, neo reotrocesso. Anche al ritorno finirà 2-2. Insieme alla vittoria prestigiosa in Coppa Italia contro l’inter, nell’anno 1983-84, si può annoverare fra i successi più importanti della storia marchigiana.

L’allenatore nel pallone e la Sambenedettese

L’anno 19837 84 la squadra arriva a un’affannosa salvezza all’ultima giornata contro la Pistoiese. Nulla di diverso dal solito, se non fosse che alcune immagini di quella festa saranno riutilizzate nel cult-comico-sportivo più famoso di sempre: “L’allenatore nel pallone” con Lino Banfi e la celebre figura istrionica di Oronzo Canà.

Fine anni Ottanta: la doppia retrocessione

Dopo i fasti di metà anni Ottanta, la squadra a inizio del decennio nuovo si trova in men che non si dica retrocessa due volte. Prima in serie C e poi in serie C. E’ l’anno 1989/90.

Sambenedettese: la prima Coppa Italia serie C e i primi problemi economici

Un trofeo, dopo tanti anni, di amarezze e gioie arriva nel 1991/92, quando la Samb vince la prima Coppa Italia serie C battendo il Siena. E’ forse uno dei momenti di gloria più importanti della storia decennale. Poi arriva la tragedia economica.

Le scelte azzardate dell’imprenditore presidente Venturato, nonostante l’aiuto di imprenditori locali e del sindaco, porta al collasso economico la società. Unica soluzione è iscrivere la squadra in Eccellenza Marche. La squadra continua a lottare negli anni successivi per risalire la china, ma non è facile.

Colantuono e il ritorno in serie D

E’ l’inizio del secolo a riportare la Sambenedettese a un gradino più alto di quello dell’Eccellenza. La promozione in serie D arriva con presidente il vulcanico Luciano Gauccci, allenatore Giovanni Mei e capitano un giovane Stefano Colantuono. Da qui riprende il cammino perso in precedenza. Con una promozione in C2 e poi C1 rapidissima. E addirittura i play-off validi per la B in finale contro il Pescara.

2003-2019: anni fra serie minori e il sogno B

Dal 2003 la società entra in un’odissea societaria senza fine: fallimenti, debiti, retrocessioni, promozioni e cordate di’imprenditori per salvarla. Nel 2005 Mastellarini, rimasto a cercare soci entra in difficoltà e cede la società in accordo con Paterna (proprietario del Pescara) l’anno dopo. Ma la situazione storica di sempre si ripropone fra giocatori non pagati, retrocessioni e fallimentari societari a catena. Non sono riusciti a risollevarla come dirigenti o allenatori figure di spicco del nostro calcio come Pruzzo, Giannini, Dossena, Calori e non ultimo l’ex Inter Francesco Moriero. Quest’ultimo con un buon inizio nel 2017/18 culmina poi con la sconfitta contro la squadra del Sudtirol e viene licenziato. Seguono Capuano, Magi e Roselli.

Oggi si chiama Società Sportiva Sambenedettese ed è allenata da uno che in A si è sempre fatto rispettare: l’ex Juve Paolo Montero.

Un gemellaggio internazionale con il Bayern Monaco

Forse in pochi sanno che i tifosi della Sambenedettese sono gemellati con una storica tifoseria internazionale. Parliamo del Bayern Monaco. Il connubio tra i supporters marchigiani e quelli bavaresi è iniziato nel 2005. Nella gara interna con il Sudtirol vi era una delegazione tedesca nella curva dei padroni di casa. Ma come nasce questo strano connubio? Tutto ebbe inizio quando un gruppo di tifosi tedeschi, detti Schickeria si presentarono ad assistere alla sfida tra Samb e Napoli nel 2005, come detto. La loro intenzione era approfondire il tifo provinciale italiano. Possiamo quindi definirli come dei “giovani esploratori”.

Fu allora che un tifoso marchigiano che parlava perfettamente tedesco fece da Cicerone, guidando i teutonici alla scoperta della storia della squadra rossoblù, riuscendo a conquistare il loro cuore. Da allora il legame non si è mai rotto. Basti pensare che, nel 2016, in occasione del ritorno in Lega Pro della squadra marchigiana, gli ultras del Bayern esposero il seguente cartello: “L’amicizia va oltre ogni categoria. Auguri magica Samb”.

Questa è solo una delle tante curiosità di una tifoseria che mai ha fatto mancare il suo appoggio alla squadra, neanche dopo i nefasti fallimenti degli ultimi anni.

Del resto, che i tifosi rossoblù si pieghino, ma non si spezzino, è testimoniato da una delle tragedie mai avvenute in uno stadio italiano: il Rogo del Ballarin. Era il 1981, quando, nel match interno con il Matera che avrebbe dovuto sancire il ritorno in serie B, successe l’imprevedibile. Quasi sette quintali di striscioline di carta di giornale che avrebbero dovuto fungere da coreografia, presero fuoco, intrappolando in un autentico inferno oltre 3500 persone. Due ragazze morirono e oltre cento persone uscirono con gravi lesioni da ustione. In campo, durante quella tragedia, vi era Walter Zenga che difendeva i colori della Samb.

Lo stadio della tragedia, il Ballarin (così chiamato in onore di Aldo e Dino, i due fratelli del Grande Torino che perirono nella Tragedia di Superga) non è mai stato ristrutturato dopo quella tragedia. Ormai sembra un’opera fatiscente che funge da monito per quanto accaduto quel giorno. Dal 1985 la squadra gioca nello stadio Riviera delle Palme. La struttura fu inaugurata con una partita tra Samb e Lazio.

Un presidente di bottega

Il presidente della Sambenedettese, dal 2015 è Franco Fedeli imprenditore nel campo alimentare. Suo, infatti, è la catena Elite. Cavaliere del Lavoro dal 2002 su nomina di Ciampi, Fedeli si vanta di aver cominciato da semplice ragazzo di bottega negli alimentari, per poi costruire un piccolo impero. Presidente vulcanico e mai banale ha portato la Samb al primo colpo dai Dilettanti in Lega Pro e ora punta al grande calcio.

Grande appassionato di whisky e auto d’epoca, possiede diverse Ferrari e le tratta con cura maniacale come se fossero dei figli. Allo stesso modo, però, è attento sul lavoro. Si interessa quotidianamente della squadra. Considera il calcio il suo “svago” dal mondo ossessivo del lavoro, ma non per questo rinuncia a vincere. Per questo motivo la Samb spera di tornare agli antichi fasti. Con un presidente così, il sogno serie B non è impossibile.

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