Giro d’Italia 2020: tappe, clima, curiosità, tipi di biciclette e come si prepareranno i corridori

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giro rosa 2020 tappe

Dopo la ripresa del ciclismo con il Mondiale su strada e l’atteso inizio del Tour de France (calendario completo e analisi dei percorsi), a breve è il momento di programmare il Giro d’Italia 2020, la cui data è stata a suo tempo (qui tutti gli eventi sportivi modificati per data) già spostata da maggio ad ottobre, cancellando le prime tre tappe.

Saltano quelle ungheresi (Budapest > Budapest Tissot ITT/ Budapest > Győr/ Székesfehérvár > Nagykanizsa) vista l’incertezza presente sui viaggi e i vari spostamenti.
Così quest’anno il Giro partirà il 3 ottobre da Monreale e terminerà a Milano il 25 ottobre, dopo 21 tappe – per un totale di Km. 3496 circa.

Tappe giro rosa 2020

Tappa Data Percorso km    
1 3 ottobre Monreale > Palermo Tissot 15 km
2 4 ottobre Alcamo > Agrigento 150 km
3 5 ottobre Enna > Etna 150 km
4 6 ottobre Catania > Villafranca Tirrena 140
5 7 ottobre Mileto > Camigliatello Silano 225
6 8 ottobre Castrovillari > Matera 188
7 9 ottobre Matera > Brindisi 143
8 10 ottobre Giovinazzo > Vieste 200
9 11 ottobre San Salvo > Roccaraso 208
12 ottobre giorno di riposo
10 13 ottobre Lanciano > Tortoreto Lido 177
11 14 ottobre Porto Sant’Elpidio > Rimini 182
12 15 ottobre Cesenatico > Cesenatico 204
13 16 ottobre Cervia > Monselice 192
14 17 ottobre Conegliano > Valdobbiadene (cron. individuale) 34,1
15 18 ottobre Base Aerea Rivolto (Frecce Tricolori) > Piancavallo 185
19 ottobre giorno di riposo
16 20 ottobre Udine > San Daniele del Friuli 229
17 21 ottobre Bassano del Grappa > Madonna di Campiglio 203
18 22 ottobre Pinzolo > Laghi di Cancano (Parco nazionale dello Stelvio) 207
19 23 ottobre Morbegno > Asti 251
20 24 ottobre Alba > Sestriere 198
21 25 ottobre Cernusco sul Naviglio > Milano (cron. individuale) 15,7
Totale 3.496,8

 

Meteo in italia: ottobre 2020

È importante prendere in considerazione e analizzare il clima in Italia, sia per i mesi già trascorsi, per completare al meglio l’articolo.

La stagione invernale 2019/2020, in Italia, si è delineata come una delle più strane e anomale da quando vengono effettuate le varie misurazioni metereologiche.
L’ultimo mese di primavera (maggio 2020) ci ha regalato temperature in linea col periodo o poco sopra da Nord a Sud; così dicasi per le precipitazioni che vengono considerate in media o localmente poco al di sopra la media.

L’estate poi ci ha regalato alcune analogie metereologiche tali da ricordare la pari stagione del 2003, che passò alla storia come la più calda di sempre: il tutto a causa di una maggior ingerenza dell’anticiclone africano che ha spinto ondate di calore dal cuore del deserto fin sul nostro Paese.

La stagione autunnale 2020, secondo gli esperti meteo, potrebbe riservarci alcune interessanti sorprese: ci raccontano infatti che i primissimi giorni del mese di ottobre saranno all’insegna del bel tempo, ma tutto cambierà velocemente quando una massa d’aria fredda causerà maltempo generalizzato, annunciato da fredde bordate di vento che piano piano faranno abbassare le temperature, soprattutto sulle regioni centro settentrionali.

Nella prima decade del mese, il tempo dovrebbe essere ancora instabile su molte regioni del Centro Nord, ma poi dovrebbe cambiare tutto, grazie all’arrivo di un anticiclone africano che porterebbe temperature in rialzo, facendo prendere il via all’attesa ottobrata con valori termici sopra la media che potrebbero arrivare anche a 25 gradi in molte città italiane e persino con punte di 28 gradi al Sud. Il bel tempo non durerà però molto: dalla seconda metà del mese piogge e perturbazioni dovrebbero tornare a fare capolino su buona parte d’Italia.
In linea di massima il meteo di ottobre sarà caratterizzato da accentuata variabilità.

Giro d’Italia 2020: interrogativi e curiosità prima della partenza

Acquisite tutte le informazioni necessarie per poter affrontare correttamente la partenza, in scienza e coscienza, tra qualche giorno del “grande evento”, ci possiamo ora porre alcune essenziali, importanti e inderogabili domande:

  • Che rilievo e influenza potrà avere un clima così diverso tra maggio e ottobre?
  • Come si saranno preparati i corridori a gareggiare in questo mese di ottobre?
  • Che tipo di abbigliamento avranno “testato” le Squadre per poter affrontare al meglio gli eventuali capricci o inasprimenti del tempo?
  • Quali diete “ad hoc” avranno studiato i “soloni dei pasti” che gestiscono gli atleti, per poter ottenere i migliori risultati?
  • Le biciclette, come verranno “preparate”?
  • Come si organizzeranno i tifosi, lungo le strade del Giro?

Ora cercheremo di dare risposte a questi quesiti che occupano i nostri pensieri e ci arrovellano la mente, prima che tutto trovi una spiegazione con la tanto attesa partenza del Giro 2020.

Che rilievo e influenza potrà avere un clima così diverso tra maggio e ottobre?
Per rispondere a questa domanda occorre essere degli esperti, ma soprattutto avere a disposizione una casistica e una raccolta di dati per periodo tale da poter dare un giudizio il più corretto possibile.
C’è comunque una serie di elementi che, pur non essendo esperti, possiamo considerare per farci una nostra personale idea in materia.

Vi ricordate quando mamma ci diceva: ” A maggio ci si scopre piano piano, a giugno invece ci si può mettere in camicia”. Questo perché a fine primavera in ogni caso le giornate sono sì più lunghe, ma non ancora calde, anche se il bel tempo il più delle volte è dietro l’angolo. Quindi noi cosa facevamo? Camicia e maglioncino in modo da poterci coprire o scoprire alla bisogna.
Mamma ci diceva anche che in pieno autunno, quando cadono le foglie, le castagne sono mature, i cachi diventano rossi e dolci e l’uva è già nei tini per la fermentazione, ci si deve coprire, senza esagerare, perché l’aria è decisamente più fresca e lo sbalzo di temperatura tra giorno e notte è consistente.

Ora posso azzardare una mia riposta: certo che il clima influenzerà la corsa, soprattutto nelle tappe per passisti e/o velocisti, che si troveranno a dover fare i conti anche con elementi non abituali. Per gli scalatori, quelli che si “arrampicano” sui tornanti, non penso ci siano grandi differenze, perché sono più abituati ad affrontare i cambiamenti repentini del clima a seconda delle altitudini dei traguardi in salita.

Come si saranno preparati i corridori a gareggiare in questo mese di ottobre?

Sicuramente con una preparazione “molto mirata”. Esercizi di aerobica, di rinforzo muscolare, di resistenza sia alla fatica che al freddo. Si saranno allenati pensando alle varie tipologie di temperature e di eventi atmosferici. Quindi li immaginiamo che abbiano provato più volte verificare quale effetto avrebbe potuto avere un repentino cambio di temperatura sul loro fisico, sul loro rendimento e sulla loro capacità di reazione. Certo che la tecnologia e i consigli degli esperti, che sempre li affiancano, permetteranno ai nostri eroi di affrontare con serenità e consapevolezza anche i momenti più critici nelle varie giornate di gara. Tanta palestra, tanta cyclette, dieta particolare e non ultimo l’esercizio di volontà di arrivare fino in fondo, anche sfiorando il limite di resistenza di ognuno.

Che tipo di abbigliamento avranno “testato” le Squadre per poter affrontare al meglio gli eventuali capricci o inasprimenti del tempo?
Ovviamente super tecnologico, quello che ti fa traspirare ma non sudare, quello che si adatta completamente alla propria figura, quello che “fascia” ma non stringe, quello che in caso di bisogno si possa trasformare velocemente in un abbigliamento consono alla situazione metereologica del momento. Il tutto corredato da scarpette, occhiali, bandane, giacche a vento di pronta reperibilità. Tutto vero!
Ma lasciatemi sognare un poco e immaginare un corridore meno tecnologicamente raffinato. Anzi, proviamo tutti insieme a pensare ad un atleta che deve arrangiarsi con i mezzi che ha a disposizione per affrontare questo importante evento. Cosa cercherà di recuperare perché possa essere attrezzato in ogni momento?

Indumenti ciclisti ottobre

Per le tappe “calde”: magliette mezzemaniche colorate, pantaloncini di tela morbidi, occhiali da sole fotocromatici, scarpette traforate per meglio far respirare il piede e un cappellino in tela da poter girare e rigirare a seconda dell’inclinazione del sole, guanti
in cotone e pelle a mezze-dita per una sicura presa sul manubrio e, nello stesso tempo, una sicura areazione.
Per le tappe “incerte”: magliette a manica lunga, pantaloncini al ginocchio, occhiali da sole “usa e getta”, scarpette in pelle chiuse, cappellino impermeabile pronto per ogni evenienza, guanti coprenti in pelle per tenere ad una temperatura costante le dita.
Per le tappe “fredde” (sicuramente il numero maggiore): maglie o maglioni fatti dalla mamma con maniche rinforzate, pantaloncini pesanti in lana – se non addirittura pantaloni alla zuava in velluto a coste larghe -, occhiali da pioggia o neve aderenti con incorporato il “tergi vetro automatico”, scarpe in pelle di foca con suola in gomma rinforzata per avere miglior aderenza nel caso debba mettere giù i piedi, cappello da alta montagna con richiami faunistici d’ogni tipo, guanti in pelle foderati di pelo, oppure guanti a manopola in lana vergine per poter combattere e/o limitare il freddo alle dita. Basta?
No, non possiamo per quest’ultimo genere di tappe, dimenticarci il “monosci” per discese ripide e veloci da affrontare con il vento tra i capelli.
Ho esagerato? Forse, ma immaginare il nostro atleta così attrezzato mi diverte.

Quali diete “ad hoc” avranno studiato i “soloni dei pasti” che gestiscono gli atleti, per poter ottenere i migliori risultati?

Integratori di ogni genere e tipo, pasti calcolati e misurati sull’atleta e sulle necessità di energia e vigoria che questi avrà da usare durante la gara. Certamente i “grandi preparatori di delizie culinarie per atleti” nello svolgere il loro compito terranno presente ogni aspetto della questione: mescolando gli elementi giusti, soppesando le quantità, organizzando nei tempi l’assunzione di quanto così bene studiato.
Scusate, ma nello scrivere queste cose, mi è venuto in mente ciò che mi raccontò Fiorenzo Magni, sì il grande Fiorenzo, io ero un ragazzino e l’ho conosciuto per caso in casa di amici di papà e mamma, il quale parlando in generale della dieta di un ciclista di allora, si ricordava: le uova, qualche bistecca, panini imbottiti di salame – di prosciutto – di formaggio e, per ben terminare, un sano bicchierotto di vino. Vino che i gregari, quando ne avevano l’autorizzazione, si fermavano a prendere, mettendolo nelle borracce, nelle trattorie che incrociavano lungo il percorso.

Vogliamo parlare dell’acqua? Oggi se non è purificata, oligominerale, testata e leggera, nessuno la beve. Ieri, mi raccontava sempre il grande Fiorenzo, c’era l’assalto alle fontanelle che si trovavano lungo il percorso; l’assembramento per poter riempire il maggior numero di borracce e poi, volar via, a consegnarle ai vari capisquadra.
Presi in considerazione tutti gli elementi che compongono questo importante aspetto dell’arte della nutrizione, non sarebbe meglio che, visto il periodo autunno/invernale del Giro d’Italia 2020, i corridori prima della tappa e qualche volta anche durante, si facessero un goccetto di grappa o di vino per meglio carburare, così come mi hanno detto facessero i loro predecessori? E con quali risultati!

Le biciclette in ottobre come si gestiranno e come si prepareranno?

La tecnologia negli ultimi decenni ha fatto veramente passi da gigante. I nuovi e diversi materiali, le meccaniche innovative, risultanze di studi effettuati con continue sperimentazioni, hanno fatto sì che la “bici da corsa” di oggi sia tutta un’altra cosa rispetto a quella di “ieri”.
Peso, misure calcolate al millimetro, materiali alternativi e come detto tecnologie all’avanguardia nel settore, sono e fanno la differenza.
I “meccanici preparatori”, che una volta si preoccupavano di allestire artigianalmente la bicicletta “su misura” per il campione e rifornirlo dei materiali necessari per ogni eventuale evenienza che si potesse verificare durante il percorso, oggi sono dei tecnici altamente specializzati, dal lavoro e dalla perizia dei quali oltre che ai materiali, talvolta può dipendere l’esito di una gara. Sempre pronti, anche durante la gara, ad intervenire per risolvere qualsiasi problema tecnico, nulla lasciano al caso.
Data la programmazione del Giro di quest’anno io tornerei un po’ indietro nel tempo e andrei a curiosare tra le tecniche usate anni addietro per contrastare l’incertezza del clima e tutte le sue conseguenze.

Cosa ne dite di fornire ogni corridore di due “palmer rinforzati” da portare incrociati sul petto e pronti ad essere utilizzati in caso di bisogno: forature, strada particolarmente sdrucciolevole, neve, ghiaccio, ecc.? Poi organizzerei, nel caso, di mettere a disposizione un servizio di traino con muli per i percorsi più ostici e pericolosi (sia in salita che in discesa). Non è una buona idea?

Come si organizzeranno i tifosi, lungo le strade del Giro?

Ho lasciato per ultima questa domanda perché richiede una serie di risposte poco tecniche, ma di caratura molto sociale.
Siamo stati abituati a vedere cordoni di folla ai bordi del percorso; abbiamo misurato il gradimento di ogni tappa dal numero di persone presenti sulle strade: tutto questo con il sole, con la pioggia, con la neve, con la nebbia, con il caldo e con il freddo.
Abbiamo contato centinaia di camper di roulotte di tende posizionate su tutto il percorso accampati in attesa del passaggio dei corridori. Abbiamo visto esaltare i propri idoli nelle maniere più strane, talvolta anche pericolose, sia per gli atleti che per gli stessi spettatori. Abbiamo ammirato la fantasia di alcune persone nel sostenere e spingere, anche fisicamente, i propri campioni. Abbiamo sicuramente riso nel vedere certe “macchiette” o se volete certi “travestimenti” usati per distinguersi dalla massa. Abbiamo anche, purtroppo, assistito ad atteggiamenti sia fisici che verbali poco urbani e civili. Comportamenti sicuramente da condannare e da evitare, ma che davano il polso dell’“agone – la febbre agonistica” che prendeva e avvolgeva ogni attimo del Giro. Ci ricordiamo di surreali “galletti con chioccia”, di esagerate “ballerine con tu-tu”, di ansimanti spettatori vestiti nelle fogge più strane, pensare d’essere d’aiuto ai loro beniamini dando una “spinta”, un perentorio incitamento a “tirar fuori gli attributi” o semplicemente per ricordare che la “gloria” la si poteva conquistare soffrendo ancora per qualche kilometro di percorso.
Per l’edizione del “Giro” di quest’anno, come ci dovremo comportare?

Forse abbandoneremo i tumultuosi assembramenti, gli affollamenti sugli “Arrivi”, l’accalcarsi ai bordi delle strade, sia cittadine che extra-urbane, il rincorrere il nostro
ben amato atleta per dargli un aiuto con una spinta di mano.
Forse nulla di tutto ciò, anzi continueremo a comportarci come sempre abbiamo fatto. Certo con più attenzione, stando attenti a non invadere e restringere troppo la sede stradale per essere più vicini ai propri campioni, con più coscienza, pensando a quanto tempo abbiamo dovuto “mantenere le distanze” e quanto sacrificio ci è costato mettere in atto le regole dettate dalla difficile e pericolosa situazione.

In ogni caso, temerari o tremebondi nei comportamenti, saremo sempre noi. Noi che amiamo questo Sport, noi che gioiamo per le epiche imprese dei nostri eroi, noi che ci riconosciamo in loro, noi che amiamo il “Giro”, noi che ogni anno lo aspettiamo con ansia. Quest’anno parte e arriva in ritardo sul solito calendario? Non ha alcuna importanza. Importante che il nostro amore non sia cambiato e che al tanto atteso appuntamento si possa dire: IO CI SONO!

A cura di Paolo Carazzi

 

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