Atalanta-Ajax: sempre un piacere vedere partite senza tattica

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atalanta ajax risultato

Diciamocelo chiaramente è stata una sfida d’altri tempi. Non per il risultato certo, ma per quello che abbiamo visto e che (all’Amsterdam Arena) vedremo. Due squadre che meritano il pubblico, solo per quello che propongono al pubblico. Una serata da Champions, ma con la C maiuscola, di campioni che ci sono e che ci saranno anche in futuro. Anche perché, molti dei campioni che abbiamo visto, li vedremo per anni. Infatti, da sempre, i vivai delle rispettive squadre producono talenti e campioni che hanno scritto la storia del calcio: Johan Cruijff, Marco Van Basten, Clarence Seedorf, Gaetano Scirea, Filippo Inzaghi, Antonio Cabrini, Roberto Donadoni, Maurizio Ganz ecc…

Risultato Atalanta-Ajax 2-2

E’ finita 2-2 Atalanta- Ajax ed è poco rispetto a quanto poteva concludersi. Perché non è quel 2-2 dove ti capita di vedere una partita, in cui su quattro calci da fermo ti godi quattro reti. No! Atalanta-Ajax è stata una partita giocata come piace al calcio. Anzi è stata un’essenza dello stesso.

Un 2-2 che nasce dall’estetica e dalla piacevolezza di affrontare un avversario al pari livello, senza mai intimorirsi e arretrare. Sono due squadre che rasentano la grammatica del calcio, anche se (qualcuno dirà) da anni non vincono nulla a livello internazionale. Vero, ma lo rappresentano al pari di quelle che i trofei lo vincono, se non di più.

Questo è il bello di una scuola di calcio moderna: Atalanta/Ajax. La scuola bergamasca e quella dei lancieri. Ma se gli olandesi insegnano calcio dagli Anni ’70 e stanno tornando ai livelli europei, per gli orobici l’essere visti come icona d’insegnamento del soccer è un grande onore.

Come giocano Atalanta e Ajax?

Infatti, stando ai fatti, la sfida è stata bellissima. Due squadra che hanno giocato a tutto campo, in velocità, con scambi rapidi e precisi. Pochi falli, spesso tattici, che l’arbitro avrebbe anche potuto sanzionare meglio. Sempre la palla che girava e mai gli uomini intorno alla sfera.

Due terzini che assolvono al ruolo, ma fanno anche da esterni come Gosens o Hateboer da una parte e Mazraoui  e Tagliafico dall’altra. Mediani che coprono e fanno ripartire le squadre. Difensori che si sganciano e sanno anche segnare, come Schuurs che alla fine del secondo tempo ha ricordato il calcio totale, giocando da fantasista aggiunto.

Due squadre che verticalizzano sulla punta centrale, che non è il solito bomber che aspetta sotto rete, ma si muove e fa muovere i compagni: Zapata in questo è stato eccelso! Traoré, un po’ per fisico e un po’ per caratteristiche è stato altrettanto pericoloso, ma meno centravanti.

Due schieramenti che hanno giocato poche volte sul lancio lungo, perché amano vedere i loro gicoatori pattinare, correre sul manto erboso.

E ancora aggiungerei una partita giocata con scambi fulminei, scatti in velocità e fatta di ribaltamenti di fronte. Dove un minuto prima sei da una parte e uno subito dopo dall’altra.

Due allenatori che fanno giocare le proprie squadre senza fronzoli: movimenti conosciuti e menmonici, sovrapposizioni, cambi di gioco e tante,ma tante occasioni da rete.

Due formazioni così, con campioni veramente attaccati alla maglia e alla storia del club, come Gomez e Tadic meritano palcoscenici ancor più illustri. Speriamo per loro che quest’anno sia la volta buona.

Perché queste due squadre sono cresciute e anche tanto nell’arco di un biennio e se l’Ajax ha imparato a far fuori Real Madrid e Juventus, l’Atalanta, che in Europa si è fatta sbatter fuori da uno “squadrone” del calibro del PSG, in Italia sta dando lezioni di calcio da più di un biennio ai colossi della Serie A.

Gewiss Stadium

E una partita calcistica di tal fatta avrebbe meritato uno stadio pieno, cori, incitamenti e striscioni. Ma purtroppo, come ben sapete, la pandemia che viviamo ci obbliga a questo calcio silenzioso e inerme.

Peccato, perché davvero, Atalana-Ajax di ieri sera era la giusta cornice di uno stadio, come quello del Gewiss Stadium, rimodernizzato e pronto ad accendere i fari su questa sfida europea.

Ma l’Amsterdam Arena, purtroppo, vuota non sarà stadio di minor impatto per i bergamaschi e per i lancieri. Dunque non vediamo l’ora che Ten Hag e Gasperini ci regalino altri 90′ di calcio puro. Che non è un calcio che ci manca in Italia, perché anche in queste prime giornate di A si sono visti pochi 0-0 e tanti risultati da over, ma ancora non abbiamo quel concetto di calcio che hanno queste due squadre.

Partite serie A

Infatti nelle nostre partite di A ci sono sempre quei 20′ di studio, quelle pause di gioco intervallate da momenti di noia e quel spazzar il pallone da una parte e reggere l’assedio dall’altra.

Con Atalanta-Ajax abbiamo scoperto un football dove non c’è tempo per studiare l’avversario. Non c’è l’attimo per fare valutazioni strategiche. Senza raziocinio, si entra in campo e si replica quello che viene fatto in allenamento, come se l’avversario non esistesse.

E se per caso ci si trova 0-2 alla fine del primo tempo, si continua a giocare il proprio calcio, perché se è un calcio propositivo, allora alla fine, in un modo e nell’altro, si avrà ragione dell’avversario o si recuperà la partita.

Questo atteggiamento così veloce e sfrontato non è ancora nelle corde di tanti top club italiani. Lo fa, per esempio il Sassuolo di De Zerbi, che oltre a errori marcati in difesa, propone un fase offensiva apprezzabile e sempre indecifrabile. Ma ancora non abbiamo nel sangue dei nostri atleti quello scatto perentorio, quella linea di verticalizzazione, quei movimenti sulle fasce e quelle combinazioni dalla mediana al centro che fanno girare la testa alla squadra avversaria e fanno godere gli appassionati di questo sport.

Questo è quello che ci ha insegnato Atalanta-Ajax: la filosofia dell’offensivismo, senza perdere l’equilibrio degli undici in campo. Ed è questo che fa in modo che da un 0-2 si arrivi a un 2-2 e che da un 2-2 si possa arrivare anche a un 4-4, se non ci fossero errori all’ultimo passaggio o grandi parate dei portieri (Sportiello e Onana).

Insomma quel calcio che ci piace proprio perché sa rischiare all’inifintesima potenza e non mette mai in conto che si possa rischiare di perdere le sfide anche 3 o 4 a zero. 

 

 

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Nato a Milano il 09/09/1984. Gestore content editor e piano editoriale del sito www.tifoblog.it. Come tutti i colleghi che scrivono in questo sito, noi ci proponiamo di fare del #tifogiornalismo senza tralasciare lo scoop e la notizia, ma interagendo con i tifosi. Collaboro per il sito www.milanoweekend.it - sezione Sport e per il sito www.casanapoli.net Nella vita studio e lavoro, perché non si finisce mai di imparare e coltivo una passione culturale sfrenata per arte, letteratura e poesia. Il mio motto è: a metà fra questo secolo e i precedenti con in testa di fare qualcosa che nessuno ha mai fatto!

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