Mala tempora currunt: ma non dobbiamo mollare!

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coronavirus editoriale

Mala tempora currunt! Il punto di vista di un tifoso dello sport…

Eravamo quasi pronti a trascorrere l’incipiente Primavera e l’Estate, colme di notti insonni, di sogni di gloria, di sano tifo, di sussulti, di rivincite, di speranze, ma soprattutto d’amore verso lo Sport. Quello con la Lettera Maiuscola, quello che coinvolge, amalgama e rende tutti partecipi.
Mala tempora currunt! Eravamo e ora non lo siamo più!

L’avversario che sognavamo di “combattere” alla luce del sole, con le sue stesse armi, facendogli vedere chi era realmente il più forte, ovviamente in un qualsivoglia Campo di Gara, non abbiamo e non avremo la possibilità di incontrarlo, almeno per questo fatidico anno bisestile 2020.
Chi ci ha tolto tutto ciò? Un avversario invisibile, un nemico del quale conosciamo a tutt’oggi a mala pena solo il nome scientifico; un non desiderato compagno dei nostri giochi, delle nostre aspirazioni, dei nostri progetti. Abbiamo atteso con ansia e trepidato aspettando tanti eventi sportivi tutti racchiusi nei prossimi mesi a venire e oggi siamo a raccontarci della nostra tristezza e dello sconforto nel vedere svanire ogni nostro sogno.
Il Covid 19 ovvero il “coronavirus”, si è presentato non certo come avversario tosto, ma letale. Non ci ha dato neanche il tempo di illuderci che fosse uno scherzo del destino (forse qualcuno si era illuso fosse “uno scherzo di Carnevale” inventato da qualche buontempone giusto per animare tale festa ormai prossima).
Ci ha immediatamente costretto ad affrontarlo senza armi a disposizione eccetto il buon senso, il sacrificio e la disponibilità di tanta gente.
Ci siamo trovati di fronte al peggior avversario: subdolo, invadente, non rispettoso delle regole, pronto ad approfittare, fino alle estreme conseguenze, delle nostre debolezze e della nostra confusione. Così ha sconvolto tutti i nostri piani, ogni nostro pensiero si è legato indissolubilmente a come avrebbe potuto ancor più esternare la sua forza distruttrice.

Un anno di sport fermo: calcio, ciclismo, motori, Olimpiadi e tanti tanti altri

Ogni programma sportivo, ogni libertà personale e ogni progetto di qualsiasi genere a partire dallo scorso fine febbraio si è consolidato, cementato in un unico pensiero e atteggiamento: combattere il nemico invisibile con ogni mezzo per ritornare al più presto a rivivere in piena libertà.
Ciò ha portato ad adottare misure sia restrittive che contenitive per arginare il più possibile questa calamità, in attesa che la Scienza ci metta a disposizione l’arma o le armi per combattere a pari con lui.
Lo Sport piange: piange le vittime di questa sciagura, piange per la mancanza di certezze, piange perché, forse una delle prime volte, solo col pianto riesce a liberarsi dell’angoscia che in questo momento tutto sovrasta.
Atleti, Federazioni, strutture sportive che in questi anni si erano affaccendati nel predisporre ogni Evento, hanno visto svanire nel nulla, in men che non si dica, ogni programma. Hanno preso importanti decisioni nel rinviare tante manifestazioni o per quanto possibile, nello studiare alternative a quanto già deciso e predisposto.
Tutto il mondo, sia sportivo che non, si è dovuto allineare a questa nuova e urgente situazione; non siamo rimasti soli in questa che non è più una “dura gara”, ma una devastante guerra.

Il ciclismo ha visto svanire nel nulla decine di manifestazioni, migliaia di chilometri rimarranno nel cassetto della memoria e sui battistrada delle ruote, le maggiori “chermes” sono rimaste ai pali di partenza. Gli Atleti restano in attesa di disposizioni in merito e nel frattempo, per quello che possono, cercano di mantenere il fisico nella migliore forma possibile.
E il mondo dei motori delle due o quattro ruote? A motori spenti, nei boxes in attesa che si dia loro il via libera al più presto. Previsioni? Tante, ma nessuna certezza!
Sport al chiuso e all’aperto stanno vivendo una gogna nell’attesa di rivedere e risentire il pubblico amico e avverso incitare e spingere i propri idoli alla conquista di una vittoria, di un primato e di una gloria.

L’Olimpiade Tokyo 2020 è diventata 2021 (stiamo seguendo gli aggiornamenti il più possibile). Questo grazie al “coraggio” di guardare realmente in faccia alla realtà e decidere di conseguenza per il meglio per l’umanità.
Nel mio “excursus” ho lasciato per ultimo il “calcio”, il “fudboller” come l’avrebbe chiamato il grande Brera. Ho lasciato per ultimo il mio pensiero sul mondo della “pedata” perché i sentimenti si accavallano e vanno in contrasto senza soluzione di continuità. Gli Stadi vuoti. I Centri Sportivi deserti. Gli Atleti chiusi in casa. Il tifo ormai solo virtuale ci danno la misura di quanto tutto ciò ci rattristi e renda vuote le nostre giornate.

Coronavirus: Andrà tutto bene

Ma subito dobbiamo ricrederci e riattivarci nel vedere quanto i nostri osannati campioni ci siano anche di stimolo ed esempio per “mai mollare”.
La corsa alla solidarietà, che non è solo dei “pedatori”, ci racconta di un mondo forse qualche volta dimenticato o snobbato. Ci racconta che l’amore o la passione per lo Sport è anche disponibilità, sacrificio e capacità e forza di reagire alle avversità.
Tutti gli Sport, in tutto il mondo, si sono uniti nell’attesa che il nemico venga dalla Scienza sconfitto e che da quel momento in poi si possa parlare solo di Avversario.
Un ultimo pensiero, anche se non sportivo, mi sembra doveroso averlo per tutte quelle persone che, a costo anche delle loro vite, hanno continuato e continuano a combattere il ”subdolo nemico” con lo stesso “agone” che ogni Atleta mette in campo quando entra nell’arena e affronta il proprio Avversario.
Grazie. Grazie di cuore. Grazie, urlato come se si fosse allo Stadio, con tutta la riconoscenza che si deve a chi, per gli altri, si è sacrificato e si sacrifica tuttora.
Non possiamo lasciarVi soli. Siamo tutti con Voi. Uniti e decisi più che mai saremo al Vostro fianco. Solo così riusciremo a ritornare alla vita di tutti i giorni, solo così riusciremo TUTTI INSIEME a sconfiggere non l’Avversario, ma il malefico nemico!
Mala tempora currunt! O forse stanno già passando?

A cura di Paolo Carazzi

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