Lodigiani: che fine ha fatto la gloriosa società romana?

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Lodigiani o meglio ASD Lodigiani è una storica società romana che da sempre s’è contraddistinta per la qualità del proprio vivaio. Ma dopo un momento d’oro in C1 è scomparsa dalle cronache. Che fine ha fatto?

La ASD Lodigiani ha dato i natali calcisti, se così si può dire, a tale Luca Toni (ex calciatore di Palermo, Fiorentina e Roma) e tale David Di Michele (attaccante e gemello del goal nell’Udinese di Di Natale). Dunque non stiamo parlando proprio della prima società dilettantistica italiana. Eppure oggi, anche dalle parti del Lazio, nessuno ne parla più. Ma che fine ha fatto la gloriosa società biancorossa?

Una storia nata dall’industria

Quella che oggi è nota come Lodigiani sorse nel lontano 1972 dalla società industriale Lodigiani Costruzioni S.p.a. Quando il Bel Paese era ancora trainato da un’industria secondaria. La fondò lo storico presidente Malvicini. L’inizio è di quelli promettenti per una neonata ambiziosa società: partecipazione al torneo SACOP e al trofeo Giovanni XXIII e vittoria doppia.

Due anni dopo si fonda con la Vescovio Roma e partecipa al campionato di Seconda Categoria. Anche qui niente male, perché arriva terza. Lo stesso presidente fonda poi la Lodigiani con la U.S. Maia Cat del comune di Mentana e consente la partecipazione al Campionato di Promozione regionale. La prima fase della vita della Lodigiani è appunto quella di Scaratti.

Sette o otto anni dopo, con la guida tecnica di Mastrantonio, la squadra arriva alla serie D.

La Lodigiani in serie D: anni 1980 – 83 e il modello Lodigiani fra i giovani

La squadra migliora di anno in anno, sopratutto sotto la guida di Attardi Guido che la trasporta fra esoneri e rientri per nove stagioni. Lo stesso Attardi sarà poi protagonista della promozione in C2 nel 1983, quando la squadra provinciale di Roma conquista il podio con cinque punti di vantaggio sull’Aquila. Non solo. C’è anche in bacheca la Coppa Italia Dilettanti. Con Attardi la squadra dell’azienda diventa un modello per le giovanili nella Capitale. Molti vi aderiscono e aspirano a crescere nella Lodigiani. Questa caratteristica che andrà aumentando e mai diminuendo sarà il simbolo della Lodigiani stessa.

La Lodigiani in C2: il percorso verso la C1

La società negli anni ’80, come detto , si impone come modello, per i giovani romani. L’idea è “niente farsi le ossa”, i ragazzi giovani e capaci vanno direttamente in campo. Al loro fianco gente d’esperienza e qualità. Ne esce un modello di gestione apprezzato e riconosciuto in regione e in Italia. La squadra professionistica si classifica decima, settima e ottava. Impara ad affrontare squadre più blasonate che vent’anni dopo arriveranno in A i in B: Siena, Prato, Spezia, Torres, Lucchese ecc…

In C2 l’ascesa è vertiginosa. Dopo i primi anni, sotto la guida di Rampanti, si arriva al quarto posto e poi al sesto.

Finché agli inizi degli anni Novanta arriva il grande successo e la promozione più importante: la C1 con Specchia. Il giorno della promozione nella città di Matera e contro l’omonima squadra fu una festa indimenticabile.

La Lodigiani in C1 e il declino lento

Arrivata alla seconda categoria, di quella che oggi chiamiamo Lega Pro, la squadra di Malvicini si fermò. Affrontò squadre blasonatissime come Perugia, Palermo, Salernitana, Catania e Reggina. Con il ritorno del timone ad Attardi la squadra raggiunse il suo massimo periodo di fama. Arrivò, infatti, nel 1994 allo scontro play-off valevole per la B contro la Salernitana. Ma qui, con un sonoro 4-0 finì il momento più luminoso.

Arrivò, infatti, a scuotere, l’ambiente nel 1993 la mannaia di Tangentopoli e comprese anche i vertici societari della Lodigiani. La conseguenza fu la fusione con la Girola e la mancanza di fondi dalla casa-madre, in quel momento sotto inchiesta, poi assolta. La società, dopo le campagne espansive, dovette ritrarsi e i piazzamenti calarono in classifica.

Gli anni del giovane Luca Toni

Ma in C1, cresciuto da Attardi, esplose il talento del futuro campione del mondo Luca Toni. Nella sua stagione da titolare 15 reti complessive. Sono gli anni 1997 – 2001. Poi arrivò la tanto inevitabile retrocessione in C2.

Il caso Lodigiani fra società nuova e vecchia

La retrocessione comportò gravi conseguenze. La Cisco Lodigiani divenne Cisco Calcio e salì al posto della Lodigiani in C2 dalla D. La sede principale si spostò dalla Borghesiana a San Basilio. Solo che un gruppo di attivisti e convinti sostenitori fra cui Malvicini non seppellirono la vecchia Lodigiani e lottarono per tener vivo il nome Lodigiani con l’aggiunta di polisportiva. Il comitato FIGC non consentì l’ufficializzazione del marchio AS Lodigiani e così si crearono due società quasi omonime.

L’altra, detta poi Nuova Lodigiani, restò alla vecchia Borghesiana. Partì un lavoro di ristrutturazione dell’impianto e societario. Che ebbe successo e richiamò almeno 20 ragazzini della scuola calcio. Per la serie: lo stile non si cambia. Proprio rifodandosi come al solito sulla qualità del vivaio, la seconda Lodigiani. Questa ottenne successi per la categoria “Allievi” e si aprì al calcio femminile. Settore che ancora non era in crescita. Dunque fu una delle prime battistrada per le donne del calcio.

Intanto la Cisco andò in fallimento e la Lodigiani potè ricostituirsi ed essere ufficializzata come unico marchio. La cara vecchia Lodigiani ha ripreso con i successi fra i giovanissimi; ha ampliato la scuola calcio femminile e più volte ha rischiato più sali di categoria.

La ASD Lodigiani di oggi e la Reset Group

Con la fine del diverbio fra le due Lodigiani è nata la società di oggi: la ASD Lodigiani. Di nuovo a livello dei Giovanissimi e di Allievi sono continuati e continuano i successi di una società che deve le sue fortune proprio ai giovani talenti.

Da tre anni circa la squadra è sotto il controllo della società Reset Group, in mano al figlio di Lippi e a Carlo Diana.

Anche se alcuni vertici societari sono ostili tuttora a questa operazione, bisogna dire che i successi della prima squadra in Prima Categoria (terza) e il successivo recente ripescaggio in Promozione rilanciano le ambizioni di un club storico, secondo per importanza solo alle due società principe di Roma: Roma e Lazio.

Così l’attuale presidente Simonetti al Messaggero del 30 Luglio: “Eravamo fiduciosi sulla possibilità di essere ripescati e ora vogliamo cogliere questa opportunità, valorizzando ancor di più l’idea del nostro progetto: quella di dare la possibilità ai ragazzi del nostro settore giovanile di avere uno sbocco importante anche in prima squadra. Questo club è il gioiello e il vanto della Reset Academy di Davide Lippi e Carlo Diana e vogliamo continuare a crescere“.

L’Atletico Lodigiani e ancora il doppio nome

Ma le soddisfazioni di poter riprendere quel percorso lasciato a metà degli anni Novanta si scontra con altri casi di omonimia. Dopo La Cisco adesso c’è l’Atletico Lodigiani, che ha rilevato ad oggi la Cavese e che ha il centro a San Basilio.

Lodigiani vecchia o nuova resta il fatto che la macchina che rendeva gloriosi i ragazzini di Roma è ripartita. E viste le storie di Novara, Lecce, Chievo, SPAL e Benevento, chissà mai che un giorno, come canta il talentuoso Fabrizio Moro in Alessandra sarà sempre più bella“, la squadra romana non arrivi in serie A.

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