Tutta la storia del baseball italiano: dalla fondazione a oggi- cosa accadrà dopo il lockdown?

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Storia del baseball italiano

Nettuno baseball: le origini della passione a Roma

Il 22 Gennaio del 1944, le truppe alleate sbarcano sulle spiagge laziali di fronte ad Anzio e Nettuno. I militari americani portano al loro seguito i materiali per praticare il loro sport nazionale: il baseball. Non è un caso dunque che proprio in quelle piccole città tirreniche il baseball sia tuttora lo sport più praticato, a scapito del calcio. Lo stesso Bruno Conti, nettunese doc, prima di diventare il miglior giocatore visto ai Mondiali di Spagna 1982 (ecco un libro fantastico che illustra tutta la storia della Nazionale di calcio), da ragazzo ha giocato a baseball e stava addirittura per essere ingaggiato da un college californiano.

Ma dove, quando e com’è nato il baseball?

Le origini sono incerte, ma pare assodato che non sia nato in America, bensì in Inghilterra e portato sul Nuovo Continente dai coloni inglesi. Lasciando, però, il campo delle ipotesi, quel che è che le prime regole del gioco sono state pubblicate nel 1845 da Alexander Cartwright, un vigile del fuoco di New York. Il momento di maggiore sviluppo del gioco è quello del periodo della Guerra Civile, quando, abbastanza incredibilmente, si formano un centinaio di squadre. Pochi anni dopo la fine della guerra, nasce a Cincinnati la prima squadra professionistica e nel 1875 vede la luce la prima lega professionistica, la National League, tuttora in attività. Nel 1900 nasce invece l’altra lega professionistica maggiore, cioè la American League.

Il baseball in italia

In Italia il gioco in realtà arriva molto prima dello sbarco alleato. I marinai americani di stanza a Livorno giocavano fra di loro già alle fine del XIX secolo, mentre Firenze era stata teatro di una partita dimostrativa nell’ambito di un tour promozionale, organizzato da una ditta di articoli sportivi (la Spalding) per pubblicizzare i propri prodotti dedicati al baseball.

Un altro tentativo si registra poco dopo la Prima guerra mondiale: un insegnante romano di educazione fisica, Guido Graziani, che lavora per la YMCA, organizza qualche partita, ma un suo successivo trasferimento fa cadere tutto nel dimenticatoio. Graziani diventerà più tardi allenatore della nazionale di basket, lasciando il baseball al proprio destino.

C’è un’altra persona da citare in quel periodo: Mario Ottino. Piemontese, emigrato in America da bambino, era tornato in Italia nello stesso periodo in cui Graziani faceva i suoi tentativi. Ottino era conosciuto come Max Ott e aveva giocato a baseball in America ai tempi della scuola e, tornato in Italia, aveva cercato di diffondere il baseball, ma questo suo primo tentativo non aveva dato frutti. Tornato in America, rientra definitivamente in Italia nel 1939, ma questa volta deve aspettare un po’. Prima di tutto l’autarchia voluta dal regime fascista impediva qualsiasi gioco importato dall’estero e quindi anche il baseball; seconda cosa, ma non meno importante, l’entrata in guerra dell’Italia nel 1940.

Da qui la nostra storia riprende l’inizio di questo articolo. A guerra terminata, finalmente si può pensare a organizzare non solo sporadiche partite, ma un vero campionato; la cosa si realizza nel 1948. Il 12 marzo di quell’anno nasce la Lega Italiana Baseball, presieduta dallo stesso Max Ott e il 27 giugno allo stadio Giuriati di Milano ha luogo la prima partita giocata da due squadre italiane. In quello stesso anno, con cinque squadre partecipanti, si gioca il primo campionato italiano che sarà vinto dalla Libertas Bologna. Nel 1952 inizia la sua storia anche la Nazionale italiana che vince la prima edizione dei Campionati Europei nel 1954. In questo decennio e in quello successivo degli anni ’60, si delinea una geografia del baseball che vede alcune città che prendono il sopravvento.

I centri principali del baseball diventano le città emiliane di Parma, Bologna e Rimini; Grosseto si afferma come centro principale della Toscana e Nettuno diventa leader nel Lazio, mentre Milano comincia a decadere a partire dagli anni ’70. In quegli anni un impulso importante allo sviluppo del baseball lo danno le parrocchie. Non è un caso: grazie ai preti si era sviluppato in America il baseball universitario, un prete era il presidente della squadra in cui militava Bruno Conti e un prete ha portato il baseball nel mio paese, inducendo il sottoscritto a giocare, per tutto il tempo della scuola.

Baseball: gli Anni Settanta

Il maggiore sviluppo per il baseball si ha negli anni ’70 sotto la presidenza di Bruno Benech, noto regista televisivo, in particolare della Domenica Sportiva. Durante il suo periodo alla guida del baseball, l’Italia organizza la prima edizione della Coppa Intercontinentale nel 1973, nella quale l’Italia batte la Nazionale americana e chi scrive è stato testimone di quella vittoria. E a proposito di testimonianze, nel 1978 l’Italia organizza per la prima volta il Campionato Mondiale, sui campi di Parma, Bologna e Rimini.

Io stesso ho partecipato a quell’evento come classificatore ufficiale, una figura di giudice di gara che esiste solo nel baseball e che fa sì che le partite possano essere riviste azione per azione. Ho avuto l’onore di classificare Cuba-USA, una delle partite decisive per il titolo, vinto poi dai Caraibici.

La crescita del baseball italiano prosegue comunque anche per tutti gli anni 80 e gli stadi erano pieni, ma c’era un problema. Come visto qualche riga più sopra, le città maggiormente interessate non erano grandi città (tranne Bologna).

Il baseball ha avuto modo di svilupparsi laddove il calcio non era ai vertici, trovando terreno fertile, ma comunque limitato per quanto riguarda il bacino di utenza. In più, un’opportunità che il baseball non ha mai sfruttato è quella di essere l’unico sport di squadra che si pratica d’estate.

A un certo punto gli sponsor hanno tirato le somme e hanno constatato che il loro messaggio pubblicitario non arrivava molto lontano. Negli anni 90, pertanto è iniziata una crisi che ha portato gli stadi ad essere sempre più vuoti e a risultati disastrosi in campo internazionale, negli anni a cavallo del secolo, culminati col settimo posto agli Europei del 2007, il peggior risultato di sempre, che precludeva la partecipazione alle Olimpiadi di Pechino.

Nascita dell’Accademia del baseball

Per correre ai ripari era stata nel frattempo fondata l’Accademia del Baseball con sede a Tirrenia, nella quale si sono formati atleti che hanno poi giocato come professionisti in America.

Inoltre, l’Italia partecipa fin dalla prima edizione del 2006 al World Baseball Classic, il mondiale professionisti, con una squadra formata quasi interamente da oriundi che giocano nelle leghe minori americane.

Nel 2010 la Federazione tenta la via del professionismo anche in Italia. Viene varata la Italian Baseball League, con il sistema delle franchigie e senza il meccanismo di promozioni e retrocessioni. Di per sé l’idea non è male, ma purtroppo si scontra con i pochi incassi, i pochi apporti degli sponsor e il quasi totale disinteresse dei media. Il progetto viene ampiamente ridimensionato e fra l’altro il campionato torna a chiamarsi in italiano, cioè Serie A1.

Quest’anno tutto lo sport ha subito il Coronavirus (tutti gli eventi annullati o spostati nel 2020 sono nel nostro speciale) per cui anche i campionati di baseball non sono mai iniziati.

Si sta comunque preparando il ritorno in campo, partendo da Codogno, città simbolo del lockdown, che ha una lunga tradizione in fatto di baseball.

Ci auguriamo che si possa al più presto scendere in campo e che questo Coronavirus sia presto un ricordo. In tutti i casi rispettiamo le regole.

A cura di Alberto Zanichelli 

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