Chievo, il decennio gialloblu: dai fasti al crollo

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Chievo decennio 2010-19: un percorso infernale

Gli anni ’10 del nuovo millennio sono agli sgoccioli e in questo decennio il Chievo ha vissuto momenti d’oro, ma anche periodi bui, fino all’ultima retrocessione. Riviviamoli con lo spirito di un clivense doc e con il cuore ricco e pieno di speranza per il futuro. Che la promozione arrivi subito!

Stagione 2010-2011: il battesimo di Pioli

Dopo la retrocessione del 2007, il Chievo è stato capace di risalire subito e grazie al biennio-Di Carlo di confermare la categoria. Nel 2010 si decide di cambiare guida tecnica e sulla panchina approda Pioli, giunto dal Sassuolo e alla prima esperienza in Serie A.

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L’inizio di stagione è scoppiettante ed i gialloblù si trovano nelle parti alte della classifica, arrivando a battere addirittura l’Inter del Triplete alla 13^ giornata. Poi si ritorna sul pianeta terra, ma anche nel girone di ritorno i grandi risultati non mancano, come la vittoria sul Napoli e il pareggio in casa della Juventus (fermata anche all’andata), concludendo il campionato in undicesima posizione.

Pellissier segna nella nebbia alla Roma

2011-2014: il ritorno di Di Carlo – l’epoca del Corini subentrante e Lazarevic92

Dura un solo anno l’avventura di Pioli, finito al Palermo. Motivo per cui Campedelli richiama agli ordini Di Carlo, che porta la squadra ad una tranquilla salvezza, nell’anno in cui Pellissier segna il 100^ goal in maglia clivense e Dramè regala un punto storico allo Juventus Stadium.

Nell’annata seguente, complice una negativa partenza, Di Carlo viene esonerato e al suo posto sbarca a Veronello una vecchia conoscenza del Chievo dei Miracoli: Eugenio Corini. Nonostante un gioco parecchio difensivista, il Genio garantisce ai Mussi un altro anno in massima categoria.

Lazarevic regala il derby al Chievo

Ritorna nuovamente a sedere su questa panchina nel novembre del 2013, quando Sannino viene sollevato dall’incarico. Il ri-esordio è dei più piacevoli: il Chievo batte il Verona nella stracittadina grazie alla rete di Lazarevic allo scadere. Sarà una stagione sofferta, ma al penultimo turno arrivano i tre punti in quel di Cagliari, che significano salvezza.

2014-2018: l’era Maran

Dopo un principio non brillante, Corini viene sostituito e a prendere le redini della squadra tocca a Rolando Maran,  capitano gialloblù dal ’91 al ’95. Il tecnico trentino ha in testa idee chiarissime e compie un’impresa dopo l’altra, regalando al popolo gialloblù una miriade di successi: l’apice della sua esperienza arriva nelle prime giornate delle stagione 2015-2016, portando il Chievo in prima posizione, dopo aver travolto la Lazio 4 a 0 alla seconda giornata, per poi concludere l’annata al nono posto con ben 50 punti conquistati.

Nel dicembre del 2016 l’eterno capitano Sergio Pellissier sigla un altro record: a Palermo realizza la centesima marcatura in maglia clivense in Serie A, divenendo sempre più leggenda di questa piccola realtà.

Nella stagione 2017-2018 le cose sembrano andare per il meglio, ma il meccanismo si inceppa verso fine di marzo e il Chievo si ritrova al terz’ultimo posto a tre giornate dal termine. Si vede costretto a esonerare Maran, promuovendo dalla Primavera mister D’Anna, altra bandiera del club. Grazie a tre vittorie e all’accoppiata Giaccherini-Inglese, i gialloblù centrano l’obiettivo, quasi mai così sofferto, e si regalano altre 38 gare nel massimo torneo italiano.

2018-2019: questione plusvalenze e l’annus horribilis

L’estate del 2018 è la più bollente della storia clivense in Serie A: la società di Campedelli viene indagata per alcune plusvalenze fittizie messe in atto con Cesena e altri club minori. Questo imprevisto non permette un mercato volto al rafforzamento della rosa e la sentenza definitiva recita 3 punti di penalizzazione da scontare nella stagione in corso.

La conferma in panchina di D’Anna non porta i suoi frutti, il che induce la proprietà a fare una scelta folle, ovvero quella di affidare la squadra a Ventura, reduce dal fallimento con la Nazionale meno di un anno prima. L’esperienza dell’ex ct dura appena quattro gare, dopo di che lui stesso decide di dimettersi, scatenando le ire di tutto il popolo gialloblù.

Tocca a Di Carlo-ter compiere un altro miracolo sportivo, ma l’impresa questa volta è davvero ardua, compromessa anche dal cattivo utilizzo del Var in occasione di molte partite, e la retrocessione è inevitabile. A rendere ancora più difficile la digestione di quest’ultimo periodo arriva il momento che nessun tifoso della Diga avrebbe mai voluto vivere: la decisione di appendere gli scarpini al chiodo di capitan Pellissier, simbolo del Chievo degli ultimi 17 anni.

Il 2019 coincide anche con l’anno della rinascita, l’anno della ripartenza e per riportare il Chievo, dove merita di stare. Il patron veronese chiama Michele Marcolini, che sta ricomponendo i pezzi di un puzzle, che era andato in frantumi.

Il Chievo ha sempre dovuto correre con le proprie gambe, non ha mai ricevuto aiuti e gratificazioni e mai li riceverà. Il Chievo è uno spirito libero che imperversa nel panorama calcistico italiano, e che ha una storia che nessuno può vantare. Il Chievo è l’unico club ad aver scalato tutte le categorie nazionali, fino ai fasti della Serie A. Non abbiamo mai avuto bisogno del sostegno altrui, e da soli, come sempre, ci rialzeremo. 

Sempre e solo Forza Chievo! 

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